Maurizio Mingardi: l’insegnamento come un sogno finalmente realizzato

Il prof. Maurizio Mingardi, insegnante di lingue Inglese e Spagnola quest’anno come supplente presso l’ IC “Rita Levi Montalcini” di Torbole, BS, è entrato quest’anno nel mondo della scuola e ha raccontato ad Insegnanti al microfono il suo percorso personale e la sua impressione. Ha sempre avuto il sogno di insegnare e finalmente lo ha realizzzato.

La sua storia lavorativa è particoalre in quanto finita la scuola superiore ha scelto e dovuto andare a lavorare presso uno studio di consulenza del lavoro, ottenendo un contratto a tempo indeterminato. Quindi il cosiddetto lavoro fisso lo aveva. Ma aveva ancora nel cuore il desiderio di insegnare. Così dopo i trent’anni è riuscito a studiare Scienze linguistiche presso l’Università Cattolica di Milano ottenendo la specializzazione in Inglese e Spagnolo. E così quest’anno ha potuto fare la sua prima esperienza di supplenze.

La scuola è fondamentale per una società, senza formazione, cultura, istruzione una società di ignoranti non funziona. Non sta bene. Purtroppo oggi e in Italia non è adeguatamente considerata, come merita. Lui stesso ho ricevuto critiche per aver lasciato il posto sicuro per un posto di lavoro da precario, visto che la modalità di ingresso nella scuola è complesso e lungo.

Ha scelto di studiare ed insegnare lingue straniere significa capire un altro mondo, una visione diversa del mondo. Purtroppo l’università non è legata, integrata con il sistema della scuola. Ottima preparazione sui contenuti ma poca attenzione alla scuola. Alla Cattolica è molto accentuato l’orientamento verso il business piuttosto che verso la didattica e l’insegnamento. Anche in questo lo sbocco professionale della docenza non è molto valorizzato.

Oggi i ragazzi e ragazze sono molto vivaci e devono essere stimolati continuamente, anche accettando che non tutti i minuti della lezione siano al massimo della concentrazione. L’importante è che ci sia un obiettivo e sia raggiunto.

Ha un consiglio per motivarsi allo studio. Occorrono le 3 P: passione, pazienza, preparazione.

La scuola italiana purtroppo ha un grosso limite nella alta e spesso inutile burocrazia. Invece la risorsa migliore sono gli insegnanti, ce ne sono tantissimi motivati, appassionati, competenti.

Lucia Morrone: l’insegnamento dell’italiano e il sostegno

La prof.sa Lucia Morrone insegna italiano e storia al liceo di scienze umane di Santorre di Santa Rosa di Torino e anche il sostegno con due studenti. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono come la sua è una esperienza molto ampia che le permette sia di lavorare con diverse situazioni degli alunni sia ricevendo da loro una ‘doppia’ carica motivazionale.

L’esperienza di insegnare sul sostegno le ha dato una ricchissima esperienza e competenza umana e professionale. Ha così ampliato le diverse modalità di insegnamento che il sostegno impone al docente e che diventano delle competenze umane che si rivelano utilissime e fondamentali anche nella vita umana. Lavorare con le persone diversamente abili stimola ad entrare in sintonia, in relazione, in empatia con queste persone, a cui non basta la materia ma occorre lavorare sulla e con la persona.

Purtroppo nel mondo della scuola ci sono tanti colleghi che ‘snobbano’ il ruolo dell’insegnante di sostegno, altri avendo ‘paura’ delle persone diversamente abili non sanno come comportarsi nè come affrontarli e quindi non si sentono capaci e pronti a relazionarsi con questi alunni, altri lo fanno per necessità lavorativa e altri per fortuna, ma sono pochi, lo fanno per vera passione e motivazione. Infatti ogni anno sono sempre troppo pochi i docenti preparati e pronti a fare il ruolo del sostegno.

La sua materia specifica di Lettere classiche, quali latino e greco, le permettono di presentare e guardare alla letteratura sia italiana che classica latino e greco, come un modello di interpretazione di se stessi e della storia. del mondo. Occore studiare lingua e letteratura italiana come strumento e occasione per vivere poi la vita quotidiana e acquisire competenze critiche di lettura di ciò che accade nella società e nel mondo. Inoltre approfitta per lavorare con goi alunni per fargli apprezzare l’attualità anche del latino e del greco.

