Marco Lambertucci: insegnare religione in una scuola paritaria

Marco Lambertucci insegna presso l’Istituto paritario “Divina Provvidenza” di Roma, un istituto che accompagna dall’infanzia fino alla scuola secondaria. Ha condiviso ad Insegnanti al microfono la sua esperienza di insegnare Religione in una scuola paritari e anche con un ruolo nel sostegno. Ha sempre avuto il desiderio di insegnare Religione in quanto la reputa una disciplina molto bella, utile e stimolante.

Potrebbe sembrare che insegnare in una scuola cattolica paritaria sia una scelta più facile. Pur avendo la totalità degli studenti in classe, in quanto tutti scelgono di avvalersi, non sempre i motivi sono così “nobili”. Può succedere infatti che molte famiglie scelgano la scuola paritaria perchè sperano e desiderano seguire meglio i figli, poter partecipare maggiormente alla vita della scuola, e in qualche modo ‘incidere’, per non dire ‘influenzare’, le strategie e le modalità di vita della scuola. Non a caso il ‘potere’ delle famiglie che scelgono la scuola paritaria dando una cospicua somma di denaro per l’iscrizione, può diventare un’arma pericolosa per il corpo docente, che può sentirsi ‘ricattato’ dalle famiglie stesse.

Il prof. Lambertucci vive la scuola come una missione importante di aiuto alla crescita, allo sviluppo umano e culturale dei ragazzi e ragazze. Crede che anche la Religione possa dare un valore aggiunto e importante all’identià e alla formazione umana. Riferendosi al santo papa Giovanni Paolo II l’insegnante aiuta a formare persone libere, ricche di umanità, capaci e costruttori di solidarietà e pace. Certo in una scuola paritaria è più agevole come prospettiva.

Essere in una scuola paritaria, poi, non vuol dire avere sempre e solo famiglie benestanti. In una metropoli grande come Roma, la varietà di tipologia sociale ed economica delle famiglie è ampia e diffusa.

La scuola paritaria ha il vantaggio di avere un bacino più ristretto, e quindi vivere maggiormente la dimensione comunitaria. Si parla molto di comunità educante per cui non solo gli insegnanti ma anche le famiglie e il resto del personale della scuola.

Marco apprezza molto la curiosità dei bambini, in tutti gli ambiti, e quindi anche nella Religione si pongono domande primordiali, basilari che aiutano anche gli adulti a pensare e riflettere. La interdisciplinarietà con l’arte, la letteratura, la storia, per cui è tutto in armonia con il sapere. Questo intreccio ha portato l’Istituto ad un nuovo progetto per cui ci saranno nel futuro due ore di Religione, proprio a sostegno di un approccio ampio e intrecciato delle discipline.

La disciplina di Religione è un utile strumento interdisciplinare, capace di ‘agganciarsi’ a tante altre materie e con l’opportunità di trasmettere valori umani importanti.

Ha fatto anche il referente Covid-19 e questo gli ha permesso di avvicinarsi a tante famiglie, di conoscere molte situazioni diverse e dimostrare la vicinanza della sua scuola alle necessità e difficoltà delle persone.

Marco riconosce che purtroppo oggigiorno la scuola paritaria viene scelta soprattutto per il criterio economico. E’ una discriminante importante e ingiusta.

Marco Orsi e il suo movimento Senza Zaino per una Scuola Comunità

Il maestro e dirigente scolastico Marco Orsi in pensione dall’ anno passato sta dedicandosi ora a tempo pieno alla sua innovativa scelta di scuola: il movimento  Senza Zaino, che ha promosso, ideato e fondato con altri insegnanti e dirigenti. Ha raccontato a Insegnanti al Microfono la sua formazione di pedagogista e sociologo, e quando è nata l’dea di quel movimento innovativo che prende il nome di “Senza Zaino per una Scuola Comunità ”. Nel 1998 infatti elaborò e dette il via al progetto  “Giornata della Responsabilità” dove si pensava e organizzava una giornata di scuola in modo che andasse avanti senza l’intervento dell’insegnante, per cui gli alunni, dopo aver condiviso gli obiettivi e le attività, diventavano i protagonisti  lavorando in autonomia.

Riprendendo le idee di Maria Montessori, il maestro Marco ha pensato ad una scuola dove l’adulto non deve togliere gli ostacoli al bambino, non deve facilitargli troppo la strada e il cammino, ma piuttosto deve aiutarlo a superarli trovando il percorso migliore.

Non esiste apprendimento senza assunzione di rischio. Non esiste in nessun ambito di vita la situazione del rischio zero. Ovviamente l’educatore deve commisurare l’ostacolo all’età, alla capacità di chi lo deve affrontare. Da quella Giornata ha pensato, sempre insieme ad alcuni insegnanti e dirigenti, di proporre quel tipo di impostazione per tutto l’anno. Arricchendosi anche di esperienze viste all’estero, ad esempio in Scozia, Inghilterra e in Norvegia, il dirigente Marco Orsi ha elaborato con il suo gruppo una scuola centrata sulla responsabilità degli alunni.

