Maria Sorrentino: matematica e scienze con Minecraft e il gioco

La prof.ssa Maria Sorrentino insegna da tanti anni Matematica e Scienze all’IC Boscotrecase nella provincia di Napoli. Ai piedi del Vesuvio ed in un contesto sociale ed economico difficile, ha raccontato ad Insegnanti al microfono il suo approccio ludico, partecipato ed attivo alle scienze ed in particolare alla matematica. Questo contesto le ha dato l’opportunità di approcciarsi in modo diverso, innovativo, accattivante, dovendo interagire con studenti e studentesse poco motivati e sostegno nella vita sociale e familiare, per cui fino alla scuola media spesso l’insegnante è un importante punto di riferimento.

Ha cercato strategie nuove e agli inizi del 2000 ha aderito al progetto le m@t.abel di Indire, che “avvalendosi della collaborazione di esperti disciplinari, fornisce gli strumenti per avvicinare gli studenti alla Matematica in maniera coinvolgente e “concreta”, proponendo attività che facilitano la comprensione della stretta relazione fra astrazione teorica ed eventi della vita quotidiana”.

Ha collaborato alle prove INVALSI ed è fermamente convinta di poter e dover aiutare i docenti ad insegnare la matematica in modo ludico, cioè usando materiale cartaceo, il digitale e modalità collaborative. Tutte strategie altamente inclusive, anche per coloro che hanno bisogni educativi speciali.

L’insegnante si deve mettere in gioco. Nelle sue lezioni i ragazzi non stanno mai fermi al proprio posto in quanto si spostano e parlano per lavorare insieme e la “confusione” nasce perchè devono organizzarsi e produrre il risultato matematico. Anche con le materie cosiddette STEM i suoi ragazzi diventavano protagonisti dell’evento e delle attività, all’interno della scuola: progettando le attività, organizzandole e pianificando ruoli, tempi, spazi. Compiti di realtà in matematica realizzata da tempo. Così come l’approccio del coding, oggi ormai diffuso e conosciuto

Un altro progetto molto utilizzato e apprezzato dagli studenti è quello legato a Minecraft Education, un mondo non solo di gioco ma opportunità di imparare, collaborare e crescere. Gli studenti hanno anche capito la differenza tra il gioco in sè e il gioco utilizzzato per imparare.

La prof.sa Sorrentino ha aderito anche ad un progetto Erasmus+ K3 per vivere la matematica col gioco attraverso il Metaverse. Ha collaborato anche al PNSD ed ha il certificato di Microsoft educator, per cui possiede notevoli strumenti didattici applicabili sia alle capacità intellettive sia tecnologiche ed economiche degli studenti, sceglliendo quini lo strumento adatto per quella calsse e per quello studente. E tanto materiale provato e testato nel campo lo si trova nel repository dell’Indire.

La scuola italiana ha tante risorse nei docenti che hanno molta passione, impegno e dedizione all’insegnamento. Nello stesso tempo mancano le infrastrutture, le tecnologie che potrebbero aiutare moltissimo docenti e studenti.

Marco Orsi e il suo movimento Senza Zaino per una Scuola Comunità

Il maestro e dirigente scolastico Marco Orsi in pensione dall’ anno passato sta dedicandosi ora a tempo pieno alla sua innovativa scelta di scuola: il movimento  Senza Zaino, che ha promosso, ideato e fondato con altri insegnanti e dirigenti. Ha raccontato a Insegnanti al Microfono la sua formazione di pedagogista e sociologo, e quando è nata l’dea di quel movimento innovativo che prende il nome di “Senza Zaino per una Scuola Comunità ”. Nel 1998 infatti elaborò e dette il via al progetto  “Giornata della Responsabilità” dove si pensava e organizzava una giornata di scuola in modo che andasse avanti senza l’intervento dell’insegnante, per cui gli alunni, dopo aver condiviso gli obiettivi e le attività, diventavano i protagonisti  lavorando in autonomia.

Riprendendo le idee di Maria Montessori, il maestro Marco ha pensato ad una scuola dove l’adulto non deve togliere gli ostacoli al bambino, non deve facilitargli troppo la strada e il cammino, ma piuttosto deve aiutarlo a superarli trovando il percorso migliore.

Non esiste apprendimento senza assunzione di rischio. Non esiste in nessun ambito di vita la situazione del rischio zero. Ovviamente l’educatore deve commisurare l’ostacolo all’età, alla capacità di chi lo deve affrontare. Da quella Giornata ha pensato, sempre insieme ad alcuni insegnanti e dirigenti, di proporre quel tipo di impostazione per tutto l’anno. Arricchendosi anche di esperienze viste all’estero, ad esempio in Scozia, Inghilterra e in Norvegia, il dirigente Marco Orsi ha elaborato con il suo gruppo una scuola centrata sulla responsabilità degli alunni.

Nel  2002 scrisse un libro criticando l’uso della fotocopiatrice per le attività didattiche  e constatando che lo zaino è anche un elemento a volte poco sano per la schiena e il fisico dei bambini, nonché un alibi per non attrezzare gli spazi scolastici. Da lì l’approccio innovativo sia nell’arredamento scolastico (no alla cattedra, no allo zaino, no banchi monoposto) che nella gestione didattica (agorà, lavoro in gruppo, personalizzazione, aree di lavoro, ecc) e nelle metodologie, improntate quest’ultime alla cooperazione e alla differenziazione dell’insegnamento.