Lei offre diversi progetti di incontro con l’autore così da facilitare il dialogo, specialmente se sono libri con tematiche legate all’attualità e alle problematiche dell’adolescenza. Ascoltare e leggere i libri aiuta molto a rendere liberi, ad acquisire indipendenza di pensiero e di capacità critica, così importante per diventare uomini e cittadini. Gli autori del passato diventano le lenti con cui guardare, capire, criticare, giudicare anche il presente e progettare il futuro.

La sua visione della scuola trova nei docenti una ricchezza fondamentale, mentre la troppo numerosità di alunni nella singole classi e un’alta percentuale di DSA o diversamente abili, rende difficile la gestione del gruppo classe e di proporre una didattica personalizzata.

Tina Poletto: l’orientamento scolastico, il coaching di Studey e il sistema inglese

Ascoltare chi lavora nel Regno Unito nell’ambito dell’orientamento e del sostegno degli studenti all’estero è molto interessante e stimolante. Ho avuto l’opportunità di dialogare con Tina Poletto, ad Insegnanti al microfono, una giovane startupper che dopo aver studiato Lingua inglese a Trieste è volata a Londra per collaborare con il Salone dello studente e fondare un’azienda per l’orientamento e aiutare chi vuole studiare e lavorare in Gran Bretagna. Azienda che aiuta gli studenti italiani e internazionali a studiare all’estero: https://studey.com. E così attraverso il suo canale youtube coaching: https://www.youtube.com/channel/UCn-GQl0VEc-xEPDU5Mj3MyQ offre consigli e suggerimenti. Ha anche la Pagina facebook coaching: https://www.facebook.com/tinapolettocoach e il Blog https://lamentepensante.com/author/tinapoletto/ per poter offire ad ampio spettro il suo tutoraggio nell’orientamento. Infinecollabora con la app chiamata ValorY

A partire dalla sua esperienza italiana e inglese, consiglia agli studenti e agli insegnanti:

Innanzitutto occorre conoscersi, con l’aiuto di esperti dell’orientamento, scoprire se stessi, chi sono. Ci sono tanti strumenti, uno semplice è il cosiddetto modello VIA: scoprire e conoscere i propri Valori, quali gli Interessi e quali le Abilità.

Altro consiglio riguarda la consapevolezza del proprio passato educativo e familiare, in modo da capire quali sono le esperienze del passato che hanno segnato in modo positivo o negativo il proprio percorso formativo e personale, interpretarle e giudicarle.

Ultimo step concerne la motivazione. Ogni scelta necessita di forte motivazione per poter essere portata avanti. Passaggio fondamentale per orientarsi e concentrare le proprie energie e risorse.

Entrati all’Università il rapporto tra studenti e professori è molto diverso in UK rispetto all’Italia. Nel Regno Unito c’è molto più tempo di incontro e dialogo con gli studenti, e il rapporto è “quasi” alla pari, non c’è quella distanza, distacco come si percepisce in molte sedi universitarie. Ma è un problema culturale e di sistema scolastico e formativo diverso, con obiettivi, tempi, organizzazione e ruoli diversi. In UK il rapporto docente-studente è molto più dialogico, di confronto e di critica rispettosa.

Alessandra Ortolano: scuola senza zaino, Erasmus ed etwinning al liceo “I. Gonzaga” di Chieti

La prof.ssa Alessandra Ortolano è insegnante di filosofia e scienze umane al liceo “Isabella Gonzaga” di Chieti, dopo aver fatto per tanti anni l’esperienza di insegnamento nella scuola primaria, sempre a Chieti. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono della sua esperienza di scuola senza zaino alla primaria dove gli spazi aperti, l’autonomia degli alunni, le occasioni libere di confronto, riflessione e manualità sono poste al centro della vita scolastica, sull’esempio del metodo Montessori.. Nulla è lasciato al caso in questa scuola: dall’arredamento al tempo, alla materialità. Tutto è condiviso.

Altra sua importante esperienza riguarda lo scambio e incontro sulla piattaforma etwinning, diventando ambasciatrice e formatrice. Fin dalla scuola primaria ha sperimentato questa opportunità di lavorare e collaborare con scuole straniere, mettendo in gioco diverse competenze. In particolare il progetto realizzato sulle fiabe e quello sul cibo, durante l’anno dell’Expo. Nella scuola superiore il progetto ‘International Peer riguarda il patrimonio culturale.