Nel  2002 scrisse un libro criticando l’uso della fotocopiatrice per le attività didattiche  e constatando che lo zaino è anche un elemento a volte poco sano per la schiena e il fisico dei bambini, nonché un alibi per non attrezzare gli spazi scolastici. Da lì l’approccio innovativo sia nell’arredamento scolastico (no alla cattedra, no allo zaino, no banchi monoposto) che nella gestione didattica (agorà, lavoro in gruppo, personalizzazione, aree di lavoro, ecc) e nelle metodologie, improntate quest’ultime alla cooperazione e alla differenziazione dell’insegnamento.

Nel suo libro Uno zaino troppo pesante, dimostra come la piccole scuole hanno un’efficacia didattica molto maggiore in quanto  sono comunità effettive capaci di sviluppare un apprendimento efficace. Negli Stati Uniti si parla infatti delle small schools come realtà vitali dal punto di vista formativo.

Il movimento Senza Zaino pone in essere molti dei suggerimenti dellApprendimento situato e delle Comunità di pratica. Anche la strategia di accoglienza  è una modalità molto seguita dal Dirigente Orsi, così da aiutare i nuovi docenti ad inserirsi.

Il movimento propone la  pianificazione della lezione piuttosto che la programmazione. Si punta inoltre a fare in modo che i bambini abbiano tanti spazi di autonomia, così da lavorare da soli, in coppia è in gruppo. Attualmente si sta  valorizzando la strategia della gamification, cioè imparare giocando e quella che si ispira al modello dell’artigiano, considerando la  manualità ovvero la dimensione tattile, che non deve scomparire con l’avvento del digitale.

Secondo Orsi la scuola italiana dovrebbe maggiormente collaborare con gli attori e i soggetti attorno alla scuola, inserirsi nel territorio, intrecciarsi con altre iniziative e attività, promuovere in una parola la comunità educante. Insomma serve abbattere i muri per valorizzare il paesaggio dell’apprendimento.

Kosmè De Maria e la classe sperimentale cooperative class

La maestra Kosmè De Maria ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua passione educativa e professionale ventennale nella scuola primaria dell’IC Bottacchi di Novara. In questo lunga esperienza ha maturato sempre di più la convizione e volontà di mettere sempre al centro dell’azione didattica il benessere del bambino e della bambina.

In questa prospettiva innovativa ha iniziato quattro anni fa con una sua classe un approccio sperimentale: il cosiddetto cooperative class. Un metodo dove l’autonomia degli allunni è fortemente coltivata. I bambini e le bambini sono supportati a raggiungere alti livelli di gestione ad ampio raggio, sia in ambito affettivo, emotivo, di studio, di spazi, ecc.

Da quattro anni ormai la sua classe sta lavorando sapendo organizzare la propria attività fin dal primo momento a scuola. Arrivano a scuola e sanno già cosa devono e possono fare per imparare, crescere, conoscere.

Nella sua classe non c’è la cattedra, la maestra si muove tra i banchi, si affianca ai bambini per aiutarli e accompagnarli. La cattedra spesso diventa simbolo di potere, di distacco, non di vicinanza.

E’ un progetto sperimentale per cui si stanno monitorando per diventare autono nella gestione delle relazioni e dell’apprendimento; della competenza digitale, per cui usano sia il cartaceo che il PC, non il tablet, in quanto quest’ultimo è consultivo, invece il PC è creativo.

Si educa persone competenti, ad ampio raggio. Il digitale non diminuisce la capacità di attenzione, non è deleterio perchè dipende da come viene utilizzato. Il PC e il digitale invece aiutano la alfabetizzazione digitale che non subisce ma crea.

Viene stipulato un patto educativo tra scuola e famiglie dentro una cornice di senso e di fiducia reciproca.

Kosmè ama il suo lavoro, gioisce ogni giorno dell’energia che i bambini e le bambine sanno trasmettere e mostrare. La bellezza della relazione con loro. Ogni bambino ha il suo modo di apprendere e spesso ci vogliono molto tempo e un’attenta osservazione per comprendere quali modalità d’azione siano utili per permettere a ciascun alunno un sereno e proficuo percorso scolastico..

E’ felice di vederli ogni mattina, di incontrarli e ricevere il loro sorriso. Non è così facile trovare un lavoro dove le persone ti sorridono con sincerità e vero affetto.

Chiara Di Benedetto: la scuola come ricchezza quotidiana

La maestra Chiara Di Benedetto ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua iniziale esperienza nella scuola paritaria e da quest’anno nella scuola pubblica di Montesilvano.