Nel suo libro Uno zaino troppo pesante, dimostra come la piccole scuole hanno un’efficacia didattica molto maggiore in quanto  sono comunità effettive capaci di sviluppare un apprendimento efficace. Negli Stati Uniti si parla infatti delle small schools come realtà vitali dal punto di vista formativo.

Il movimento Senza Zaino pone in essere molti dei suggerimenti dellApprendimento situato e delle Comunità di pratica. Anche la strategia di accoglienza  è una modalità molto seguita dal Dirigente Orsi, così da aiutare i nuovi docenti ad inserirsi.

Il movimento propone la  pianificazione della lezione piuttosto che la programmazione. Si punta inoltre a fare in modo che i bambini abbiano tanti spazi di autonomia, così da lavorare da soli, in coppia è in gruppo. Attualmente si sta  valorizzando la strategia della gamification, cioè imparare giocando e quella che si ispira al modello dell’artigiano, considerando la  manualità ovvero la dimensione tattile, che non deve scomparire con l’avvento del digitale.

Secondo Orsi la scuola italiana dovrebbe maggiormente collaborare con gli attori e i soggetti attorno alla scuola, inserirsi nel territorio, intrecciarsi con altre iniziative e attività, promuovere in una parola la comunità educante. Insomma serve abbattere i muri per valorizzare il paesaggio dell’apprendimento.

Kosmè De Maria e la classe sperimentale cooperative class

La maestra Kosmè De Maria ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua passione educativa e professionale ventennale nella scuola primaria dell’IC Bottacchi di Novara. In questo lunga esperienza ha maturato sempre di più la convizione e volontà di mettere sempre al centro dell’azione didattica il benessere del bambino e della bambina.

In questa prospettiva innovativa ha iniziato quattro anni fa con una sua classe un approccio sperimentale: il cosiddetto cooperative class. Un metodo dove l’autonomia degli allunni è fortemente coltivata. I bambini e le bambini sono supportati a raggiungere alti livelli di gestione ad ampio raggio, sia in ambito affettivo, emotivo, di studio, di spazi, ecc.

Da quattro anni ormai la sua classe sta lavorando sapendo organizzare la propria attività fin dal primo momento a scuola. Arrivano a scuola e sanno già cosa devono e possono fare per imparare, crescere, conoscere.

Nella sua classe non c’è la cattedra, la maestra si muove tra i banchi, si affianca ai bambini per aiutarli e accompagnarli. La cattedra spesso diventa simbolo di potere, di distacco, non di vicinanza.

E’ un progetto sperimentale per cui si stanno monitorando per diventare autono nella gestione delle relazioni e dell’apprendimento; della competenza digitale, per cui usano sia il cartaceo che il PC, non il tablet, in quanto quest’ultimo è consultivo, invece il PC è creativo.

Si educa persone competenti, ad ampio raggio. Il digitale non diminuisce la capacità di attenzione, non è deleterio perchè dipende da come viene utilizzato. Il PC e il digitale invece aiutano la alfabetizzazione digitale che non subisce ma crea.

Viene stipulato un patto educativo tra scuola e famiglie dentro una cornice di senso e di fiducia reciproca.

Kosmè ama il suo lavoro, gioisce ogni giorno dell’energia che i bambini e le bambine sanno trasmettere e mostrare. La bellezza della relazione con loro. Ogni bambino ha il suo modo di apprendere e spesso ci vogliono molto tempo e un’attenta osservazione per comprendere quali modalità d’azione siano utili per permettere a ciascun alunno un sereno e proficuo percorso scolastico..

E’ felice di vederli ogni mattina, di incontrarli e ricevere il loro sorriso. Non è così facile trovare un lavoro dove le persone ti sorridono con sincerità e vero affetto.

Elena Bosco: insegnare Lettere in Italia e tirocinio in Spagna

La prof.sa Elena Bosco, laureata in Italianistica, da soli tre anni ha iniziato ad insegnare e ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua esperienza, le sue aspettative e la sua impressione iniziale sulla scuola italiana.

In tre anni ha cambiato tre scuole e questi cambiamenti sono un bene perchè le hanno fatto vedere modi e tipi diversi di scuola ma anche in negativo per il fatto di non avere avuto continuità didattica e programmazione lunga e non poter raccogliere i frutti dell’insegnamento.

La sua formazione universitaria le ha dato molta preparazione sulla materia ma pochissima sulla didattica, sul mondo della scuola, sul sistema scolastico e le dinamiche della scuola. Purtroppo c’è molta distanza tra questi due mondi. Ma ha avuto la fortuna di vivere in scuole dove era forte e positivo il rapporto con il territorio e le famiglie, per cui c’è stata una efficace collaborazione e le è stato molto d’aiuto.

Altro aspetto molto negativo e spesso demotivante è la precarietà, cioè il non poter progettare a lungo termine, restando sempre in sospeso per il futuro e sul rapporto con gli studenti e le studentesse.

