Lucia Morrone: l’insegnamento dell’italiano e il sostegno

La prof.sa Lucia Morrone insegna italiano e storia al liceo di scienze umane di Santorre di Santa Rosa di Torino e anche il sostegno con due studenti. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono come la sua è una esperienza molto ampia che le permette sia di lavorare con diverse situazioni degli alunni sia ricevendo da loro una ‘doppia’ carica motivazionale.

L’esperienza di insegnare sul sostegno le ha dato una ricchissima esperienza e competenza umana e professionale. Ha così ampliato le diverse modalità di insegnamento che il sostegno impone al docente e che diventano delle competenze umane che si rivelano utilissime e fondamentali anche nella vita umana. Lavorare con le persone diversamente abili stimola ad entrare in sintonia, in relazione, in empatia con queste persone, a cui non basta la materia ma occorre lavorare sulla e con la persona.

Purtroppo nel mondo della scuola ci sono tanti colleghi che ‘snobbano’ il ruolo dell’insegnante di sostegno, altri avendo ‘paura’ delle persone diversamente abili non sanno come comportarsi nè come affrontarli e quindi non si sentono capaci e pronti a relazionarsi con questi alunni, altri lo fanno per necessità lavorativa e altri per fortuna, ma sono pochi, lo fanno per vera passione e motivazione. Infatti ogni anno sono sempre troppo pochi i docenti preparati e pronti a fare il ruolo del sostegno.

La sua materia specifica di Lettere classiche, quali latino e greco, le permettono di presentare e guardare alla letteratura sia italiana che classica latino e greco, come un modello di interpretazione di se stessi e della storia. del mondo. Occore studiare lingua e letteratura italiana come strumento e occasione per vivere poi la vita quotidiana e acquisire competenze critiche di lettura di ciò che accade nella società e nel mondo. Inoltre approfitta per lavorare con goi alunni per fargli apprezzare l’attualità anche del latino e del greco.

Lei offre diversi progetti di incontro con l’autore così da facilitare il dialogo, specialmente se sono libri con tematiche legate all’attualità e alle problematiche dell’adolescenza. Ascoltare e leggere i libri aiuta molto a rendere liberi, ad acquisire indipendenza di pensiero e di capacità critica, così importante per diventare uomini e cittadini. Gli autori del passato diventano le lenti con cui guardare, capire, criticare, giudicare anche il presente e progettare il futuro.

La sua visione della scuola trova nei docenti una ricchezza fondamentale, mentre la troppo numerosità di alunni nella singole classi e un’alta percentuale di DSA o diversamente abili, rende difficile la gestione del gruppo classe e di proporre una didattica personalizzata.

Asteria Bramati all’Itsos-MarieCurie di Cernusco: la neuropedagogia nella didattica

La prof.ssa Asteria Bramati, insegnante di Scienze umane presso l’IIS Itsos- M. Curie di Cernusco sul Naviglio, MI. Ha una lunga esperienza decennale nella scuola e nella sua specificità nel sostegno, come ha raccontato ad Insegnanti al microfono, ha incontrato una specifica disciplina: la neuropedagogia. Una disciplina innovativa e trasversale, che permette di approfondire e lavorare con tante altre materia scolastiche, quali la psicologia, la sociologia, la religione, la filosofia.

Oggi serve una scuola globale, invece la nostra scuola è fondata su un sapere specialistico. Servono contaminazioni tra i saperi, per questo la neuropedagogia aiuta a sviluppare questa prospettiva. Studiare il cervello nell’ottica della scuola, incuriosisce anche gli stessi studenti, che amano sapere come funziona il proprio cervello, anche alla luce delle nuove tecnologie che influenzano sull’operatività del cervello.

C’è il rischio di pensare che questo approccio sia troppo teorico e lontano dalla vita quotidiana della scuola. Invece i contributi di Giacomo Rizzolatti, famoso per la scoperta dei neuroni specchio, ci mostrano come la conoscenza non avviene solo col cervello ma anche col corpo, con tutta la nostra persona. Conoscere anche le idee di Vittorio Gallese, piuttosto di De Haan.

La neuropedagigia come dice la prof.sa Bramati “integra il sapere sociale-educativo della pedagogia e il sapere biologico della neurologia, alla luce dei processi storici, valoriali, filosofici, morali e spirituali; gli ambiti su cui si sviluppa sono molto articolati e spaziano dallo studio delle abilità di lettura e scrittura (Wolf, 2018), all’apprendimento musicale(Ashley, 2009), alle competenze matematiche (Dehaene, 2018).

Genitori e insegnanti si lamentano, spesso, della scarsa capacità di concentrazione dei loro figli e allievi. Conoscere come si sviluppa e funziona il cervello dei più giovani, può fornire delle utili indicazioni per migliorare l’attenzione dei giovani, anche, in ambito scolastico. Al centro della “rivoluzione neurocognitiva”(Oliverio, 2018) vi sono “le funzioni esecutive” , cioè l’insieme dei processi mentali che consentono ad una persona di esercitare forme di autocontrollo, di attenzione su un particolare compito, e infine, di trattenere in memoria una esperienza, traducendola, quando necessario, in azione.

Se è vero che la neuropedagogia fornisce, delle valide indicazioni metodologiche per aiutare a comprendere lo sviluppo cognitivo dei più giovani, é altrettanto vero, che “non esiste la risposta”(Gallese, 2019) le soluzioni pedagogiche sono plurime ed articolate, sta poi, all’insegnante renderle adeguate al contesto-classe e più efficienti”.