Chiara vive la scuola come un destino che l’ha scelta e per cui ogni giorno l’incontro con i bambini la rende sempre migliore, non nel senso di perfezione ma di cambiamento e di riscoperta di se stessa anche nella propria vulnerabilità. Ogni giorno sente la responsabilità bella e importante di offrire ai bambini motivazione, conoscenza, abilità, maturità, gioia e serenità.

La didattica è ricerca continua di sapere chi si ha davanti e quali strumenti sono più adatti ai bambini.

Le piace la lettura con i bambini, costruire racconti fantastici e progetti matematici, fare laboratori e collaborare con le famiglie e i colleghi. Ha trovato una grande differenza tra la scuola paritaria e quella statale. Ha dovuto rimettersi in gioco nuovamente, in un contesto diverso.

Essere e fare l’insegnante significa rimettersi in discussione ogni giorno, attraverso la relazione innanzitutto con i bambini e poi con tutte le altre persone che ruotano attorno alla scuola. La relazione educativa è sempre basata su un equilibrio instabile, che va costruito e riassestato quotidianamente. Rivedere, risistemare la lezione per ricalibrare. I traguardi non sono semplici.

Ha introdotto sperimentazione matematiche perchè trovava in alcuni bambini si trovavano in difficoltà nell’apprendimento, così ha recuperato degli strumenti addirittura del 1600 che sono stati utilissimi per i bambini.

Cerca e cura molto la collaborazione con i genitori e il territorio per poter lavorare meglio con i bambini.

La scuola italiana, la scuola in generale, ti spinge a ricercare un qualcosa che la entusiasma e non è mai ripetitivo e meccanico

Ilaria Basile: maestra e formatrice

Ilaria Basile, nasce come formatrice e per tanti anni ha svolto questo ruolo di formazione e orientamento al mondo del lavoro. Ad Insegnanti al microfono ha raccontato che il suo sogno era di fare la maestra, e così è riuscita a coronarlo iniziando la sua carriera scolastica presso l’IC “Europa unita” di Arese, in provincia di Milano. specializzandosi sul sostegno e l’area dell’infanzia. Da quest’anno è stata distaccata al Provveditorato di Milano, per seguire l’area dell’orientamento al lavoro.

Secondo la sua esperienza diretta in classe, ha constatato che l’area dei Bisogni Educativi Speciali, occorre maggiore preparazione dei docenti, perchè non gli alunni BES non sono solo a carico dell’insegnante di sostegno, ma di tutto il corpo docenti. Occorre lavorare su tutta la gamma di Bisogni Speciali.

Un altro aspetto fondamentale del lavoro di docente è la capacità di collaborare, sia dentro al scuola sia fuori, nel territorio. In questa prospettiva anche la motivazione del docente è essenziale, in quanto lo rende più capace di insegnare, trasmettere, coinvolgere, relazionarsi. Un docente motivato “crea” uno studente motivato

Il ruolo dell’insegnante richiede non solo la formazione ma anche la capacità di relazione emotiva, di empatia con gli alunni e alunne. Deve capire la potenzialità e le caratteristiche di ciascun allievo così da fargli percorrere sentieri appropriati ed efficaci.

Nel suo lavoro quotidiano utilizza diverse metodologie, quali il cooperative learning, la classe aperta, il tuor tra pari e il coding. Tutti strumenti che rendono attivo lo studente e lo pongono al centro.

Il suo ruolo al Provveditorato le ha permesso di avere uno sguardo ampio sulle diverse scuole.

La scuola italiana, secondo Ilaria, ha nei docenti la sua risorsa principale, la sua forza. Tanti docenit appassionati e preparati nel loro lavoro. Dall’altra parte invece la scuola italian dovrebbe collaborare maggiormente con il territorio, con gli enti e le altre realtà educative del territorio.

Silvia Granucci: maestra nella scuola senza zaino e formatrice

La scuola primaria dove insegna Silvia Granucci, nella vicina periferia di Lucca, l’IC Lucca quinto, offre il tempo pieno e soprattutto è la scuola senza zaino del fondatore di questo movimento, il dirigente Marco Orsi. La maestra Silvia ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua esperienza di queta impostazione che si ispira al metodo di Maria Montessori. Un approccio che coinvolge gli alunni sia nelle metodologie che negli spazi. C’è l’agorà, uno spazio di condivisione e collaborazione. Poi un utilizzo molto ampio dei sensi e un grande lavoro sulla responsabilità e autonomia di ciascuno bambino e bambina. Ad esempio per il semplice fatto di andare in bagno, è posizionato un semaforo che deve essere gestito da ogni singolo alunno con i tempi e il proprio turno in riferimento agli altri non chiedendo l’intervento della maestra.

Tutta la scuola è senza zaino, chiamata così perchè nell’idea del fondatore la scuola era troppo piena e pesante, per cui doveva essere alleggerita.

