Nunzio Pannuti all’IC Paccini: le Kangourou di matematica, per ragionare e risolvere problemi

La matematica per il prof. Nunzio Pannuti è stata una scelta maturata, come ci ha raccontato ad Insegnanti al microfono. Insegna all’IC Paccini di Sovico-Monza-Brianza, un istituto ad indirizzo musicale, e scuola di riferimento per le scienze under 18. A scuola svolge l’incarico di referente per la valutazione e la competizioni di Kangourou di matematica, per cui ha portato diverse classi e tanti studenti alle varie fasi, sia individuali che di squadra.

Il suo obiettivo è di aiutare i suoi studenti ad emergere, a trovare la propria strada e le scienze, tra cui la matematica, possono aiutare a crescere, ad educare maturando un linguaggio specifico, per cui le parole e i numeri hanno un significato specifico, preciso ed spesso unico. Imparando ad utilizzare i numeri e le scienze in generale con il loro processo di elaborazione, può aiutare a raggiungere i propri desideri. Egli cerca di rendere la matematica concreta e utile alla vita quotidiana.

Anche il coding è un’attività che svolge nelle sue classi e che può essere applicata a tutte le età e a tutte le materie. Lavorare col coding aiuta ad esercitarsi sul metodo, sul processo.

Il segreto della sua didattica nasce dal punto di partenza delle sue lezioni: una sorta di brainstorming di ogni concetto della matematica a partire dalla loro esperienza e vita quotidiana.

All’IC Paccini le prove d’ingresso aiutano a comprendere il livello di partenza dei nuovi studenti e calibrare sulle loro capacità, competenze e abilità il percorso più adatto, tenendo alcuni punti fermi imprescindibili e poi lasciando al docente la libertà di realizzare il percorso idoneo.

La matematica va fatta amare e resa concreta altrimenti diventa solo un ostacolo ostico e incomprensibile, magari troppo spesso causa di sfiducia, stress e disistima.

Domingo Paola del liceo “G. Bruno” di Albenga: la didattica della matematica e il segreto per amarla.

Ho incontrato il prof. Domingo Paola, insegnante di matematica e fisica al liceo scientifico “G. Bruno” di Albenga (Savona), ad Insegnanti al microfono. E’ un docente di lungo corso con un’ampia e internazionale formazione ed esperienza: autore di libri di testo, dal 1998 al 2011 esperto esterno italiano per gli insegnamenti di matematica e di fisica, nella commissione internazionale per la preparazione e correzione delle prove di Bac nelle scuole europee, come membro della CIIM, della commissione scientifica della rivista del Centro Ricerche Didattiche Ugo Morin, “collaboratore at large” della rivista L’Eucazione Matematica, nel 2015 vincitore del premio Bruno de Finetti e dal 2011 collaboratore come esperto con l’INVALSI.

E’ diventato insegnante di matematica quando un docente universitario gli ha fatto capire quanto questa disciplina sia concreta e collegata alla cosiddetta area umanistica. Il suo impegno è fortemente orientato a far capire ai suoi studenti quanto si possa essere creativi, concreti, aperti e collaborativi anche studiando la matematica. I suoi incarichi gli hanno permesso di conoscere e confrontarsi con scuole e sistemi scolastici di altri Paesi. La scuola italiana è secondo il prof. Paola poco flessibile nella sua organizzazione. Ci sono scuole all’estero dove, ad esempio, sono gli alunni che si spostano di aula e così l’insegnante può ‘trasformare’ e adattare la ‘sua’ aula alla sua materia offrendo agli studenti che arrivano in classe tutti gli strumenti, metodi, ambienti migliori per la didattica. La nostra scuola italiana ha classi troppo numerose, non si può fare una didattica personalizzata con 32 studenti, che rischi quasi di non conoscere. Piccole classi aiuterebbero ad andare incontro molto meglio ai bisogni e alle situazioni dei singoli alunni, e calibrare su di loro gli strumenti adatti per un apprendimento di maggior qualità.

Non basta portare avanti la interdisciplinarietà, occorre una maggiore integrazione, relazione, collaborazione tra le discipline.

Non ci sono metodi perfetti nè sistemi scolastici universali. Anche il famoso metodo Singapore, non potrebbe essere replicato da noi. La nostra scuola italiana ha soprattutto negli insegnanti una forza di competenza e passione invidiabile.

Imparare la matematica è sempre un’avventura faticosa e difficile, e non ci sono segreti per il successo. Occorre secondo Paola, non cercare scorciatoie, portare avanti un impegno sistematico e costante, uno studio continuo e non demoralizzarsi di fronte agli insuccessi.

La scuola italiana dovrebbe avere più coraggio e proseguire sull’autonomia che vuol dire una maggiore capacità di adattarsi alle situazioni, ai bisogni e alle necessità degli alunni, del territorio e della storia.