Per chi volesse approfondire i temi e condividere gli interessi e l’attività di Asteria, potete contattarla direttamante asteria.bramati@itsos-mariecurie.it

Per approfondimenti: http://www.anfis.it, http://www.oppi.it

Qui un suo contributo:

La neuropedagogia

“L’intelligenza non si costruisce dall’esterno: i bambini non sono dei vasi vuoti da modellare e riempire o specchi che riflettono passivamente l’esterno, ma, sono soggetti attivi che scelgono le immagini del mondo esterno essendo “prodigiosamente” capaci di impadronirsene grazie alla loro mente assorbente.” (M.Montessori, 1913).[1] Questa affermazione della pedagogista Maria Montessori ci fa capire come sia importante conoscere il funzionamento della mente dei giovani per costruire una azione didattica efficace e rispondente alle loro esigenze.

Le più moderne tecniche mediche consentono, sempre, di più di conoscere il funzionamento del cervello; sono, ormai, molti i consigli che le neuroscienze cognitive suggeriscono a chi si occupa di didattica. Dall’incontro tra le neuroscienze e l’educazione, sono nati diversi filoni di ricerca che vengono etichettati con il termine” neurodidattica”(Rivoltella, 2012)[2].

In particolare, Io mi propongo di diffondere la neuropedagogia. Essa integra il sapere sociale-educativo della pedagogia e il sapere biologico della neurologia, alla luce dei processi storici, valoriali, filosofici, morali e spirituali; gli ambiti su cui si sviluppa sono molto articolati e spaziano dallo studio delle abilità di lettura e scrittura (Wolf, 2018), all’apprendimento musicale(Ashley, 2009), alle competenze matematiche (Dehaene, 2018).

Genitori e insegnanti si lamentano, spesso, della scarsa capacità di concentrazione dei loro figli e allievi. Conoscere come si sviluppa e funziona il cervello dei più giovani, può fornire delle utili indicazioni per migliorare l’attenzione dei giovani, anche, in ambito scolastico. Al centro della “rivoluzione neurocognitiva”(Oliverio, 2018) vi sono “le funzioni esecutive” , cioè l’insieme dei processi mentali che consentono ad una persona di esercitare forme di autocontrollo, di attenzione su un particolare compito, e infine, di trattenere in memoria una esperienza, traducendola, quando necessario, in azione.

Se è vero che la neuropedagogia fornisce, delle valide indicazioni metodologiche per aiutare a comprendere lo sviluppo cognitivo dei più giovani, é altrettanto vero, che “non esiste la risposta”(Gallese, 2019) le soluzioni pedagogiche sono plurime ed articolate, sta poi, all’insegnante renderle adeguate al contesto-classe e più efficienti.”


[1]M. Montessori, Il segreto dell’infanzia, Garzanti, 2014

[2]P. C. Rivoltella, Neurodidattica, ed. Cortina, 2012

La gioia nell’osservare e nel comprendere è il dono più bello
della natura (A. Einstein)

di Asteria Bramati
Il cervello non è un computer, ma, se dovessimo paragonarlo ad
una macchina resteremmo impressionati dalla sua rapidità di
avviamento. Ciò è dovuto al fatto che il cervello è sempre in
movimento e vive di “momenti cognitivi” che gli permettono di
guidarci nelle decisioni che in ogni istante compiamo nella nostra
vita. La sua attività corrente può renderlo più sensibile ad uno stimolo esterno, e in tal caso si
parla di vigilanza, oppure a una conoscenza in entrata, e in tal caso si parla di risonanza
cognitiva, che ha luogo quando ciò che abbiamo appreso si inserisce perfettamente nei nostri
schemi di pensiero. All’inverso, quando ciò che abbiamo imparato entra in conflitto con i nostri
schemi di pensiero, si verifica la dissonanza cognitiva, che nuoce gravemente
all’apprendimento. Infine, nel caso in cui non sia ciò che abbiamo appreso, ma, sia
semplicemente lo stimolo sensoriale fuori della nostra attenzione, si parla di “cecità
attenzionale”.
L’esperimento del gorilla bianco
Un esempio molto noto ci fa capire quando si verifica quest’ultimo è l’esperimento del gorilla
bianco. Viene proposto un video in cui due squadre di basket, l’una in grigio l’altra in bianco,
fanno dei passaggi con la palla. Lo spettatore è invitato a contare il numero dei passaggi che fa
la squadra bianca. A un certo punto della partita, sul campo da gioco passa un uomo travestito
da gorilla bianco. Al termine del video, si comunica il numero esatto e si chiede se è stato
notato qualcosa di strano: la maggioranza dei soggetti non ha notato nulla, perché troppo
impegnata a contare i passaggi. Il loro cervello ha visto qualcosa, ma il compito che stava
svolgendo ha bloccato l’accesso di quell’informazione alla mente cosciente, che è uno spazio
limitato e ha bisogno di concentrazione per portare a compimento il compito che gli è stato
assegnato.
Come dimostra questo famoso esperimento, la mente umana è uno “spazio di lavoro” capace di
contenere una cosa sola alla volta. Un grande numero di oggetti mentali (o “noemi” li
chiamerebbe Husserl) combattono nella nostra mente una lotta incessante, che oggi avviene
soprattutto nella realtà virtuale-digitale.
Ma è solo uno il noema che può vincere e avere accesso alla coscienza. Questo oggetto
vincente può essere aiutato dalla nostra attenzione o da uno stimolo esterno. Giocare a scuola
su questo, cioè dare dei significati valoriali alle parole-vincenti è indispensabile, come ci insegna
il recente libro di Marco Balzano “Le parole sono importanti”, Einaudi 2019.
L’attenzione focalizzata e non focalizzata
Un altro riferimento pedagogico, oltre quello del gorilla bianco, che ci permette di capire come la
mente agisca è espressa da una bella metafora orientale. In questa metafora la mente viene
paragonata all’acqua. Essa può essere agitata o calma. Se immaginiamo la mente come il mare
e il messaggio come un’onda, in un mare agitato l’onda non lascerà alcuna traccia; in un mare
calmo verrà trasmessa perfettamente.
Se l’introspezione è un passo insostituibile per progredire nella conoscenza della mente,