Un aspetto molto importante dal punto di vista didattico è il fatto che il materiale e gli spazi sono condivisi, anche se con il Covid-19 purtroppo è stato tutto modificato e quasi annullato. Tutto è condiviso e quindi affidato alla responsabilità. Inoltre la scuola senza zaino è fortemente differenziata, per cui l’attività didattica della classe è molto flessibile e organizzata anche in gruppi diversi, cosicchè la maestra può gestire attività diverse in contemporanea, stando soprattutto a coordinare gli alunni.

La formazione di Silvia è stata inizialmente orientata all’impresa, in quanto laureatasi in Economia e Commercio per poter lavorare nell’azienda di famiglia, che ha seguito per diversi anni. Poi per motivi personali si è avvicinata alla scuola recuperando il suo diploma magistrale e integrandolo con ulteriori specifici percorsi formativi. Così si è innamorata dell’insegnamento, della relazione con i bambini, e porta in classe tutta la sua esperienza anche del settore e dell’impostazione imprenditoriale.

Il suo segreto è quello di appassionare e far sorridere e divertire i suoi alunni, che per loro significa concentrazione, impegno, passione, e risultati.

La scuola senza zaino, lavora a classi e porte aperte. Lei ha trovato una scuola troppo rigida e impacchettata. E troppo spesso un atteggiamento di lentezza da parte di alcuni insegnanti, che diventa pigrizia, poca responsabilità, poca efficienza.

Secondo Silvia manca nella scuola il momento di valutazione dei docenti. Si valutano gli studenti ma nessuno può giudicare l’operato, sia in classe sia tra colleghi, per migliorarlo e stimolarlo.

Fa parte anche del team della Scuola digitale e ha realizzato spettacoli ed eventi con il territorio con una forte collaborazione e aiuto da parte delle famiglie.

Dando uno sguardo alla scuola italiana, la maestra Silvia sottoililnea come risorse positive sia gli insegnanti che i dirigenti, dove si trovano tante persone appassionate, coinvolgenti, preparati.

Invece in negativo c’è il sistema scolastico che non funziona e troppe volte l’insegnamento è una seconda scelta o è utilizzato e pensato come un ammortizzatore sociale. Non c’è una vera autonomia, è solo apparente. Infine il percorso formativo universitario non è pienamente adeguato e orientato all’insegnamento, troppa distanza e distacco.

Daniela Buffoni: maestra alla primaria e docente senza frontiere

La maestra Daniela Buffoni, insegnante presso la scuola primaria dell’IC Aldeno Mattarello a Trento. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua esperienza diretta con i piccoli alunni, come docente distaccata presso la sede provinciale dell’Ufficio Scolastico di Trento e infine come presidente dell’associazione Docenti Senza Frontiere.

Ha collaborato con IPRASE nella stesura delle Linee guida per i Piani di studio provinciali riferiti al curricolo di italiano e al curricolo di storia collaborando con il prof Mattozzi, supportando l’implementazione dei Piani di Studio provinciali nei percorsi di ricerca-azione presso gli Istituti Comprensivi della provincia di Trento.

Ha condotto percorsi di formazione di storia in prospettiva interculturale presso Istituti Comprensivi. E’ specializzata nell’insegnamento degli alunni con bisogni educativi speciali; ha collaborato con la casa editrice Erickson di Trento come autrice e nella produzione di materiale scolastico. Negli ultimi anni si è dedicata alla promozione del concetto di educazione glocale supportando l’idea di comunità educante. Partecipa come referente per l’istituto e per l’Associazione Docenti Senza Frontiere al Distretto dell’Educazione di Trento finalizzato al sostegno alla genitorialità e a promuovere sinergia tra tutti coloro che si occupano di educazione

La sua scuola è capofila di intercultura di Indire.

La maestra Daniela ha iniziato dei progetti e percorsi di educazione alla pace, attraverso anche dei tavoli con le istituzioni della città, dando così sviluppo ad un iniziale gemellaggio con la città di Peje in Kosovo nei Balcani, che nel tempo ha portato ad una sempre più forte collaborazione tra le due scuole.

Da queste iniziative è nata poi l’associazione Docenti senza frontiere per ampliare e garantire il diritto allo studio. Condividendo i valori dell’associazione che mira a superare, abbattere gli ostacolidi di ogni tipo, culturali, geografiche, umane, politiche, per dare a tutti la possibilità dello studio. Aderire come scuola significa far entrare questa sensibilità e specifiche iniziative dentro l’identità della scuola stessa e renderla parte dell’offerta formativa; ma anche il singolo docente o il singolo genitore possono aderire e condividere i valori e la mission.

Ogni anno l’associazione DSF promuove una campagna di sensibilizzazione e di autofinanziamento, attraverso il quaderno della solidarietà, realizzato ad hoc, per sostenere le attività all’estero.