Nella sua formazione ha fatto anche una bella e ricca esperienza all’estero: una borsa di studio di tirocinio nella scuola dell’ambasciata italiana a Madrid. Una realtà particolare in quanto è una scuola privata che offre il percorso di studi dall’infanzia fino alle superiori. Qui ha trovato un grande entusiasmo ed interesse riguardo la cultura italiana all’interno di un sistema scolastico spagnolo che predilige la praticità e le materie tecniche, rispetto alle scienze umanistiche. Questa opportunità le ha dato modo di confrontare i due sistemi scolastici, riconoscendo che quello italiano, più ampio e in parte più generalista, permette però di acquisire delle competenze trasversali e di base molto meglio, le quali permettono meglio di affrontare e risolvere i problemi e gli imprevisti. La scuola spagnola, d’altro canto, offre più una formazione attraverso i laboratori.

Daniela Buffoni: maestra alla primaria e docente senza frontiere

La maestra Daniela Buffoni, insegnante presso la scuola primaria dell’IC Aldeno Mattarello a Trento. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua esperienza diretta con i piccoli alunni, come docente distaccata presso la sede provinciale dell’Ufficio Scolastico di Trento e infine come presidente dell’associazione Docenti Senza Frontiere.

Ha collaborato con IPRASE nella stesura delle Linee guida per i Piani di studio provinciali riferiti al curricolo di italiano e al curricolo di storia collaborando con il prof Mattozzi, supportando l’implementazione dei Piani di Studio provinciali nei percorsi di ricerca-azione presso gli Istituti Comprensivi della provincia di Trento.

Ha condotto percorsi di formazione di storia in prospettiva interculturale presso Istituti Comprensivi. E’ specializzata nell’insegnamento degli alunni con bisogni educativi speciali; ha collaborato con la casa editrice Erickson di Trento come autrice e nella produzione di materiale scolastico. Negli ultimi anni si è dedicata alla promozione del concetto di educazione glocale supportando l’idea di comunità educante. Partecipa come referente per l’istituto e per l’Associazione Docenti Senza Frontiere al Distretto dell’Educazione di Trento finalizzato al sostegno alla genitorialità e a promuovere sinergia tra tutti coloro che si occupano di educazione

La sua scuola è capofila di intercultura di Indire.

La maestra Daniela ha iniziato dei progetti e percorsi di educazione alla pace, attraverso anche dei tavoli con le istituzioni della città, dando così sviluppo ad un iniziale gemellaggio con la città di Peje in Kosovo nei Balcani, che nel tempo ha portato ad una sempre più forte collaborazione tra le due scuole.

Da queste iniziative è nata poi l’associazione Docenti senza frontiere per ampliare e garantire il diritto allo studio. Condividendo i valori dell’associazione che mira a superare, abbattere gli ostacolidi di ogni tipo, culturali, geografiche, umane, politiche, per dare a tutti la possibilità dello studio. Aderire come scuola significa far entrare questa sensibilità e specifiche iniziative dentro l’identità della scuola stessa e renderla parte dell’offerta formativa; ma anche il singolo docente o il singolo genitore possono aderire e condividere i valori e la mission.

Ogni anno l’associazione DSF promuove una campagna di sensibilizzazione e di autofinanziamento, attraverso il quaderno della solidarietà, realizzato ad hoc, per sostenere le attività all’estero.

La campagna di sensibilizzazione dei quaderni “etici, neutri e solidali” intende promuovere un cambiamento all’interno delle scuole attraverso il coinvolgimento delle famiglie come parte attiva del patto educativo con l’istituto di appartenenza.

Aderire alla Campagna “Quaderni Solidali” significa non solo sostenere il Diritto allo studio e i progetti di solidarietà, ma anche dare alle scuole la possibilità di ricevere da parte di Docenti Senza Frontiere percorsi e iniziative con l’obiettivo ultimo di allenare i giovani a quel necessario confronto costruttivo con persone, popoli e altre culture che costituiscono la realtà nella quale viviamo.

Oggi l’associazione ha realizzato progetti in tanti Paesi, quali la Tanzania, Uganda, Kenia, Nepal per realizzare attività di supporto all’istruzione e allo studio.

Le diverse attività sono interculturali e transculturali, per cui diventano percorsi di educazione civica, in senso soprattutto di educazione alla cittadinanza.

L’associazione DSF offre almeno una UdA che può essere realizzata da tutti durante l’anno scolastico.

La sua esperienza internazionale le fa vedere la scuola italiana da un alto come una realtà ricchissima per le capacità, preparazione e passione degli insegnanti e dall’altro la mancanza di visione lunga e coordinata del sistema scolastico; troppo spesso ci sono interventi politici di corto respiro, fatti a spot e magari per motivi di puro rendiconto elettorale. La scuola italiana merita di più

Asteria Bramati all’Itsos-MarieCurie di Cernusco: la neuropedagogia nella didattica

La prof.ssa Asteria Bramati, insegnante di Scienze umane presso l’IIS Itsos- M. Curie di Cernusco sul Naviglio, MI. Ha una lunga esperienza decennale nella scuola e nella sua specificità nel sostegno, come ha raccontato ad Insegnanti al microfono, ha incontrato una specifica disciplina: la neuropedagogia. Una disciplina innovativa e trasversale, che permette di approfondire e lavorare con tante altre materia scolastiche, quali la psicologia, la sociologia, la religione, la filosofia.

Oggi serve una scuola globale, invece la nostra scuola è fondata su un sapere specialistico. Servono contaminazioni tra i saperi, per questo la neuropedagogia aiuta a sviluppare questa prospettiva. Studiare il cervello nell’ottica della scuola, incuriosisce anche gli stessi studenti, che amano sapere come funziona il proprio cervello, anche alla luce delle nuove tecnologie che influenzano sull’operatività del cervello.