l’attività mentale in sé non è cosciente, anzi è perlopiù inconscia,
perché la maggior parte delle azioni e delle decisioni sono automatiche
e incoscienti. Ma é solo grazie alla consapevolezza che possiamo
decidere come procedere,” dove mettere i piedi”. La coscienza ci dà
l’opportunità di compiere scelte e cambiamenti. Da qui l’importanza
anche nel contesto scolastico di incentrare l’azione didattica sulla
l’attenzione focalizzata, intesa come quella capacità di trasformare
l’informazione in consapevolezza. Essa ci permette di prendere
decisioni ponderate, mentre, monitoriamo la situazione con più
chiarezza per apportare modifiche con maggiore intenzionalità ed
efficacia.
Ma, come gli scienziati sottolineano, non bisogna trascurare il ruolo che
ha nel processo pedagogico anche l’attenzione non focalizzata: essa
indirizza i flussi di energia con modalità che non li fanno pervenire alla
coscienza, innescando una sorta di “pilota automatico”, permettendoci di compiere più azioni
contemporaneamente, di cui l’una a livello inconscio e l’altra a livello conscio.
Ecco un esempio per capire il suo funzionamento: se durante una passeggiata non
inciampiamo incontrando qualcuno è grazie al pilota automatico. Questa duplice azione di
camminare (senza inciampare) e parlare con qualcuno può essere compiuta poiché la mente
non conscia provvede a evitare gli ostacoli per aiutarci a sopravvivere lungo il percorso. La
dimensione non conscia della nostra mente effettua il monitoraggio del sentiero anche se la
nostra mente conscia. La consapevolezza presente in quel momento, non è occupata dalle
immagini visive del sentiero stesso: siamo occupati a parlare.
L’attenzione non focalizzata é un fattore molto importante che deve essere considerato quando
si costruisce l’azione didattica. Essa può influenzare il comportamento fino al punto di diventare
distrazione, come durante lo sforzo di rimanere concentrati. Gli studenti (come nell’esperimento
del gorilla bianco) sono spesso, vittima della distrazione, dettata dai ritmi dei loro dispositivi
elettronici che li guidano in un vortice di messaggi inconsci che li fanno “inciampare”. I loro
comportamenti sono guidati dall’attenzione non focalizzata.
Nella vita quotidiana sia l’attenzione focalizzata sia l’attenzione non focalizzata, comportano un
processo valutativo che attribuisce importanza ai pattern di energia e al valore informativo nel
loro emergere momento per momento. Bisogna fare capire ai giovani che entrambe sono
necessarie, per guidarci nelle nostre azioni e che deve esserci un giusto bilanciamento di
entrambe. Anche neurologicamente nel cervello le regioni deputate alla focalizzazione
dell’attenzione e all’importanza degli eventi sono interconnesse a livello sia strutturale sia
funzionale.
L’attenzione è direttamente influenzata da questo processo di valutazione, dalla salienza o dagli
eventi che accadano nella nostra vita. Per orientarci nel mondo dobbiamo agire in termini di
attenzione volontaria e non volontaria e tale meccanismo di monitoraggio avviene
automaticamente e momento per momento, senza che ci accorgiamo del suo funzionamento.
Facciamo un esempio: se ripensiamo a distanza di giorni a qualcosa che ci è capitato di
recente, come una discussione con una persona cara tornano alla mente, senza neppure
accorgersene, sia gli eventi (la routine) che ci sono capitati sia la discussione con i relativi
sentimenti che l’hanno accompagnata. In questo vediamo la distinzione tra consapevolezza e
attenzione.
Siamo costantemente impegnati nell’attenzione non focalizzata (il pilota automatico che ci guida
a fare le stesse azioni tutti i giorni) ma è invece la consapevolezza e la messa a fuoco di un
evento (in questo caso la discussione con una persona cara) che ci permette di conoscere e di
dare salienza (rilevanza) a ciò che viviamo.
I sentimenti catturano la nostra attenzione, portandoci a conoscere ed a apprendere. Gli
studenti conoscono tramite i sentimenti che gli vengono trasmessi. Lo stesso termine conoscere
fa riferimento ad una qualità sentita (felt) in noi stessi.
Gli scienziati (Damasio, 2018) sottolineano che questo sentire, il conoscere passa non solo
dalla nostra mente, ma, dall’intero corpo. All’interno del cervello è difatti presente il tronco
encefalico una parte, la più antica e posta in profondità, che riceve i primi input dei segnali
corporei e che permette di elaborare le informazioni-rappresentazioni che elabora la nostra
mente. La stessa parola informazione, (a scuola si trasmettono soprattutto informazioni) diventa

centrale. In-formazione significa (Singel, 2018) svelare l’informazione che abbiamo davanti e
stabilirne” l’importanza rispetto al viaggio che ci attende”. L’informazione é un pattern, uno
schema mentale dotato di valenza simbolica che ci permette di orientarci nel mare degli stimoli
sia fisici sia mentali (oggi soprattutto virtuali) che la nostra mente percepisce. Quando siamo
consapevoli dell’informazione, possiamo riflettere sul suo significato e scegliere come
rispondervi.
Il gorilla invisibile (tratto da “Imparare, comunicare, osservare”)
Video tratto da Lancini, Cirillo, Virdis – Imparare, comunicare, osservare, Zanichelli S.p.A., 2015
https://youtu.be/Y_fMXi2z1Zs
Il gorilla invisibile. E altri modi in cui le nostre intenzioni ci ingannano, di Christopher
Chabris,Daniel Simons, ed. il Sole 24 Ore , 2019