Lavorare su etwinning significa aiutare gli studenti e studentesse ad aumentare le competenze trasversali, quali l’autonomia, la collaborazione, la comunicazione, l’imparare ad imparare, il problme solving, la gestione del tempo e lavorare per obiettivi.

La dimensione internazionale è stata portata avanti anche attraverso un progetto Erasmus plus per le scuole, cioè anche con la possibilità dello scambio, sul tema della motivazione allo studio, di una sorta di lotta alla dispersione scolastica. Il capofila è una scuola di Istanbul, Turchia, e causa pandemia purtroppo non si è riusciti a completare totalmente il progetto. Gli alunni coinvolti direttamente provenivano da diverse classi, che avessero deboli e fragili motivazioni all’impegno scolastico.

La progettazione internazionale diventa un’ottima occasione per lavorare a livello interdisciplinare e collaborativo, sia come classe di studenti che come scuola.

La scuola italiana ha la grande risorsa degli insegnanti, che con passione e versatilitià lavorano bene nonostante il peso della burocrazia e della rigidità del sistema scolastico.

La didattica attiva di Sara Antiglio

Ho incontrato la prof.ssa Antiglio in occasione delle mie interviste su Insegnanti al microfono. E’ laureata in pedagogia e ha iniziato fin dalla sua frequenza alla scuola superiore delle magistrali ad appassionarsi alla scuola. Non avrebbe potutto fare scelta migliore. !! 10 anni nella scuola primaria e poi due decenni in quella secondaria di primo grado. Ha sempre cercato il modo migliore per coinvolgere i suoi alunni, perchè così avrebbe potuto trasmettere meglio il suo sapere. Ma soprattutto la riforma che ha chiesto la didattica per competenze, le ha dato l’opportunità di “lanciarsi”, insieme ad un suo collega di matematica, in una avventura di sperimentazione, innovazione didattica molto importante, utile, e divertente per lei e i suoi fortunati alunni.

La didattica per competenze è una prospettiva recente (relativamente) e che spinge gli insegnanti a lavorare in classe e con gli studenti in manierea del tutto nuova. Per questo non è così diffusa. Pur essendo ‘obbligatoria’ non è facile per chi ha lavoato decenni con l’impostazione classica della lezione frontale e le valutazioni delle conoscenze, modificare il prorpio approccio e metodo. Eppure è il futuro!!

Sara ha intuito da oltre due decenni le opportunità didattiche e pedagogiche di questa metodologia e l0ha portata da sempre tra i suoi alunni.

Attività di cooperative learning, flipped classroom, gli Episodi di Apprendimento Situato, la tecnica del jigsaw e tanto altro.

Alberto Prieri e il suo canale “Scuola virus, imparare è contagioso”

Ho avuto la fortuna di dialogare con il prof. Alberto Prieri, un insegnante di lettere che insegna in una scuola della provincia di Cuneo. Qui puoi ascoltare la mia intervista https://www.spreaker.com/episode/43874463

Un insegnante appassionato del suo lavoro e preoccupato dei suoi alunni che a causa della chiusura delle scuole per la diffusione del virus COVID-19 si è inventato un canale youtube per aiutarli nello studio a casa. Ha creato con oggetti quotidiani presenti in cassa sua l’ambientazione e il ‘travestimento’ dei vari personaggi di storia e letteratura per rendere più accattivante e contestualizzato il contenuto da trasmettere. Si è divertito molto nel realizzare questi brevi video su Dante, Cavour, la ritirata di Russia e tante altre eventi e personaggi, e poi simpatiche scenette per spiegare la grammatica della lingua italiana (il verbo, i complementi di luogo e di tempo, ecc) Insomma un bellissimo canale youtube per imparare divertendosi.

Un bella testimonianza di un insegnante che ama il suo lavoro e i suoi ragazzi, e si è ingeniato a trovare strumenti nuovi e moderni per coinvolgere i suoi alunni e alunne e per stare vicino a loro in questo momento di DAD e non solo.

Qui il suo canale per ascoltare e seguire tutte le puntate https://www.youtube.com/user/prieri69 e imparare col sorriso e in modo piacevole. Buon sapere a tutti 🙂

Un popolo di “caproni”?