C’è il rischio di pensare che questo approccio sia troppo teorico e lontano dalla vita quotidiana della scuola. Invece i contributi di Giacomo Rizzolatti, famoso per la scoperta dei neuroni specchio, ci mostrano come la conoscenza non avviene solo col cervello ma anche col corpo, con tutta la nostra persona. Conoscere anche le idee di Vittorio Gallese, piuttosto di De Haan.

La neuropedagigia come dice la prof.sa Bramati “integra il sapere sociale-educativo della pedagogia e il sapere biologico della neurologia, alla luce dei processi storici, valoriali, filosofici, morali e spirituali; gli ambiti su cui si sviluppa sono molto articolati e spaziano dallo studio delle abilità di lettura e scrittura (Wolf, 2018), all’apprendimento musicale(Ashley, 2009), alle competenze matematiche (Dehaene, 2018).

Genitori e insegnanti si lamentano, spesso, della scarsa capacità di concentrazione dei loro figli e allievi. Conoscere come si sviluppa e funziona il cervello dei più giovani, può fornire delle utili indicazioni per migliorare l’attenzione dei giovani, anche, in ambito scolastico. Al centro della “rivoluzione neurocognitiva”(Oliverio, 2018) vi sono “le funzioni esecutive” , cioè l’insieme dei processi mentali che consentono ad una persona di esercitare forme di autocontrollo, di attenzione su un particolare compito, e infine, di trattenere in memoria una esperienza, traducendola, quando necessario, in azione.

Se è vero che la neuropedagogia fornisce, delle valide indicazioni metodologiche per aiutare a comprendere lo sviluppo cognitivo dei più giovani, é altrettanto vero, che “non esiste la risposta”(Gallese, 2019) le soluzioni pedagogiche sono plurime ed articolate, sta poi, all’insegnante renderle adeguate al contesto-classe e più efficienti”.

Per chi volesse approfondire i temi e condividere gli interessi e l’attività di Asteria, potete contattarla direttamante asteria.bramati@itsos-mariecurie.it

Per approfondimenti: http://www.anfis.it, http://www.oppi.it

Qui un suo contributo:

La neuropedagogia

“L’intelligenza non si costruisce dall’esterno: i bambini non sono dei vasi vuoti da modellare e riempire o specchi che riflettono passivamente l’esterno, ma, sono soggetti attivi che scelgono le immagini del mondo esterno essendo “prodigiosamente” capaci di impadronirsene grazie alla loro mente assorbente.” (M.Montessori, 1913).[1] Questa affermazione della pedagogista Maria Montessori ci fa capire come sia importante conoscere il funzionamento della mente dei giovani per costruire una azione didattica efficace e rispondente alle loro esigenze.

Le più moderne tecniche mediche consentono, sempre, di più di conoscere il funzionamento del cervello; sono, ormai, molti i consigli che le neuroscienze cognitive suggeriscono a chi si occupa di didattica. Dall’incontro tra le neuroscienze e l’educazione, sono nati diversi filoni di ricerca che vengono etichettati con il termine” neurodidattica”(Rivoltella, 2012)[2].

In particolare, Io mi propongo di diffondere la neuropedagogia. Essa integra il sapere sociale-educativo della pedagogia e il sapere biologico della neurologia, alla luce dei processi storici, valoriali, filosofici, morali e spirituali; gli ambiti su cui si sviluppa sono molto articolati e spaziano dallo studio delle abilità di lettura e scrittura (Wolf, 2018), all’apprendimento musicale(Ashley, 2009), alle competenze matematiche (Dehaene, 2018).

Genitori e insegnanti si lamentano, spesso, della scarsa capacità di concentrazione dei loro figli e allievi. Conoscere come si sviluppa e funziona il cervello dei più giovani, può fornire delle utili indicazioni per migliorare l’attenzione dei giovani, anche, in ambito scolastico. Al centro della “rivoluzione neurocognitiva”(Oliverio, 2018) vi sono “le funzioni esecutive” , cioè l’insieme dei processi mentali che consentono ad una persona di esercitare forme di autocontrollo, di attenzione su un particolare compito, e infine, di trattenere in memoria una esperienza, traducendola, quando necessario, in azione.

Se è vero che la neuropedagogia fornisce, delle valide indicazioni metodologiche per aiutare a comprendere lo sviluppo cognitivo dei più giovani, é altrettanto vero, che “non esiste la risposta”(Gallese, 2019) le soluzioni pedagogiche sono plurime ed articolate, sta poi, all’insegnante renderle adeguate al contesto-classe e più efficienti.”