Alessandra Ortolano: scuola senza zaino, Erasmus ed etwinning al liceo “I. Gonzaga” di Chieti

La prof.ssa Alessandra Ortolano è insegnante di filosofia e scienze umane al liceo “Isabella Gonzaga” di Chieti, dopo aver fatto per tanti anni l’esperienza di insegnamento nella scuola primaria, sempre a Chieti. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono della sua esperienza di scuola senza zaino alla primaria dove gli spazi aperti, l’autonomia degli alunni, le occasioni libere di confronto, riflessione e manualità sono poste al centro della vita scolastica, sull’esempio del metodo Montessori.. Nulla è lasciato al caso in questa scuola: dall’arredamento al tempo, alla materialità. Tutto è condiviso.

Altra sua importante esperienza riguarda lo scambio e incontro sulla piattaforma etwinning, diventando ambasciatrice e formatrice. Fin dalla scuola primaria ha sperimentato questa opportunità di lavorare e collaborare con scuole straniere, mettendo in gioco diverse competenze. In particolare il progetto realizzato sulle fiabe e quello sul cibo, durante l’anno dell’Expo. Nella scuola superiore il progetto ‘International Peer riguarda il patrimonio culturale.

Lavorare su etwinning significa aiutare gli studenti e studentesse ad aumentare le competenze trasversali, quali l’autonomia, la collaborazione, la comunicazione, l’imparare ad imparare, il problme solving, la gestione del tempo e lavorare per obiettivi.

La dimensione internazionale è stata portata avanti anche attraverso un progetto Erasmus plus per le scuole, cioè anche con la possibilità dello scambio, sul tema della motivazione allo studio, di una sorta di lotta alla dispersione scolastica. Il capofila è una scuola di Istanbul, Turchia, e causa pandemia purtroppo non si è riusciti a completare totalmente il progetto. Gli alunni coinvolti direttamente provenivano da diverse classi, che avessero deboli e fragili motivazioni all’impegno scolastico.

La progettazione internazionale diventa un’ottima occasione per lavorare a livello interdisciplinare e collaborativo, sia come classe di studenti che come scuola.

La scuola italiana ha la grande risorsa degli insegnanti, che con passione e versatilitià lavorano bene nonostante il peso della burocrazia e della rigidità del sistema scolastico.

Luisa Treccani al liceo Bagatta: passione educativa e legislazione scolastica

La prof.ssa Luisa Treccani ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua passione educativa di insegnante di Filosofia e Scienze Umane unita a quella per la legislazione scolastica. Insegna al liceo Girolamo Bagatta di Desenzano, BS, e da un anno è distaccata a tempo pieno alla Cisl scuola provinciale come esperta e formatrice di legislazione scolastica. Un binomio importante ma non sempre compreso e assimilato dal corpo docente, troppo spesso focalizzato ‘solo’ sulla parte didattica e pedagogica e poco sugli aspetti legislativi, troppo spesso considerati astratti, astrusi e formali. E’ vero che la burocrazia scolastica è farraginosa, complicata e poco chiara e che il CCNL all’art. 27 parla di vari obblighi e competenze che l’insegnante deve avere e acquisire ma non si parla della competenza e formazione legislativa. Ma la vita del docente è comunque ‘guidata’ e intrecciata agli aspetti del diritto e della legge. Per questo la prof.sa Treccani ha anche aperto un suo canale you tube dal titolo Professionisti a scuola per spiegare in pochi minuti i diversi aspetti della legge che interessano principalmente il mondo della scuola.

E’ importante che gli insegnanti comprendano che anche le leggi sono parte della formazione e competenza che devono possedere tanto quanto quella didattica, pedagogica e della disciplina. Si pensi ad esempio alla semplice esperienza e organizzazione di una gita didattica: organizzazione, contabioità, sicurezza, norme civili e penali, pedagogia e didattica.

Le leggi della scuola sono le cosiddette ‘regole del gioco’, per questo è importante conoscerle. Sono dei contenuti trasversali, in quanto ogni proposta didattica comunque deve inserirsi dentro ad una norma, si pensi ad esempio alle Linee guida nazionali.

La formazione attuale degli insegnanti è un pò eterogena in quanto quelli nuovi, soprattutto provenienti dai percorsi della primaria, sono generalmente ben preparati. Invece quelli della secondaria, a causa di numerosi e variegati interventi legislativi, si trovano dentro un grande ginepraio, di non facile ricostruzione. Gli stessi corsi di laurea dovrebbero includere anche esami e percorsi sulla legislazione scolastica.

Secondo la prof.sa dopo il regolamento sull’autonomia del 1999, a cui è seguita la legge 107 del 2015, c’è stato un progressivo scollamento tra Dirigente e organi collegiali,e così il rischio è che il DS si senta e viva in totale autonomia la sua responsabilità di gestione, senza coinvolgere abbastanza il corpo docente e gli altri attori della scuola. Dipende molto dalla personalità e scelta del DS.

