
Finita l’università e il dottorato, Alfonso D’Ambrosio non ha avuto dubbi nello scegliere di fare l’insegnante di fisica e matematica. Ha raccontato al podcast Insegnanti al microfono che il metodo scientifico, il rigore sono un modo di guardare il mondo senza accontentarsi delle apparenze, ma di andare oltre, di provare, di sperimentare. La scelta della scuola nasce anche per la testimonianza della sua insegnante di matematica del liceo, che parlava di libertà e scienza, di racconto e di matematica. Questo approccio scientifico non esclude la libertà e la creatività, anzi li valorizza perché per essere innovatori occorre essere rigorosi, precisi. L’insegnante inoltre non è mai solo o peggio isolato, occorre riscoprire in tutti gli ordini di scuola, soprattutto nella secondaria di secondo grado, l’approccio collaborativo, sinergico, che è fondamentale. Anche il dirigente scolastico non è colui che sta chiuso nel suo ufficio (il suo è sempre aperto e condiviso con la segreteria). Dalla sua esperienza di tanti anni di precariato e altrettante scuole, colleghi e dirigenti incontrati, è convinto che il fattore squadra sia essenziale per l’apprendimento. Nel suo istituto comprensivo di di Lozzo Atestino, sui colli Euganei in provincia di Padova, la prima settimana si organizza la presentazione della scuola e tutti i colleghi nuovi e la condivisione di idee, pratiche, esigenze per costruire insieme le linee di lavoro del nuovo anno.
Secondo il dirigente D’Ambrosio, gli ingredienti dell’insegnante e di un buon insegnamento sono:
la fiducia, tra colleghi, tra docenti e dirigenti e con gli studenti,
il rigore: non si può improvvisare per progettare bene,
la cura delle persone e dell’ambiente dove si lavora,
il coraggio: la legge non è fatta per bloccare ma come strumento per cambiare, migliorare,
la comunità di scuola: tutti sono soggetti attivi dell’apprendimento e dell’insegnamento, con ruoli e compiti diversi,
la felicità: come esito naturale di uno stare bene con se stessi, con gli altri, con il proprio lavoro.
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