[1]M. Montessori, Il segreto dell’infanzia, Garzanti, 2014

[2]P. C. Rivoltella, Neurodidattica, ed. Cortina, 2012

La gioia nell’osservare e nel comprendere è il dono più bello
della natura (A. Einstein)

di Asteria Bramati
Il cervello non è un computer, ma, se dovessimo paragonarlo ad
una macchina resteremmo impressionati dalla sua rapidità di
avviamento. Ciò è dovuto al fatto che il cervello è sempre in
movimento e vive di “momenti cognitivi” che gli permettono di
guidarci nelle decisioni che in ogni istante compiamo nella nostra
vita. La sua attività corrente può renderlo più sensibile ad uno stimolo esterno, e in tal caso si
parla di vigilanza, oppure a una conoscenza in entrata, e in tal caso si parla di risonanza
cognitiva, che ha luogo quando ciò che abbiamo appreso si inserisce perfettamente nei nostri
schemi di pensiero. All’inverso, quando ciò che abbiamo imparato entra in conflitto con i nostri
schemi di pensiero, si verifica la dissonanza cognitiva, che nuoce gravemente
all’apprendimento. Infine, nel caso in cui non sia ciò che abbiamo appreso, ma, sia
semplicemente lo stimolo sensoriale fuori della nostra attenzione, si parla di “cecità
attenzionale”.
L’esperimento del gorilla bianco
Un esempio molto noto ci fa capire quando si verifica quest’ultimo è l’esperimento del gorilla
bianco. Viene proposto un video in cui due squadre di basket, l’una in grigio l’altra in bianco,
fanno dei passaggi con la palla. Lo spettatore è invitato a contare il numero dei passaggi che fa
la squadra bianca. A un certo punto della partita, sul campo da gioco passa un uomo travestito
da gorilla bianco. Al termine del video, si comunica il numero esatto e si chiede se è stato
notato qualcosa di strano: la maggioranza dei soggetti non ha notato nulla, perché troppo
impegnata a contare i passaggi. Il loro cervello ha visto qualcosa, ma il compito che stava
svolgendo ha bloccato l’accesso di quell’informazione alla mente cosciente, che è uno spazio
limitato e ha bisogno di concentrazione per portare a compimento il compito che gli è stato
assegnato.
Come dimostra questo famoso esperimento, la mente umana è uno “spazio di lavoro” capace di
contenere una cosa sola alla volta. Un grande numero di oggetti mentali (o “noemi” li
chiamerebbe Husserl) combattono nella nostra mente una lotta incessante, che oggi avviene
soprattutto nella realtà virtuale-digitale.
Ma è solo uno il noema che può vincere e avere accesso alla coscienza. Questo oggetto
vincente può essere aiutato dalla nostra attenzione o da uno stimolo esterno. Giocare a scuola
su questo, cioè dare dei significati valoriali alle parole-vincenti è indispensabile, come ci insegna
il recente libro di Marco Balzano “Le parole sono importanti”, Einaudi 2019.
L’attenzione focalizzata e non focalizzata
Un altro riferimento pedagogico, oltre quello del gorilla bianco, che ci permette di capire come la
mente agisca è espressa da una bella metafora orientale. In questa metafora la mente viene
paragonata all’acqua. Essa può essere agitata o calma. Se immaginiamo la mente come il mare
e il messaggio come un’onda, in un mare agitato l’onda non lascerà alcuna traccia; in un mare
calmo verrà trasmessa perfettamente.
Se l’introspezione è un passo insostituibile per progredire nella conoscenza della mente,

l’attività mentale in sé non è cosciente, anzi è perlopiù inconscia,
perché la maggior parte delle azioni e delle decisioni sono automatiche
e incoscienti. Ma é solo grazie alla consapevolezza che possiamo
decidere come procedere,” dove mettere i piedi”. La coscienza ci dà
l’opportunità di compiere scelte e cambiamenti. Da qui l’importanza
anche nel contesto scolastico di incentrare l’azione didattica sulla
l’attenzione focalizzata, intesa come quella capacità di trasformare
l’informazione in consapevolezza. Essa ci permette di prendere
decisioni ponderate, mentre, monitoriamo la situazione con più
chiarezza per apportare modifiche con maggiore intenzionalità ed
efficacia.
Ma, come gli scienziati sottolineano, non bisogna trascurare il ruolo che
ha nel processo pedagogico anche l’attenzione non focalizzata: essa
indirizza i flussi di energia con modalità che non li fanno pervenire alla
coscienza, innescando una sorta di “pilota automatico”, permettendoci di compiere più azioni
contemporaneamente, di cui l’una a livello inconscio e l’altra a livello conscio.
Ecco un esempio per capire il suo funzionamento: se durante una passeggiata non
inciampiamo incontrando qualcuno è grazie al pilota automatico. Questa duplice azione di
camminare (senza inciampare) e parlare con qualcuno può essere compiuta poiché la mente
non conscia provvede a evitare gli ostacoli per aiutarci a sopravvivere lungo il percorso. La
dimensione non conscia della nostra mente effettua il monitoraggio del sentiero anche se la
nostra mente conscia. La consapevolezza presente in quel momento, non è occupata dalle
immagini visive del sentiero stesso: siamo occupati a parlare.
L’attenzione non focalizzata é un fattore molto importante che deve essere considerato quando
si costruisce l’azione didattica. Essa può influenzare il comportamento fino al punto di diventare
distrazione, come durante lo sforzo di rimanere concentrati. Gli studenti (come nell’esperimento
del gorilla bianco) sono spesso, vittima della distrazione, dettata dai ritmi dei loro dispositivi
elettronici che li guidano in un vortice di messaggi inconsci che li fanno “inciampare”. I loro
comportamenti sono guidati dall’attenzione non focalizzata.
Nella vita quotidiana sia l’attenzione focalizzata sia l’attenzione non focalizzata, comportano un
processo valutativo che attribuisce importanza ai pattern di energia e al valore informativo nel
loro emergere momento per momento. Bisogna fare capire ai giovani che entrambe sono
necessarie, per guidarci nelle nostre azioni e che deve esserci un giusto bilanciamento di
entrambe. Anche neurologicamente nel cervello le regioni deputate alla focalizzazione
dell’attenzione e all’importanza degli eventi sono interconnesse a livello sia strutturale sia
funzionale.
L’attenzione è direttamente influenzata da questo processo di valutazione, dalla salienza o dagli
eventi che accadano nella nostra vita. Per orientarci nel mondo dobbiamo agire in termini di
attenzione volontaria e non volontaria e tale meccanismo di monitoraggio avviene
automaticamente e momento per momento, senza che ci accorgiamo del suo funzionamento.
Facciamo un esempio: se ripensiamo a distanza di giorni a qualcosa che ci è capitato di
recente, come una discussione con una persona cara tornano alla mente, senza neppure
accorgersene, sia gli eventi (la routine) che ci sono capitati sia la discussione con i relativi
sentimenti che l’hanno accompagnata. In questo vediamo la distinzione tra consapevolezza e
attenzione.
Siamo costantemente impegnati nell’attenzione non focalizzata (il pilota automatico che ci guida
a fare le stesse azioni tutti i giorni) ma è invece la consapevolezza e la messa a fuoco di un
evento (in questo caso la discussione con una persona cara) che ci permette di conoscere e di
dare salienza (rilevanza) a ciò che viviamo.
I sentimenti catturano la nostra attenzione, portandoci a conoscere ed a apprendere. Gli
studenti conoscono tramite i sentimenti che gli vengono trasmessi. Lo stesso termine conoscere
fa riferimento ad una qualità sentita (felt) in noi stessi.
Gli scienziati (Damasio, 2018) sottolineano che questo sentire, il conoscere passa non solo
dalla nostra mente, ma, dall’intero corpo. All’interno del cervello è difatti presente il tronco
encefalico una parte, la più antica e posta in profondità, che riceve i primi input dei segnali
corporei e che permette di elaborare le informazioni-rappresentazioni che elabora la nostra
mente. La stessa parola informazione, (a scuola si trasmettono soprattutto informazioni) diventa