Il dibattito tra pedagogisti e disciplinaristi è sempre attule per esprime la centralità di uno dei due aspetti.

La Cisl scuola sta proponendo corsi sulla essenzializzazione del curriculum e uno sull’utilizzo dele tecnologie. Inoltre oltre ad una eccessiva burocratizzazione accumulata nel tempo c’è anche una mancanza di contratto collettivo adeguato ai tempi e alle esigenze. Oggi c’è un alto carico di lavoro che non è adeguatamente riconosciuto e valorizzato, creando tensioni e spesso malcontento sia all’interno della compagine scolastica che nella società.

Un auspicio è che sia alleggerita la burocratizzazione della legislazione scolastica. Il ministro che riuscirà a farlo, sarà ricordato a vita! Occorre snellire, semplificare.

E per fortuna c’è il personale docente e ATA che hanno sempre voluto con impegno e con le risorse disponibili ad offrire il meglio per i propri studenti e famiglie.

Domenico Bracciodieta e l’inglese con voicebooks

Il prof. Domenico, per gli amici Mimmo, Bracciodieta è un appassionato insegnante di lingua e letteratura inglese al liceo “L. Da Vinci” di Cassano delle Murgie, Bari. L’ho ascoltato ad Insegnanti al microfono per capire quando è nata la sua passione per la lingua straniera e come la trasmette ai suoi alunni. Ha scoperto il suono e la curiosità per l’inglese quando ascoltava da piccoli i suoi parenti emigrati negli Stati Uniti, come tanti italiani ai primi del ‘900, che tornando nella loro terra d’orgine in Puglia, portavano anche i suoni, le tradizioni, le usanz di un altro Paese. Così è stato quasi naturale studiare l’inglese. Da oltre 30 anni insegna nella stessa scuola superiore e con medesima passione e competenza trasmette ai suoi alunni la bellezza e l’utilità della lingua anglo-americana. Le sue leziuoni sono improntate ad un apprendimento in maniera alternativa, senza l’ossessione della valutazione. La tecnologia e la lingua inglese permettono un connubio molto felice per fare una didattica coinvolgente, attiva e attuale. Oggi il prof usa diverse metodologie, quali il Project Based Learning, il cooperative learning, i programmi in doppia lingua, la certificazione linguistica Cambridge e soprattutto il Festival di Cassano Scienza, un appuntamento annuale a Maggio, giunto alla sua settima edizione. Organizzato, preparato e condotto da studenti e docenti che insieme offrono una settimana di incontri, dibattiti dove i laboratori, tenuti dagli alunni del liceo stesso, sono il fiore all’occhiello.

La sua attenzione internazionale viene coltivata per la scuola attraverso degli accordi con importanti istituzioni, tra cui la Tate Modern Gallery e l’Imperial College di Londra, con cui realizza viaggi e percorsi formativi per gli alunni.

La sua ultima innovazione riguarda la creazione, insieme al linguista Anthony Green, di una specifica piattaforma chiamata voicebooks, che aiuta in modo particolare all’ascolto, ad identificare il suono delle parole, a riconoscerle in un contesto di vita quotidiana. Uno strumento utilissimo per migliorare l’abilità del “listening”, qui anche il canale youtube e anche un articolo su La Repubblica

Iaconianni, DS del liceo “Telesio”: l’insegnante dovrebbe essere un attore e la scuola deve formare a 360°

Ho ascoltato il Dirigente Scolastico prof. Antonio Iaconianni del liceo “Bernardino Telesio” di Cosenza per Insegnanti al microfono. Ha una esperienza molto ampia in quanto come formazione è un ingegnere e così per i primi anni di insegnanemnto è stato a Roma in un istituto tecnico e professionale, per poi passare a dirigere un liceo classico dove ha saputo portare la sua passione educativa e la sua visione di scuola che nel tempo ha incrementato il numero di studenti e di offerta formativa. Ha implementato l’indirizzo Cambridge, per la internazionalizzazione, ha poi introdotto l’indirizzo biomedico in quanto aveva colto dagli studenti e dal territorio il bisogno di formarsi in questo settore per aiutare nel percorso medico ed infermieristico.

Anche l’indirizzo di comunicazione e scrittura creativa è stato ben accolto dalle famiglie. Inoltre ha voluto proporre il percorso quadriennale, innovativo per una parte selezionata di studenti e studentesse. Quattro anni che sono possibili per due princiapli fattori: una metodologia didattica molto laboratoriale e concreta, applicata; una forte collaborazione sinergica di tutte le discipline, così da procedere in modo davvero interdisciplinare.

L’ascolto del territorio e la collaborazione con tutti gli attori lo ha spinto anche ad introdurre un indirizzo sportivo e soprattutto a iscrivere le squadre studentesche nei campionati di pallavolo, sci e calcetto, scontrandosi anche con squadre non solo amatoriali, ma diventando un ulteriore ambito di formazione e competenza. Ma un’ampia competenza, secondo Iacoianni, si può raggiungere anche con le attività di teatro, per cui organizzano rappresentazioni nel teatro Rendano di Cosenza.

Una delle sue scelte didattiche e strategiche è che non esiste la classe ma la scuola, per cui si scelgono le attività e gli indirizzi. E uno dei più apprezzati e innovativi per un liceo è quello di robotica.