La campagna di sensibilizzazione dei quaderni “etici, neutri e solidali” intende promuovere un cambiamento all’interno delle scuole attraverso il coinvolgimento delle famiglie come parte attiva del patto educativo con l’istituto di appartenenza.

Aderire alla Campagna “Quaderni Solidali” significa non solo sostenere il Diritto allo studio e i progetti di solidarietà, ma anche dare alle scuole la possibilità di ricevere da parte di Docenti Senza Frontiere percorsi e iniziative con l’obiettivo ultimo di allenare i giovani a quel necessario confronto costruttivo con persone, popoli e altre culture che costituiscono la realtà nella quale viviamo.

Oggi l’associazione ha realizzato progetti in tanti Paesi, quali la Tanzania, Uganda, Kenia, Nepal per realizzare attività di supporto all’istruzione e allo studio.

Le diverse attività sono interculturali e transculturali, per cui diventano percorsi di educazione civica, in senso soprattutto di educazione alla cittadinanza.

L’associazione DSF offre almeno una UdA che può essere realizzata da tutti durante l’anno scolastico.

La sua esperienza internazionale le fa vedere la scuola italiana da un alto come una realtà ricchissima per le capacità, preparazione e passione degli insegnanti e dall’altro la mancanza di visione lunga e coordinata del sistema scolastico; troppo spesso ci sono interventi politici di corto respiro, fatti a spot e magari per motivi di puro rendiconto elettorale. La scuola italiana merita di più

Francesca Scasciamacchia: l’insegnamento nella scuola primaria

La maestra Francesca Scasciamacchia è una giovane insegnante della scuola primaria Petrarca, plesso che fa parte dell’IC Montagnola-Gramsci di Firenze. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua scelta di intraprendere la professione di insegnante della scuola primaria. Da sempre si è relazionata con i bambini fin da giovanissima come volontaria ed animatrice. Fare la maestra quindi è stata una scelta coerente e spontanea. E’ oggi di ruolo e carica di entusiasmo e di passione per questa professione.

Ha avuto la fortuna di ritornare ogni anno sempre nella stessa scuola e così di poter avere una continuità didattica, ma non sempre è possibile avere questa fortuna.

Il motivo per cui ha scelto questo mestiere è il fatto di poter stare a contatto ogni giorno con i bambini, poter contribuire alla loro crescita umana e culturale. Invece con il corpo docente il rapporto è altalenante in quanto non tutti i docenti sono attenti e accoglienti con i nuovi arrivati e a volte si fa fatica ad entrare nel meccanismo del sistema scuola, anche perchè la formazione universitaria non aiuta in questo. L’università offre un percorso molto incentrato sulla materia da insegnare, sulla competenza disciplinare e molto poco sul mondo concreto della scuola. Così quando si arriva a varcare per la prima volta la soglia del proprio istituto ci si trova in un mondo totalmente nuovo, con pratiche, regole, competenze che si devono apprendere ogni giorno, sperando nell’aiuto e nella pazienza dei colleghi e del dirigente.

Purtroppo scuola ed università sono ancora due mondi troppo scollegati.

Nella primaria Petrarca, che si trova in una zona periferica della città, ci sono tante situazioni personali e familiari degli alunni molto variegate e a volte socialmente difficili e complicate, per questo il Comune sostiene diversi progetti ed iniziative per supportare sia la scuola che le famiglie.

Un progetto molto interessante è quello realizzato col COmune e denominato “Le chiavi della città”, per cui si cerca di offrire ai bambini occasioni ed itinerari per conoscere la città e la storia così ricca di Firenze. Altrettanto validi sono i progetti sulla lingua italiana realizzati in collaborazione con l’Accademia della Crusca e della società “Dante Alighieri”.

Le diverse iniziative servono ad aiutare a creare un sempre migliore clima di classe, per aiutare i bambini ad imparare meglio.

Lavorare con i bambini è molto bello, anche se la classi sono troppo numerose e non si riesce a dare la giusta attenzione a ciascuno di loro, a programmare un percorso e un progetto formativo adatto alle caratteristiche personali.

Inoltre la scuola a volte è troppo lenta e ‘vecchia’ rispecchio alla vita e alle esigenze dei bambini, che a volte si annoiano proprioperchè sentono che il sistema sia un pò lontatno e diverso dalla loro vita quotidiana.

La maestra lavora molto con al tecnologia, che aiuta molto i bambini a sentirsi più vicini all’ambiente della vita quotidiana.

La sua proposta fondamentale è rafforzare il dialogo e il rapporto tra famiglia e scuola.