centrale. In-formazione significa (Singel, 2018) svelare l’informazione che abbiamo davanti e
stabilirne” l’importanza rispetto al viaggio che ci attende”. L’informazione é un pattern, uno
schema mentale dotato di valenza simbolica che ci permette di orientarci nel mare degli stimoli
sia fisici sia mentali (oggi soprattutto virtuali) che la nostra mente percepisce. Quando siamo
consapevoli dell’informazione, possiamo riflettere sul suo significato e scegliere come
rispondervi.
Il gorilla invisibile (tratto da “Imparare, comunicare, osservare”)
Video tratto da Lancini, Cirillo, Virdis – Imparare, comunicare, osservare, Zanichelli S.p.A., 2015
https://youtu.be/Y_fMXi2z1Zs
Il gorilla invisibile. E altri modi in cui le nostre intenzioni ci ingannano, di Christopher
Chabris,Daniel Simons, ed. il Sole 24 Ore , 2019

Chiara Spalatro: Apple teacher e innovazione all’IC Rodari-Alighieri-Spalatro

La prof.sa Chiara Spalatro, insegnante di Lettere all’IC Rodari-Alighieri-Spalatro di Vieste, è da sempre appassionata ed interessata all’innovazione didattica, come ci ha raccontato ad Insegnanti al microfono, sia per motivi personali, la sua famiglia l’ha cresciuta nella mentalità commerciale, sia per offrire ai suoi alunni strumenti didattici coinvolgenti e divertenti. Da oltre vent’anni cerca gli strumenti tecnologici e didattici più adatti ai suoi studenti delle medie. Così fa parte della rete dei formatori della Flipnet, ha un canale youtube, ha ottenuto l’Apple distinguished tearcher. La sua convinzione è che non è importante lo strumento ma l’obiettivo da raggiungere a scuola, per cui l’ambiente di apprendimento è fondamentale perchè aiuta e facilita il percorso formativo degli studenti. Ha scritto insieme ad altri esperti e colleghi, un testo per la didattica: 101 idee per una didattica digitale integrata, ed. Erickson.

Nel 2014 ha scoperto la versatilità e creatività dell’ambiente Apple e da allora lo ha applicato alle sue classi. Avere un tablet aiuta la interdisciplinarietà e approfondimento in quanto è uno strumento che racchiude in se tutti gli altri, oltre a permetre un’alta accessibilità e quindi una facilitazione per gli alunni BES o DSA o con altri bisogni.

Ha creato una classe totalmente digitale con l’appoggoi delle famiglie e della scuola. Così riescono in questo modo anche ad apossedere competenze digitali e trasversali.

Un altro approccio approfondito e sviluppato in classe è quella della flippedclassroom, di cui si parla tanto ma forse pochi conoscono e applicano bene; per questo lei è una formatrice e sottolinea l’importanza di conoscere il metodo.

La sua esperienza e ampia visione della scuola anche italiana, le permette di riconoscere come ci sia stato un crescente approccio positivo verso il digitale e che l’accoglienza e l’attenzione agli studenti e stundentesse in difficoltà sono molto alti. Invece un limite della nostra scuola è l’autoreferenzialità degli insegnanti, che troppo spesso si chiudono nelle loro classi e sono poco aperti alla collaborazione e al confronto

Nunzio Pannuti all’IC Paccini: le Kangourou di matematica, per ragionare e risolvere problemi

La matematica per il prof. Nunzio Pannuti è stata una scelta maturata, come ci ha raccontato ad Insegnanti al microfono. Insegna all’IC Paccini di Sovico-Monza-Brianza, un istituto ad indirizzo musicale, e scuola di riferimento per le scienze under 18. A scuola svolge l’incarico di referente per la valutazione e la competizioni di Kangourou di matematica, per cui ha portato diverse classi e tanti studenti alle varie fasi, sia individuali che di squadra.