Altro aspetto caratterizzante il liceo “Telesio” sono i gemellaggi con scuole all’estero e la possibilità di trascorrere alcuni giorni con coetanei e colleghi per imparare e condividere esperienze di altre scuole di altri Paesi. Questa opportunità è possibile in quanto Iaconianni ha pensato ad istituire “Gli amici del Telesio”, che sono persone o aziende interessate a sponsorizzare le attività e i progetti scolastici con un contributo economico. In questo modo a costi molto contenuti, gli studenti sono andati a Boston, USA, e in Stati europei, e stanno programmando di andare a Gibuti. Una fortuna poter allargare così ampiamente i propri orizzonti culturali.

Grazie alla sua curiosità, il Dirigente è riuscito anche a ristrutturare e riaprire al pubblico l’antica biblioteca dell’istituto, che vanta manoscritti del 1300 e diversi ancunaboli.

Dalla sua esperienza il prof. Iacoianni è convinto che la scuola italiana dovrebbe modificare in meglio il percoso di reclutamento dei docenti e anche dei dirigenti scolastici. Occorre oltre ai contenuti una profonda preparazione didattica, metodologica e umana, che potrebbe essere acquisita in parte con un anno intero di tutoraggio.

L’insegnante è come un attore: una persona in grado di attirare, incuriosire, coinvolgere gli studenti innanzitutto utilizzando in modo intelliggente e sapiente la voce, e poi i gesti, la scenografia e con l’ambiente scolastico.

Cristina Costarelli, DS al liceo Newton: modello DADA, per trasformare la scuola, ANP

La prof.sa Cristina Costarelli, DS al liceo scientifico Newton di Roma, ascoltata a Insegnanti al microfono, ha fatto esperienza in tutti gli ordini di scuola: iniziata la sua attività lavorativa nella scuola primaria, ha poi fatto la dirigente all’Istituto Comprensivo e adesso al liceo.

Ha introdotto subito il modello DADA: il modello di Didattica per Ambienti Di Apprendimento, in cui si sperimenta una radicale innovazione pedagogico–didattica e organizzativa con l’obiettivo di coniugare l’alta qualità dell’insegnamento con la funzionalità organizzativa di matrice anglosassone. Gli istituti funzionano per “aula–ambiente di apprendimento”, assegnata a uno o due docenti della medesima disciplina, con i ragazzi che si spostano durante i cambi d’ora. Ciò favorisce l’adozione, nella quotidianità scolastica, di modelli didattici funzionali a quei processi di insegnamento-apprendimento attivo in cui gli studenti possano divenire attori principali e motivati nella costruzione dei loro saperiLa sua passione edicativa e il desiderio di aiutare gli studenti ad apprendere sempre meglio.

Il modello DADA è stato introdotto nell’anno 2019-29 e con un grande sforzo da parte di tutti, seppur con impegno e convinzione diversa. Non è mai facile cambiare. Purtroppo l’emergenza e la pandemia del Covid-19 ha interrotto questo promettente inizio, ma la DS è proonta a ripartire appena possibile.

Nella sua lunga e variegata esperienza ha visto quanto è importante la preparzione e formazione degli insegnanti: ci vuole una grande capacità di relazione, un maturo equilibrio e una convinta dimensione collegiale. Oggigiorno la formazione si trova ina una situazione un pò ambigia: da un alto è fatto obbligo di legge per tutti i docenti e dall’altra è lasciata libertà sulle modalità e non rientra nel contratto. Per questo è importante anche l’aggiornamento fatto a scuola con il collegio docenti, in quanto permette alla scuola di dare una ‘certa’ impostazione e direzione collegiale a tutti gli attori educativi. Soprattutto nelle scuole superiori si rischia che l’insegnante viva in una sua isola scolastica, mentre è altrettanto essenziale lavorare insieme a tutti gli altri colleghi.

L’innovazione didattica è un’attenzione imprescindibile per una scuola moderna e adatta ai tempi. Occorre introdurre e sperimentare nnuove e più efficaci metodologie, come cooperartive learning, coding, robotica, percorsi multidisciplinari.

Infine il suo ruolo di vice presidente della Associazione Nazionale Presidi di Roma le permette di incontrare e confrontarsi con tanti dirigenti e scuole, constatando a volte la diffusione di storici problemi e limiti della scuola italiana e cogliendo opportunità nuove e stimolanti.

Maria Grazia Lancellotti, DS al liceo “Orazio”, scuola Green e il progetto “Il Civico Giusto” della memoria

La prof.sa Maria Grazia Lancellotti, come ha raccontato ad Insegnanti al microfono, è entrata nel mondo della scuola come insegnante di Lettere e Lingua Italiana per poi diventare Dirigente Scolastica in una scuola professionale e ora al liceo Orazio di Roma. La scelta di intraprendere l’avventura di DS nasceva dal desiderio di dare l’impronta a tutta una scuola non solo ad alcune singole classi, come avviene nel ruolo di insegnante. La sua visione di scuola è quella di una “realtà piena di senso e non di cose, che serve per formare dei cittadini e delle persone adulte dando a tutti le competenze trasversali e fondamentali per crescere bene”. La scuola deve perciò essere trasversale, non a compartimenti stagni. In questo senso la nuova disciplina di Educazione Civica ha aiutato a superare alcuni steccati tra le materie proponedo un percorso multidisciplinare, aperto a tante diverse discipline e contenuti.

L’esperienza della Educazione Civica e la pandemia hanno mostrato come il cambiamento non è sempre facile nè lineare nè immediato. Occorre che i docenti sappiano e vogliano osare, ma a volte hanno paura di farlo.