Un popolo di “caproni” non è una bella immagine per iniziare. Ma è quella che mi è venuta in mente ascoltando gli interventi di alcuni miei studenti delle superiori.
Abbiamo ripreso da tre giorni la scuola, purtroppo a distanza. Avevano promesso che dal 7 Gennaio saremmo tornati tutti in classe, ed invece…..i numeri dei contagi causati dal virus non lo hanno permesso, soprattutto in alcune regioni, in Veneto addirittura saremo chiusi fino a fine Gennaio.

Ho comunque rivisto i miei alunni dietro uno schermo. Una magra consolazione, avevo anche io molto desiderio di rivederli in presenza. Ma tant’è che adesso è così. Ho approfittato per farmi raccontare come avevano passato le vacanze natalizie.

E mi hanno colpito le testimonianze di due ragazzi riguardo alla festa di Capodanno. L’hanno festeggiata insieme agli amici e senza nessuna precauzione sanitaria. Come tanti altri ragazzi mi hanno confermato. Uno dei due mi ha detto: “con la mascherina non si poteva bere abbastanza liberamente e inoltre l’alcol uccide i germi”. Un altro mi ha detto: “non possiamo ancora ascoltare quel personaggio (definito in modo molto più volgare) che è il Presidente del Consiglio Conte, il quale continua a rubarci il tempo, le feste, la nostra adolescenza impedendoci di incontrarci e divertirci”.

Ecco perchè ho iniziato con l’immagine dei caproni. Evidentemente ci sono ancora persone che si “ribellano” alle regole dell’emergenza sanitaria in quanto non vere, imposte da alcuni gruppi di potere, senza fondamento e basate solo sul fatto che in genere la persone sono come dei caproni che seguono la massa e facilmente si fanno manipolare. Questo ragazzo era orgoglioso di mostrare tutta la sua arguzia nell’aver capito che non dobbiamo essere dei ‘caproni’, non dobbiamo seguire supinamente queste assurde regole imposte dai vari DPCM. Occorre ‘fregarsene’ e continuare a fare la propria vita. Perchè “tutto un complotto e una esagerazione!”

Forse anche la teoria dell’«elitismo», proposta dai vari Mosca, Pareto e Michels all’inizio del secolo XX, non è così appropriata, ma è certo che ancora oggi ci sono persone convinte che esistano alcuni gruppi ristretti di ‘potenti’ (di cui non si sa bene i nomi nè il numero) che governano un massa di immaturi e incapaci ad essere critici e consapevoli (che saremmo noi!?).

Le stesse misure adottate a scuola per proteggersi non sono condivise da tutti. Ci sono stati alcuni episodi di studenti che si sono rifiutati di indossare in modo appropriato la mascherina, di tenere le distanze (abbracciandosi e parlandosi vicini), di uscire da scuola al termine delle lezioni in modo ordinato e distanziato. Così a scuola, molto probabilmente anche in altri ambienti.

Ora anche gli studenti sono stanchi. Ho percepito una forte stanchezza, una strisciante demotivazione, una sottile frustrazione e rabbia. Non è facile questo periodo che ha così propfondamente scolvolto e stravolto le nostre vite. Forse alcuni non lo ammettono e continuano come prima.

Ma io credo che a tutti abbia cambiato molto della propria vita, nel bene e nel male. Ci ha permesso di riscoprire cose, aspetti nuovi della nostra vita, fatiche diverse, ostacoli imprevisti e inattesi. Ci ha chiesto di ‘ripensare’ tante abitudini e tradizionali comportamenti.

Fare l’insegnante….

Eravamo all’inizio del nuovo anno, dopo il duro e faticoso periodo primaverile del lockdown totale e la boccata d’ossigeno durante l’estate, pagata poi a caro prezzo per la diffusione del corona virus. Mi confrontavo con i ragazzi di 4^ superiore per sentire come avevano vissuto questo periodo e cosa si aspettavano. Una ragazza riferendosi ad una insegnante appena arriva da altra regione, mi sputa in faccia la sua schietta affermazione (peraltro abbastanza diffusa nella società): “ma come vi permettete voi insegnanti a lamentarvi quando avete ricevuto sempre il vostro stipendio durante questa pandemia, fate tre mesi di vacanza e lavorate solo al mattino?”. La sua rabbia era evidente sia dal tono della voce che dalla sua espressione facciale. Una provocazione a cui non ho risposto immediatamente, per non reagire troppo istintivamente e rispondere in modo sgarbato, come quando si è toccati sulle proprie convinzioni e passioni.

Ma perchè in Italia il lavoro dell’insegnante è sempre così sottovalutato?