Laura Ricciardi: didattica montessoriana all’IC F.lliTrillini di Osimo

La maestra Laura Ricciardi, insegnante all’IC Trillini di Osimo, Ancona, ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua particolare passione e interesse alla didattica e pedagogia montessoriana. Oltre a questo metodo, applica anche il Cooperative Learning, così in questo approccio molto ampio riesce a raggiungere tutti, ad accogliere e rispondere alle esigenze di tutti.

La sua attenzione alla metodologia inclusiva è parte di una strategia di tutta la sua scuola, per cui c’è un continuo scambio e aiuto tra colleghi. Ad esempio le classi 1^ hanno lavorato con le classi 3^, utilizzando la piattaforma di Google classroom.

Un progetto molto inclusivo e interessante è il progetto “Le parole della scienza“, nato nel 1999 dal MIUR, ha una rete ampia di scuole, guidata dall’ Itis Merloni di Fabriano e coordinata dal prof. Valitutti. Questo progetto ha l’obiettivo dell’alfabetizzazione scientifica attraverso un curriculo verticale. Il suo scopo è quello di “mettere in atto e condividere metodologie e strumenti per nuove modalità di insegnamento delle scienze”. Lavora per competenze e si basa su 5 parole chiave: oggetto, proprietà, materiale, interazione e sistema. Quindi ogni disciplina si può cimentare su un qualsiasi argomento avendo queste 5 parole come orizzonte. Si usa l’essenziale delle parole per ottenere il massimo della comprensione. Gli alunni fanno delle investigazioni vere e proprie sulle parole, si parla poco ma si agisce di più, si collabora per cercare. Ad esempio con i bambini si è scelto il concetto di forza, ma senza dare la definizione si è lasciato a loro il compito di capire, cercare, interrogarsi collaborando con i compagni, in gruppo, svolgendo osservazioni dirette, investigazioni ed esperimenti collegati al proprio vissuto sensoriale.

Secondo la maestra Laura, la scuola italiana sta facendo delle scelte importanti, soprattutto con l’attenzione alle competenze come si legge sulle Linee guida nazionali, mettendo lo studente al centro.

Invece i limiti sono dovuti alle strutture limitate e vecchie, i docenti sono pochi e hanno un alto turn over e infine le classi sono troppo numerose. Con la situazione di oggi, è necessario avere un numero limitato di alunni per poter dare loro un’attenzione giusta ed efficace. Dobbiamo insegnare ai bambini a parlare, a rispettare gli altri, a costruire un futuro migliore

Luisa Treccani al liceo Bagatta: passione educativa e legislazione scolastica

La prof.ssa Luisa Treccani ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua passione educativa di insegnante di Filosofia e Scienze Umane unita a quella per la legislazione scolastica. Insegna al liceo Girolamo Bagatta di Desenzano, BS, e da un anno è distaccata a tempo pieno alla Cisl scuola provinciale come esperta e formatrice di legislazione scolastica. Un binomio importante ma non sempre compreso e assimilato dal corpo docente, troppo spesso focalizzato ‘solo’ sulla parte didattica e pedagogica e poco sugli aspetti legislativi, troppo spesso considerati astratti, astrusi e formali. E’ vero che la burocrazia scolastica è farraginosa, complicata e poco chiara e che il CCNL all’art. 27 parla di vari obblighi e competenze che l’insegnante deve avere e acquisire ma non si parla della competenza e formazione legislativa. Ma la vita del docente è comunque ‘guidata’ e intrecciata agli aspetti del diritto e della legge. Per questo la prof.sa Treccani ha anche aperto un suo canale you tube dal titolo Professionisti a scuola per spiegare in pochi minuti i diversi aspetti della legge che interessano principalmente il mondo della scuola.

E’ importante che gli insegnanti comprendano che anche le leggi sono parte della formazione e competenza che devono possedere tanto quanto quella didattica, pedagogica e della disciplina. Si pensi ad esempio alla semplice esperienza e organizzazione di una gita didattica: organizzazione, contabioità, sicurezza, norme civili e penali, pedagogia e didattica.

Le leggi della scuola sono le cosiddette ‘regole del gioco’, per questo è importante conoscerle. Sono dei contenuti trasversali, in quanto ogni proposta didattica comunque deve inserirsi dentro ad una norma, si pensi ad esempio alle Linee guida nazionali.

La formazione attuale degli insegnanti è un pò eterogena in quanto quelli nuovi, soprattutto provenienti dai percorsi della primaria, sono generalmente ben preparati. Invece quelli della secondaria, a causa di numerosi e variegati interventi legislativi, si trovano dentro un grande ginepraio, di non facile ricostruzione. Gli stessi corsi di laurea dovrebbero includere anche esami e percorsi sulla legislazione scolastica.

Secondo la prof.sa dopo il regolamento sull’autonomia del 1999, a cui è seguita la legge 107 del 2015, c’è stato un progressivo scollamento tra Dirigente e organi collegiali,e così il rischio è che il DS si senta e viva in totale autonomia la sua responsabilità di gestione, senza coinvolgere abbastanza il corpo docente e gli altri attori della scuola. Dipende molto dalla personalità e scelta del DS.