Il suo obiettivo è di aiutare i suoi studenti ad emergere, a trovare la propria strada e le scienze, tra cui la matematica, possono aiutare a crescere, ad educare maturando un linguaggio specifico, per cui le parole e i numeri hanno un significato specifico, preciso ed spesso unico. Imparando ad utilizzare i numeri e le scienze in generale con il loro processo di elaborazione, può aiutare a raggiungere i propri desideri. Egli cerca di rendere la matematica concreta e utile alla vita quotidiana.

Anche il coding è un’attività che svolge nelle sue classi e che può essere applicata a tutte le età e a tutte le materie. Lavorare col coding aiuta ad esercitarsi sul metodo, sul processo.

Il segreto della sua didattica nasce dal punto di partenza delle sue lezioni: una sorta di brainstorming di ogni concetto della matematica a partire dalla loro esperienza e vita quotidiana.

All’IC Paccini le prove d’ingresso aiutano a comprendere il livello di partenza dei nuovi studenti e calibrare sulle loro capacità, competenze e abilità il percorso più adatto, tenendo alcuni punti fermi imprescindibili e poi lasciando al docente la libertà di realizzare il percorso idoneo.

La matematica va fatta amare e resa concreta altrimenti diventa solo un ostacolo ostico e incomprensibile, magari troppo spesso causa di sfiducia, stress e disistima.

Daniele Manni: imprenditorialità, creatività e premi internazionali all’ITE “Galilei-Costa” di Lecce

Ascoltare il prof. Daniele Manni a Insegnanti al microfono si apre una finestra di novità, innovazione e audacia. Ha iniziato la sua vita lavorativa come imprenditore e poi incrociando la scuola, quasi per caso, ne è stato folgorato e si è innamorato dell’insegnamento e degli studenti. Così dal 1999 ha trasferito nelle sue lezioni lo spirito imprenditoriale che lo ha contraddistinto come formazione e vita professionale. Insegna informatica ma accompagna il suo metodo didattico con una sfida, un obiettivo di classe: inventare e realizzare una impresa, diventare quindi startupper. In questo modo dalla 1^ alla 4^ hanno da lavorare su quello che hanno scelto e che gli permette di crescere, sviluppare e scoprire quelle importanti competenze trasversali, definite anche ‘soft skills’: lavorare per obiettivi, rafforzare il team building, affrontare il problem solving, il successo e il fallimento. L’approccio all’imprenditorialità ha portato tanta soddisfazione agli studenti e diversi premi alla scuola. Alcuni dei premi ricevuti sono stati: il Global Teacher Price, il Global Teacher Award, il 1° posto nel 2020 del premio europeo delle startup studentesche con l’impresa Ma basta

“La scuola. dice il prof. Manni- dovrebbe avere tre finalità: offire stimoli agli studenti, e anche ai docenti; cogliere i segnali di passione, interesse e inclinazione personale degli studenti; fornire mezzi e strumenti, allenatori e sostenitori per far crescere le ragazze e ragazzi in età scolastica”.

Secondo il prof. Manni la scuola italiana non ha nulla da cambiare nè invidiare per i contenuti che propone, dovrebbe però porre più al centro lo studente e i suoi bisogni e caratteristiche. Dovrebbe essere più stundetecentrica, cioè in grado di formare e ritagliare sulle caratteristiche del singolo alunno e alunna un percorso che possa davvero far crescere, senza avere l’angoscia per il cosiddetto programma, che spesso non fa altro che rinchiudere e soffocare creatività, competenze trasversali e innovazione.

Fernanda Manganelli: coding, CLIL, musica, progetto Scuola Viva all’IC di Frattamaggiore2 (NA)

Fernanda Manganelli è una dirigente scolastica che gestisce oltre 1400 alunni dai 3 ai 13 anni, l’Istituto Comprensivo ad indirizzo musicale di Frattamaggiore2 “Capasso-Mazzini”, Napoli. Una realtà complessa perchè coinvolge tre diverse fasce d’età presenti in 4 plessi ma che riesce a gestire dando sempre sostegno e spunti di innovazione ai docenti, agli studenti, alle famiglie e al territorio. L’abbiamo incontrata per ascoltare su Insegnanti al microfono la sua testimonianza. Ha portato fin da subito la didattica del coding già dalla scuola dell’infanzia, perchè essa facilita l’apprendimento attraverso la logica, uno strumento che deve essere integrato con tutti gli altri e non andare a sostituirli. Ha sostenuto la metodologia del CLIL nelle scuole ‘medie’ avendo tre indirizzi linguistici, e così gli insegnanti di lingua gestiscono almeno un’ora alla settimana con contenuti di altre discipline nella lingua straniera curriculare. Un’altra iniziativa innovativa è l’offerta delle cosiddette classi 2.0, dove viene utilizzato il computer per l’apprendimento. Ha inoltre partecipato al progetto dell’UNICEF-Campania “processo a Pinocchio”, un vero e proprio processo alle azioni di Pinocchio per valutarne la legalità, moralità, liceità. Il tutto concluso con diversi oggetti-simbolo: i bambini della primaria hanno realizzato una giacca con attaccati i diritti dei bambini, che poi hanno portato al sindaco di Frattamaggiore; i ragazzi delle medie una bacchetta magica che hanno portato al presidente del Tribunale di Napoli.