Tanti lo criticano ma poi alla prova dei fatti…pochi lo scelgono…a tempo pieno! Ogni anno facciamo i conti con la mancanza di insegnanti, soprattuto in quelle materie di indirizzo dove il mercato del lavoro è più richiesto e remunerato. E spesso, mi sembra, sia contestato proprio da quelli che della scuola non hanno nessun interesse nè la conoscono, nè la amano.

Perchè fare l’insegnante? E’ davveo uno dei più belli mestieri? Se così bello perchè è scelto da pochi?

Innanzitutto è un lavoro, come tanti. Richiede una formazione, una competenza e un percorso universitario. Bisogna innanzitutto investire sullo studio, per diversi anni.
Poi occorre amare lo studio, essere convinti che la conoscenza, il sapere, la cultura sono un bene preziosissimo per ogni persona. Persuasi che è una ricchezza da condividere, mai tenuta per sè. Sempre aperta, trasparente e mai conclusa.
Altro aspetto importante è il fattore “u”, cioè quello umano. Non hai a che fare con robot o macchine, ma persone (delle varie età) con i loro vissuti, storie, aspettative, problematiche e doti uniche, per cui non sono un vaso rigido, universale e immobile da riempire con le proprie idee e contenuti. Non sono neanche dei ‘dipendenti’, con cui è stabilito per contratto un certo tipo di rapporto subordinato e di diverso ‘potere’. Molto di questo rapporto non è scritto, non è contrattualizzato nè tutelato dalla legge, ma solo dal buon senso e dalla ragionevolezza e buona educazione.


Occorre un pò di intuito psicologico, una manciata di senso pedagogico, un mestolo abbondante di pazienza, una smisurata voglia di rimettersi in gioco, un limite invalicabile alla propria dignità da salvaguardare sempre e ad ogni costo.

Non guasta anche possedere una certa capacità di collaborare, di coordinarsi e farsi coordinare, e non pensare che libertà di insegnamento voglia dire “libertà assoluta ed illimitata”. Si è sempre parte di un ‘corpo docente’, di una ‘comunità scolastica (che è altra cosa dalla compagine aziendale!!).

Infine penso sia importante capire ‘dove’ si fa scuola, cioè nel nostro sistema italiano ci sono diverse ‘location’: la scuola pubblica o privata, dell’obbligo o serale, dei bambini e adolescenti o giovani e adulti, di diversi indirizzi curriculari. Non sono tutte uguali e ognuna richiede alcune specifiche proprie di quel contesto.

Ma infine come ogni mestiere, lo si impara facendo, ascoltando, sbagliando e curiosando.

Certo alla mia alunna ho risposto. Le ho detto che ogni lavoro (onesto e legale) ha una sua dignità. E va rispettato, sempre!
Che giudicare la produttività di un lavoro non è cosa semplice da fare, tanto meno se basata su pregiudizi, superficialità e mancanza di criteri scientifici e obiettivi.
Che il valore di un mestiere non si giudica solo da ‘quanti soldi e cose’ produce, altrimenti il ‘mestiere’ dei genitori sarebbe il più assurdo, inutile, sorpassato (ma forse lo è in Italia, visto il pessimo indice di natalità???).
Che molto spesso nel lavoro si vede solo una parte, forse quella più appariscente e pubblica, ma ‘dietro le quinte’ c’è molto di più. Come l’iceberg, sta a galla perchè sotto c’è una massa molto più grande di quella visibile. Anche l’insegnante ‘sta a galla’ perchè prima e dopo la lezione fa molto più lavoro, impegno e fatica di quello che si vede in classe.

Ma questa è solo la mia esperienza!

DAD….una nuova sfida

Orami tutti sappiamo cosa significa l’acronimo DAD, Didatica a distanza, o DDI, DIdattica a distanza integrata, rispetto alla vecchia e tradizionale Didattica. LA pandemia del Covid-19 ha costretto le scuole di mezzo mondo a rivedere la ben consolidata e secolare didattica frontale, fatta di due luoghi, la cattedra e il banco, due strumenti, la lavagna e il libro o quaderno, di due persone, l’insegnante e lo studente. L’obietivo era di trasmettere delle conscenza, possibilmente nuove, allo studente che aveva il compito di assimilarle e ripeterle o al meglio rielaborarle.