Il dibattito tra pedagogisti e disciplinaristi è sempre attule per esprime la centralità di uno dei due aspetti.

La Cisl scuola sta proponendo corsi sulla essenzializzazione del curriculum e uno sull’utilizzo dele tecnologie. Inoltre oltre ad una eccessiva burocratizzazione accumulata nel tempo c’è anche una mancanza di contratto collettivo adeguato ai tempi e alle esigenze. Oggi c’è un alto carico di lavoro che non è adeguatamente riconosciuto e valorizzato, creando tensioni e spesso malcontento sia all’interno della compagine scolastica che nella società.

Un auspicio è che sia alleggerita la burocratizzazione della legislazione scolastica. Il ministro che riuscirà a farlo, sarà ricordato a vita! Occorre snellire, semplificare.

E per fortuna c’è il personale docente e ATA che hanno sempre voluto con impegno e con le risorse disponibili ad offrire il meglio per i propri studenti e famiglie.

Francesca Pisana: “l’arte di educare oltre l’amore compiacente” al IC “Vittorini”

La maestra Francesca ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua passione fin da piccola per il lavoro di insegnante e da 30 anni insegna nella scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “Elio Vittorini” di Scicli, Ragusa. Ha sempre cercato di sviluppare e curare la relazione educativa tra famiglie e scuola. Ne è fermamente convinta in quanto ha sperimentato sulla sua vita professionale quanto sia fondamentale la relazione educativa tra genitori e figli. Lì si trova la principale causa dei problemi scolastici dei bambini. Una relazione educativa familiare non pienamente positiva, serena, matura si riversa in modo negativo sull’apprendimento e il percorso scolastico dei figli. La sua esperienza è ora racchiusa e raccontata in un libro “L’arte di educare oltre l’amore compiacente, strategie relazionali per diventare genitori consapevoli”. In questo testo richiama in un percorso storico le diverse ‘tipi’ di famiglia che in questi decenni lei stessa ha visto e la società ha in qualche modo realizzato. Le famiglie di oggi sono molto affettive e compiacenti e così rischiano di aiutare troppo i figli, evitandogli le difficoltà e le sfide, prevenendo gli ostacoli. Un esempio sono proprio i compiti a casa: troppo spesso sono i genitori che fanno i compiti ai figli quando li vedono in difficoltà, senza essere loro a fianco per farlo crescere nell’autonomia e fiducia.

Nella sua lunga esperienza ha individuato anche nell’educazione della gestione delle emozioni un cardine del suo percorso educativo e formativo con i bambini. Non fa parte del programma classico delle materie, ma è una competenza trasversale così fondamentale nella vita di oggi. Un grande aiuto l’ha trovato nella lettura del libro di Daniel Goleman “Intelligenza emotiva”.

Inoltre ha sperimentato fin dall’inizio la tecnologia, con le prime LIM arrivate nella sua scuola, e riconosce che la tecnologia aiuta la didattica, ma non deve essere abusata. Soprattutto i bambini che usano troppo Internet e strumetni connessi, rischiano di abituarsi alla velocità, a non riflettere, a non concentrarsi. I bambini devono anche imparare dalla noia, dal fatto di non aver sempre il tempo riempito, devono imparare a trovare la risposte anche da soli.

Proprio sulle emozioni, ha partecipato al concorso “leggendo leggendo”, per cui hanno vinto una bella e utilissima biblioteca dei libri del Battello a vapore.

Il percorso sulle emozioni porta i suoi frutti sia nelle relazioni tra bambini all’interno della classe e con gli insegnanti, sia nel rendimento scoalstico, in quanto aquistano fiducia in e stessi.

Questa gestione delle emozioni diventa utile anche nelle tante attività laboratoriali che la maestra Francesca utilizza molto spesso per cui i piccoli alunni sanno gestire meglio le tensioni che inevitabilmente si creano tra di loro.

Secondo la maestra Francesca la scuola italiana ha una grande risorsa nel personale docente ma investe troppo poco nella formazione e nel fatto di avere classi con un numero di alunni che deve essere molto più basso di quello attuale.

Nunzio Pannuti all’IC Paccini: le Kangourou di matematica, per ragionare e risolvere problemi

La matematica per il prof. Nunzio Pannuti è stata una scelta maturata, come ci ha raccontato ad Insegnanti al microfono. Insegna all’IC Paccini di Sovico-Monza-Brianza, un istituto ad indirizzo musicale, e scuola di riferimento per le scienze under 18. A scuola svolge l’incarico di referente per la valutazione e la competizioni di Kangourou di matematica, per cui ha portato diverse classi e tanti studenti alle varie fasi, sia individuali che di squadra.