Occorre mettere gli studenti al centro e costruire la persona, accettando anche di sbagliare e quindi di ricominciare.

Al liceo Orazio, tra le tante inizitive, ci sono due progetti a cui la prof.sa Lancellotti tiene particolarmente.

Innanzitutto la rete delle scuole Green, dove il liceo è capofila e tra i fondatori, nata per la convinzione che “sia una priorità educativa far conoscere gli obiettivi dell’Agenda 2030 e promuovere azioni volte allo sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ecosistema. Tale rete ritiene la scuola il luogo che, costitutivamente, ha nelle sue finalità la promozione della corretta informazione e della cultura e la formazione di cittadine e cittadini consapevoli e responsabili. In base all’accordo, tutte le istituzioni scolastiche aderenti, si impegnano ad approfondire i temi dell’ambiente, del cambiamento climatico e dell’educazione alla sostenibilità, promuovendo progetti di educazione ambientale e buone pratiche da sperimentare nel contesto scolastico”.

L’impatto dell’uomo sull’ambiente, antropocene, chiama tutti a maggiore attenzione, conoscenza e sensibilità

Una rete che nel tempo e velocemente si è allargata a tutta Italia e coinvolge centinaia di scuole. L’impegno è quello di impegnarsi con delle azioni concrete e fattibili sul tema del rispetto dell’ambiente, dell’ecosistema, del riciclo, di attività virtusoe per lottare contro i cambiamenti climatici.

L’altro progetto molto interessante si chiama “Il civico giusto“, nasce dalla considerazione che la memoria, il ricordo di persone e fatti, non può affidarsi solo al racconto, alla narrazione, ma che ha bisogno di simboli, di luoghi.

Durante l’occupazione nazifascista, a Roma, in Italia e in Europa, le persecuzioni costrinsero alla fuga e alla clandestinità centinaia di migliaia di persone. Per molte fu una tragica fuga a breve termine, stanate come prede spaurite, furono indirizzate verso i campi di lavoro, di concentramento, di sterminio.

Ma per altre ci fu una storia diversa. Una storia di fratellanza, di amore, di solidarietà che il nostro progetto intende celebrare e onorare raccontando e ricostruendo la vicenda di quanti accolsero queste persone, a volte sconosciute, nel cuore delle loro case, offrendo loro un nascondiglio e mezzi di sostentamento, rischiando la propria vita, senza chiedere nulla. Anche per lunghi mesi.

L’obiettivo è quindi quello di “segnare e riconoscere” in maniera tangibile, quelle case che, grazie al coraggio degli abitanti, sono stato il sicuro rifugio di chi veniva braccato dai nazifascisti.

Viene affissa una targa accanto al civico con un codice QR, per cui inquadrandolo si viene informati sulla storia e la persona.

Questo progetto, supportato da esperti storici e di altre discipline, ha permesso agli studenti di imparare tante competenze sia storiche che trasversali per poter cercare, indagare e raccontare queste storie.

Dando uno sguardo alla scuola italiana, secondo la prof. Lancellotti, bisognerebbe rivedere i curricula, i programmi/percorsi formativi dando maggiore flessibilità. Ma soprattutto bisognerebbe evitare di fare cambiamenti troppo frequentemente e senza lungo respiro. Troppo spesso la politica usa la scuola senza davvero migliorarla ma facendo solo cambiamenti di facciata che servono al consenso politico immediato. La scuola ha bisogno di vere e ampie riforme da preparare e ‘digerire’ con il tempo.

Teresa Goffredo DS al liceo “Galilei” di Lamezia Terme: scuola digitale, legalità, rete territoriale

La prof.ssa Teresa Goffredo, come ha raccontatato ad Insegnanti al microfono, ha sempre amato il suo lavoro nella scuola, prima come insegnante di lingua e letteratura inglese e poi come Dirigente Scolastico in diverse scuole superiori della provincia di Catanzaro. Ora è DS del liceo scientifico “Galileo Galilei” di Lamezia Terme (CZ). La sua passione educativa nel ruolo di dirigente le permette di ampliare il campo di azione didattico-educativa verso e con i ragazzi adolescenti e tutte le altre figure della scuola. Il suo grande impegno è di creare e rafforzare la collaborazione tra scuola, territorio, famiglie e altri enti perchè è convinta che solo insieme, in una rete efficace, si possono raggiungere importanti e significativi risultati.

Il suo liceo è scuola capofila del Premio “scuola digitale” del Ministero dell’Istruzione, che ogni anno mette al 1° premio 1000 euro per la scuola vincitrice, il 2° un kit di robotica e il 3° un dispositivo scelto a seconda dell’utilità del momento. La giuria è costituita da un tream di personalità di diverse competenze: un rappresentate delle istituzioni locali, dell’università, un esperto di digitale. Il Premio richiede agli studenti di lavorare su diversi settori e abilità, a seconda del progetto scelto di realizzare, per formare il buon cittadino. i prodotti realizzati e quindi le permette di attuare in rete diverse iniziative a favore non solo della sua scuola ma di tutto il territorio.

Il suo stimolo costante ai docenti è quello di superare un atteggiamento ‘cattedratico’, di sola lezione frontale e di ‘riversare’ sugli studenti informazioni e conoscenza ma cercare sempre metodi e approcci che siano un’epserienza, che siano coinvolgenti, che siano stiumolanti per gli alunni. Oggi i ragazzi sono e vivono in un contesto diverso rispetto al passato e quindi anche la didattica deve adeguarsi a loro, facendoli diventare più protagonisti. Anche se non è sempre facile.