Oggi la DAD ha costretto soprattutto gli insegnanti a stravolgere il proprio ruolo: come insegnare agli studenti…..attraverso uno schermo di computer. Sfida non facile perchè avvenuta in pochi giorni. neanche settimanem o mesi o anni. In pochi giorni tutti i docenti e gli studenti si sono dovuti reinventare un mestiere e dei ruoli ormai cristallizzati da anni.

La sfida dela DAD è la capacità dell’insegnante di rendere partecipi gli studenti al processo di apprendimento, attraverso strumenti che possano aiutare e facilitare la partecipazione, l’attenzione, la concentrazione, il dialogo, la riflessione e la rielaborazione. Ieri sentivo l’intervento del dott. Bianchi, professore a capo della task force del Ministero, durante la trasmissione Rai radio1…..che lamentava la poca formazione degli insegnanti su questa sfida.

Tutti hanno cercato di imparare da soli, con i consigli di qulache collega più aggiornato o esperto in informatica, o attraverso l’esplosione di corsi online. Ma non basta qualche giorno, nè qulache mese per cambiare un modello educativo-formativo di apprendimento radicato quasida secoli. Neanche per gli studenti è stato facile adattarsi e reinventarsi il loro nuovo ruolo.

Tutti hanno dovuto cambiare, persino i genitori. Stando a casa hanno potuto vedere con i loro occhi l’approccio alla scuola dei propri figli, come i professori gestiscono la lezione, come la classe si comporta dietro lo schermo. Alcuni hanno capito parecchie cose dei figli e del mondo della scuola, altri hanno preferito non vedere e non capire, altri hanno continuato come prima.

Allora la DAD si può riassumere in poche parole:

-saper coinvolgere, non solo con strumetni tecnici ed informatici, tutti gli alunni, non solo alcuni,

-trasmettere i contenuti in modo diverso ma altrettatno profondo, integrale, coerente

-non ripetere lo steso modello di insegnamento

-rivedere il patto educativo-formativo scuola-famiglia.

Mi ha colpito proprio ieri un twit provocatorio di Vittorio Feltri che paragonava la DAD ad un rapporto sessuale a distanza: manca in entrambi la presenza fisica, il medesimo ambiente, l’interazione di tutti i sensi, la soddisfazione completa ed integrale della relazione, la complicità reciproca, il rispetto di ognuno per ognuno.

Accettiamo la provocazione per continuare a riflettere soprattutto su come questa pandemia ha cambiato e chiede a tutti di modificare la vita scolastica e il metodo di apprendimento.

La sicurezza della scuola…fuori della scuola

Si parla tanto di rientrare a scuola, che i giovani hanno bisogno di ritornare a scuola, a vivere uno degli ambienti e contesti più significativi della loro crescita. E’ tutto vero. Tutti ce lo auguriamo. Ma occorre anche dire che tanti adolescenti fuori della scuola non si comportano secondo le minime regole della sicurezza sanitaria oggi vigenti. Sembra inutile preparare la scuola in sicurezza se prima e dopo le ore in classe i giovani fanno una vita completamente normale. Troppe foto sui social dimostrano che anche in questi giorni di festa molti non hanno rispettato le distanza, l’uso della mascherina, le regole di non assembramento.
E poi vorrebbero tornare a scuola senza problemi. Forse per loro non ci sono. ma così rischiano di portare agli altri i problemi di salute, diventano veicoli di diffusione per persone anziane e adulte, che loro frequenterebbero anche a scuola.
Loro dicono che hanno bisogno di vita sociale, che pochissimi si sono ammalati, per cui il problema sanitario del virus non li riguarda, almeno in una certa quantità di loro.
Che fare se ci sono evidenti segni di non osservanza da parte loro delle regole sanitarie? Se diventano potenziali trasmettitori dei virus e soprattutto poco responsabili verso la società e le persone più fragili?
Perchè vogliono tornare a scuola….senza essere attenti e rispettosi verso le regole elementari? E poi alcuni hanno i coraggio di lamentarsi perchè i mezzi di trasporto sono pieni? I giovani, come gli adulti, fanno presto a guardare gli errori e le incongruenze degli altri, sono giovani e hanno nel cuore lo slancio per il futuro e una certa dose di egocentrismo, salutare e pieno di carica di vita.
Dobbiamo farli rientrare a scuola, ma anche aiutarli a crescere nella responsabilità, per il loro e il nostro bene.