Il suo obiettivo è di aiutare i suoi studenti ad emergere, a trovare la propria strada e le scienze, tra cui la matematica, possono aiutare a crescere, ad educare maturando un linguaggio specifico, per cui le parole e i numeri hanno un significato specifico, preciso ed spesso unico. Imparando ad utilizzare i numeri e le scienze in generale con il loro processo di elaborazione, può aiutare a raggiungere i propri desideri. Egli cerca di rendere la matematica concreta e utile alla vita quotidiana.

Anche il coding è un’attività che svolge nelle sue classi e che può essere applicata a tutte le età e a tutte le materie. Lavorare col coding aiuta ad esercitarsi sul metodo, sul processo.

Il segreto della sua didattica nasce dal punto di partenza delle sue lezioni: una sorta di brainstorming di ogni concetto della matematica a partire dalla loro esperienza e vita quotidiana.

All’IC Paccini le prove d’ingresso aiutano a comprendere il livello di partenza dei nuovi studenti e calibrare sulle loro capacità, competenze e abilità il percorso più adatto, tenendo alcuni punti fermi imprescindibili e poi lasciando al docente la libertà di realizzare il percorso idoneo.

La matematica va fatta amare e resa concreta altrimenti diventa solo un ostacolo ostico e incomprensibile, magari troppo spesso causa di sfiducia, stress e disistima.

Fernanda Manganelli: coding, CLIL, musica, progetto Scuola Viva all’IC di Frattamaggiore2 (NA)

Fernanda Manganelli è una dirigente scolastica che gestisce oltre 1400 alunni dai 3 ai 13 anni, l’Istituto Comprensivo ad indirizzo musicale di Frattamaggiore2 “Capasso-Mazzini”, Napoli. Una realtà complessa perchè coinvolge tre diverse fasce d’età presenti in 4 plessi ma che riesce a gestire dando sempre sostegno e spunti di innovazione ai docenti, agli studenti, alle famiglie e al territorio. L’abbiamo incontrata per ascoltare su Insegnanti al microfono la sua testimonianza. Ha portato fin da subito la didattica del coding già dalla scuola dell’infanzia, perchè essa facilita l’apprendimento attraverso la logica, uno strumento che deve essere integrato con tutti gli altri e non andare a sostituirli. Ha sostenuto la metodologia del CLIL nelle scuole ‘medie’ avendo tre indirizzi linguistici, e così gli insegnanti di lingua gestiscono almeno un’ora alla settimana con contenuti di altre discipline nella lingua straniera curriculare. Un’altra iniziativa innovativa è l’offerta delle cosiddette classi 2.0, dove viene utilizzato il computer per l’apprendimento. Ha inoltre partecipato al progetto dell’UNICEF-Campania “processo a Pinocchio”, un vero e proprio processo alle azioni di Pinocchio per valutarne la legalità, moralità, liceità. Il tutto concluso con diversi oggetti-simbolo: i bambini della primaria hanno realizzato una giacca con attaccati i diritti dei bambini, che poi hanno portato al sindaco di Frattamaggiore; i ragazzi delle medie una bacchetta magica che hanno portato al presidente del Tribunale di Napoli.

L’indirizzo musicale, attraverso l’orchestra e il coro, ha visto la scuola partecipare a diverse iniziative musicali e artistiche, tra cui la vittoria del primo premio al GEF di Sanremo, il Festival Internazionale della Musica Scolastica.

Un altro progetto di ampio coinvolgimento di alunni e territorio è stato “Scuola Viva”, tre moduli di diverse aree tematiche. Il modulo di giornalismo ha permesso ai ragazzi e ragazze di ‘cimentarsi’ ne mondo della comuncazione con la’iuto di un giornalista professionista, raccontando e parlando di argomenti quali l’ambiente. Un’altra iniziativa è stata quella musicale, che ha permesso all’orchestra della scuola di ‘integrare’ nel suo organico gli strumenti mancanti attraverso ‘appoggio del vicino liceo musicale, formando così una realtà musicale di 80 elementi. Anche il coro ha avuto l’opportunità di partecipare alla vita del Teatro san Carlo di Napoli.

La scuola è aperta tutti i giorni fino alle 18 della sera per accogliere gli studenti che partecipano ai tanti altri progetti. Così c’è chi fa le Olimpiadi della matematica con l’Università Bocconi di Milano, chi quelle di italiano e chi si cimenta in attività da piccoli ingegneri per creare mini robot, coaudiuvati dalla facoltà di Ingegneria di Napoli.

Un altro progetto sul tema del bullismo e cyberbullismo sarà realizzato a fine Aprile con l’installazione di una panchina gialla dove sedersi liberi da attacchi di bullismo. Un segno chiaro e forte di lotta a questa mala abitudine spesso così diffusa tra i giovani.