L’indirizzo musicale, attraverso l’orchestra e il coro, ha visto la scuola partecipare a diverse iniziative musicali e artistiche, tra cui la vittoria del primo premio al GEF di Sanremo, il Festival Internazionale della Musica Scolastica.

Un altro progetto di ampio coinvolgimento di alunni e territorio è stato “Scuola Viva”, tre moduli di diverse aree tematiche. Il modulo di giornalismo ha permesso ai ragazzi e ragazze di ‘cimentarsi’ ne mondo della comuncazione con la’iuto di un giornalista professionista, raccontando e parlando di argomenti quali l’ambiente. Un’altra iniziativa è stata quella musicale, che ha permesso all’orchestra della scuola di ‘integrare’ nel suo organico gli strumenti mancanti attraverso ‘appoggio del vicino liceo musicale, formando così una realtà musicale di 80 elementi. Anche il coro ha avuto l’opportunità di partecipare alla vita del Teatro san Carlo di Napoli.

La scuola è aperta tutti i giorni fino alle 18 della sera per accogliere gli studenti che partecipano ai tanti altri progetti. Così c’è chi fa le Olimpiadi della matematica con l’Università Bocconi di Milano, chi quelle di italiano e chi si cimenta in attività da piccoli ingegneri per creare mini robot, coaudiuvati dalla facoltà di Ingegneria di Napoli.

Un altro progetto sul tema del bullismo e cyberbullismo sarà realizzato a fine Aprile con l’installazione di una panchina gialla dove sedersi liberi da attacchi di bullismo. Un segno chiaro e forte di lotta a questa mala abitudine spesso così diffusa tra i giovani.

Nicoletta Vitali: le avanguardie educative e il podcasting all’IC “E. Donadoni”

Ascoltare la prof.sa Nicoletta Vitali nel mio podcast Insegnanti al microfono, significa allargare lo sguardo alle piccole realtà scolastiche che si trovano in località periferiche e a volte difficilmente raggiungibili. Spesso anche caratterizzate da contesti infrastrutturali poveri, contesti socio-economici e culturali in difficoltà, per cui la passione e l’impegno per la istruzione, formazione scolastica dei bambini e dei ragazzi richiede impegno, ingegno e passione. Così l’abbiamo incontrata come Dirigente Scolastica dell IC “E. Donadoni” di Sarnico (BG) , un’area tra il lago d’Iseo e la montagna. Una scuola con 7 plessi disseminati su cinque piccoli comuni. Ha un’esperienza di oltre vent’anni nella scuola, prima come insegnante di matematica e scienze e poi come Dirigente Scolastica, e un’attività di articolista per il portale Agenda digitale. Due sue scuole primarie sono parte del progetto “avanguardie educative” dell’agenzia Indire: scuole pluriclasse, dove fortissima è la metodologia del peer to peer, che comporta la necessità e l’impegno soprattutto di semplificare i contenuti per i più piccoli, l’importanza dell’educazione tra pari, della ricchezza di essere in rete.

Nella sua precedente esperienza di DS nella città di Bergamo ha contribuito con insegnanti competenti e appassionati e soprattutto bambini della scuola primaria vivaci, entusiasti e curiosi a creare dei video sulle mura antiche di Bergamo alta e contribuire così alla loro assegnazione da parte dell’Unesco come ‘patrimonio storico’.

La nuova sfida educativa e didattica all’IC “E. Donadoni” ora è di creare con i preadolescenti della scuola secondaria di primo grado un progetto di ‘podcast’ per raccontare la propria scuola alle famiglie e al territorio. Un modo nuovo e innovativo per coinvolgerli e farli crescere nelle competenze trasversali.

Salvatore Giuliano: book in progress, Erasmusplus all’IISS Majorana

Da oltre 10 anni Dirigente Scolastico all’IISS Majorana di Brindisi, il prof. Salvatore Giuliano non si ferma mai per il bene della sua scuola. Qui puoi ascoltare l’intera intervsita su Insegnanti al microfono. Da sempre impegnato prima come insegnante e ora come dirigente, cerca sempre di favorire il miglior apprendimento dei suoi alunni, che ogni anno lo premiano con un continuo aumento di iscritti. Anche il prossimo anno 2021-22 ci saranno oltre 100 iscritti più di quelli che escono al quinto anno. Tante le sue iniziative per aiutare e sostenere i docenti in questa avventura di innovazione, non sempre facile nè immediata, ma con pazienza riesce sempre a coinvolgerli e portare miglioramenti alla scuola. L’ultimo è stato l‘accreditamento Erasmus Plus nel settore Scuola e Formazione Permanente (VET) dell’IIS Majorana per il periodo 2021-2027

Un’altra iniziativa didattica molto apprezzata è il “book in progress” cioè la formazione e creazione dei libri di testo scolastici da parte degli stessi insegnanti, con la collaborazione di alunni e famiglie. Il tutto per offrire un libro a prezzo bassissimo (circa 5 euro), più aderente ai propri studenti e più utilizzato.