Uno dei progetti più importanti è quello della legalità. Ogni anno gli studenti del biennio vengono coinvolti a riflettere e lavorare su questa tematica così importante per il territorio e la società

Ha attuato un gemellaggio con il liceo “Berto” di Mogliano Veneto (TV) con cui hanno fatto una bellissima esperienza sul tema della legalità con un viaggio a Palermo.

Altro progetto che coinvolge gli studenti per approcci innovativi che mettano al centro lo studente e i bisogni, valorizzando gli stili di apprendimento e lo spirito d’iniziativa per affrontare in maniera efficace e coinvolgente è quello denominato “Nessuno escluso”.

Domingo Paola del liceo “G. Bruno” di Albenga: la didattica della matematica e il segreto per amarla.

Ho incontrato il prof. Domingo Paola, insegnante di matematica e fisica al liceo scientifico “G. Bruno” di Albenga (Savona), ad Insegnanti al microfono. E’ un docente di lungo corso con un’ampia e internazionale formazione ed esperienza: autore di libri di testo, dal 1998 al 2011 esperto esterno italiano per gli insegnamenti di matematica e di fisica, nella commissione internazionale per la preparazione e correzione delle prove di Bac nelle scuole europee, come membro della CIIM, della commissione scientifica della rivista del Centro Ricerche Didattiche Ugo Morin, “collaboratore at large” della rivista L’Eucazione Matematica, nel 2015 vincitore del premio Bruno de Finetti e dal 2011 collaboratore come esperto con l’INVALSI.

E’ diventato insegnante di matematica quando un docente universitario gli ha fatto capire quanto questa disciplina sia concreta e collegata alla cosiddetta area umanistica. Il suo impegno è fortemente orientato a far capire ai suoi studenti quanto si possa essere creativi, concreti, aperti e collaborativi anche studiando la matematica. I suoi incarichi gli hanno permesso di conoscere e confrontarsi con scuole e sistemi scolastici di altri Paesi. La scuola italiana è secondo il prof. Paola poco flessibile nella sua organizzazione. Ci sono scuole all’estero dove, ad esempio, sono gli alunni che si spostano di aula e così l’insegnante può ‘trasformare’ e adattare la ‘sua’ aula alla sua materia offrendo agli studenti che arrivano in classe tutti gli strumenti, metodi, ambienti migliori per la didattica. La nostra scuola italiana ha classi troppo numerose, non si può fare una didattica personalizzata con 32 studenti, che rischi quasi di non conoscere. Piccole classi aiuterebbero ad andare incontro molto meglio ai bisogni e alle situazioni dei singoli alunni, e calibrare su di loro gli strumenti adatti per un apprendimento di maggior qualità.

Non basta portare avanti la interdisciplinarietà, occorre una maggiore integrazione, relazione, collaborazione tra le discipline.

Non ci sono metodi perfetti nè sistemi scolastici universali. Anche il famoso metodo Singapore, non potrebbe essere replicato da noi. La nostra scuola italiana ha soprattutto negli insegnanti una forza di competenza e passione invidiabile.

Imparare la matematica è sempre un’avventura faticosa e difficile, e non ci sono segreti per il successo. Occorre secondo Paola, non cercare scorciatoie, portare avanti un impegno sistematico e costante, uno studio continuo e non demoralizzarsi di fronte agli insuccessi.

La scuola italiana dovrebbe avere più coraggio e proseguire sull’autonomia che vuol dire una maggiore capacità di adattarsi alle situazioni, ai bisogni e alle necessità degli alunni, del territorio e della storia.


Alessandra Silvestri e la didattica innovativa al liceo Gullace di Roma

Prima insegnante di matematica e fisica e poi Dirigente Scolastica. La professoressa Alessandra Silvestri, qui trovate l’intervista completa su Insegnanti al microfono, ha avuto da subito la passione per l’organizzazione e la gestione delle risorse umane. Così oggi che dirige il liceo scientifico “Gullace” di Roma, chiede ai suoi docenti di impegnarsi soprattutto nella didattica che coinvolga gli studenti, che offra loro strumenti adeguati per imparare, conoscere, crescere meglio.

E’ lei che oltre ad organizzare la gestione e il buon funzionamento della scuola, si impegna per prima a ricercare metodi e opportunità innovative e supporta tutti coloro che cercano di farlo. Recentemente ha proposto il metodo del Challenge Based Learning, una idea pensata da Apple per coinvolgere gli studenti in modo attivo attraverso la tecnologia “che usano nella vita quotidiana per risolvere i problemi del mondo reale. E’ collaborativo perché agli studenti di lavorare con coetanei, insegnanti ed esperti nelle loro comunità con lo scopo di fare le domande giusto, sviluppare una profonda conoscenza di un argomento, identificare e risolvere i problemi, agire, e condividere esperienze.”

Il suo impegno per la scuola non sempre trova la immediata collaborazione ed entusiasmo da parte degli insegnanti, ma trova sempre il modo di coinvolgerli e di superare le iniziale difficoltà o perplessità.

Orgogliosa di aver avuto insegnanti che hanno “inventato” in questo periodo di pandemia una didattica interattiva, come l’esempio del professore di arte che è andato sulla via Appia antica e in diretta ha spiegato arte e storia agli alunni a casa. Oppure un altr’altra sfida: insegnare la matematica e applicarla attraverso una particolare tecnica dell’arte.

Il suo motto è “essere ambiziosi e puntare in alto”, non per arrivismo ma per una sana prospettiva di crescita e competizione.