Cresce l’attesa per rientrare a scuola

L’attesa e la speranza di tornare tutti a scuola in presenza, pur con le dovute precauzioni sanitarie dovute al Covid-19, spinge tutti ad essere ottimisti. Il fatidico 7 Gennaio sembra storica per dare un segnale positivo. Ma il numero dei contagi in continuo aumento lascia in alcuni esperti forti dubbi di opportunità. Chi vuole rientrare a tutti i costi avendo fatto qualcosa per permetterlo e chi non vuole rischiare una terza ondata di contagi. E’ la continua lotta tra le due posizioni estreme che dall’inizio della pandemia si sono alimentate progressivamente e hanno proclamato le rispettive posizioni e a volte vittorie (di Pirro). Tutti desiderano rientrare a scuola in presenza perchè la DAD non ha portato gli attesi risultati. I giovani hanno bisogno di confrontarsi, dialogare, di vedersi e scontrarsi tra loro e con gli insegnanti.
Hanno bisogno di rientrare in un ambiente che forse oggigiorno è l’unico che così generalmente impone regole da osservare.
Gli adolescenti ormai “fuori” dal controllo dei genitori e della famiglia, senza la scuola rischiano di non vivere almeno alcune ore al giorno in un contesto regolato, chiaro nei suoi confini di responsabilità e di ruolo. Senza la scuola gli adolescenti rischiano di vivere sempre e solo in un contesto libero, informale e frutto delle loro scelte e regole. Rischiano di non imparare ad adattarsi ad un ambiente diverso da quello che vorrebbero. Di non comprendere la diversità dei ruoli. Di non appassionarsi “civilmente” ad una causa, quella della propria classe e del proprio istituto. Di non scontrarsi e confrontarsi con il giudizio sincero e trasparente di chi gli affida dei compiti e degli obiettivi.
Allora riapriamo le scuole in presenza, perchè ci sono tanti motivi.

Un anno da non dimenticare

Ripensando al 2020

Abbiamo appena lasciato alle spalle il 2020 e tutti siamo già orientati e proiettati a quello nuovo. Il futuro che abbiamo davanti non può non tener conto, e non derivare dalla storia vissuta, sia personale che in questo 2020 mondiale, essendo stati tutti colpiti più o meno direttamente dalla pandemia del COVID-19. Un drammatico evento che ha segnato la vita di tutta l’umanità, mai come prima se non dalla tragedia delle II Guerra Mondiale. Il virus, si dice, non ha guardato in faccia a nessuno, né la condizione sociale, economica, sanitaria, mentale o familiare. Ha colpito indistintamente. Gli scienziati hanno lavorato intensamente per poter trovare un vaccino a protezione degli uomini. Un’aspettativa verso la scienza mai così forte né sentita da tutti. Eppure ci sono ancora oggi i cosiddetti negazionisti del virus, o i complottisti, che pensano sia stata una macchinazione di qualche elite di persone.
E la scuola? Come ha vissuto la nostra scuola italiana questa sfida? Non è stato facile per nessuno gestire e capire la cosa giusta da fare.
La scuola italiana, nel suo impianto centralista e in parte autonomista, ha cercato di trovare le strade più corrette, ma non sempre ci è riuscita. Ci si è spesso dibattuti tra le direttive ministeriali e quelle locali dell’autonomia, spesso scaricando la responsabilità delle scelte più impopolari ai livelli istituzionali superiori e prendendosi i meriti in quelle scelte più facili. La scuola primaria è riuscita in questa seconda parte del 2020 ad affrontare con misure precise e spesso pesanti, a riuscire ad offrire ai bambini almeno la possibilità di andare a scuola, di stare in classe con i compagni, pur con tutte le misure di sicurezza. Ma almeno hanno vissuto la scuola.
Le scuola superiori, invece, sono state più penalizzate. Hanno fatto tanta didattica a distanza. Una vera sofferenza per i docenti e per gli studenti. Per entrambi è stata una notevole fatica senza avere i proporzionati risultati e soddisfazioni. Tante ore davanti allo schermo del computer per raccogliere colo in parte il piacere della conoscenza e della cultura. Ma anche qui è stata fatta la scelta del male minore.
Adesso ripartiamo a primi di Gennaio, dopo la pausa delle vacanze natalizie. Ci sono ottime speranze alla luce del vaccino che è stato scoperto. L’aspettativa che si possa ritornare entro l’autunno ad avere una vita normale. Ce lo auguriamo tutti! Buon 2021