Fare l’insegnante è una vocazione? La testimonianza di Barbara Falasca

Ho avuto la fortuna di incontrare diversi insegnanti per confrontarci sul tema della scuola. Uno dei temi che spesso mi incuriosisce è il motivo per cui una persona sceglie di fare l’insegnante di scuola. Può sembrare strano ma questa professione, uguale nella sua finalità, nasconde diverse ragioni personali, sociali economiche e valoriali. Basta conoscere o frequentare la scuola per capire quanto siano ampie e diversificate queste motivazioni. Questa differenza poi la si riscontra nei suoi effetti didattici e relazionali con gli studenti.

Qualcuno mi ha detto che fare l’insegnante è una questione di ‘vocazione’ cioè non di avere la semplice vogli adi lavorare per guadagnare e mettere in pratica le proprie competenze. Significa voler costruire ed entrare in una rete di relazioni, in pimis con gli alunni, ma poi con i colleghi, con le famiglie e col territorio, per poter educare le nuove generazioni. E’ un lavoro di grande responsabilità in quanto ognuno nel suo piccolo e per la sua parte, contribuisce a ‘costruire’ la struttura mentale, emotiva e caratteriale dei bambini e degli adolescenti. Non a caso la scuola è una dlle agenzie educative più importanti per costruire una società e un futuro per le persone.

Scegliere l’insegnamento siginifica porsi un qesta ottica, altrimenti credo di poter dire che una persona è fuori luogo, fuori posto. Ripiegare sull’insegnaento perchè apparentemente più comodo, semplice e con più tempo libero non porta da nessuna parte. Un sapere mnemonico o nozionistico, o una banale trasposizione dei contenuti nella testa dei discenti non ha vita lunga.

Credo non si scelga questa professione neanche per una semplice volontà di trasmettere un sapere. Oggigionro non basta, CI sono tanti strumenti e oppotuniutà per consoscere, la scuola è unica perchè coniuga la conoscenza con la persona, crea un ‘humus’ un contesto che deve o dovrebbe facilitare un movimento virtuoso tra insegnante, alunno, famiglia e territorio. Ognuno con il suo ruolo e tempo.

Quali competenze servono? DIfficile fare un elenco.

Iniziare da una maturitò afettiva del docente, che deve sapere stare al suo posto ma entrare in sinotnia con gli studenti.

Empatia, per capire lo stato d’animo di chi hai di fronte, e intercettarlo come forza postivia e fattore da ‘curare’

Conoscenza della propria disciplina, per trasmettren i contenuti e saper fare un continuo riferimento all’oggi e alla competenza critica.

Voglia di collaborare con gli altri colleghi e le famiglie, affinchè ci sia convergezna di obiettivi e strumenti

Curiosità per innovare la parte didattica, senza per forza rincorrere gli ultimi strumenti o metodi tecnologici, ma valutarli e soppersarli per il proprio contesto.

Capacità di resilienza, in quanto un giorni puoi essere alle stelle per il risultato ottenuto con gli alunni e il giorno dopo ti mandano ko per la loro negativa o indifferente reazione e partecipazione, quindi pazientare ed avere tenacia.

Fare il docente richiede capacità di adattarsi alle diverse situazioni umane, perchè ogni giorno ti confronti, e a volte scontri, con le persone con cui e per cui fai un percorso che senza doi loro non porta a nulla. La scuola esige la collaborazione di tutti, è un lavoro di squadra, altrimenti si fa molta fatica a raggiungere gli obiettivi educativi e formativi.

E’ triste, e a volte fa rabbia, vedere o intuire che qualcuno sceglie di fare lpinsegnante per ripiego, perchè pensa di avere più tempo libero per fare altre cose, per acvere il famigerato posto fisso. Lo vedi da come si atteggia con gli alunni, con i colleghi, con la scuola stessa.

Fare l’insegnante, di qualsiasi disciplina e ordine e grado di scuola, richiede anche tanta pazienza e desiderio di innovarsi sempre. Mai dare nulla per scontato e appreso una volta per semrpe, sai da parte degli studenti che del docente.

Credo anche che la scuola dovrebbe aiutare a trovare un metro di misurazione e valutazione sia degli alunni che degli insegnanti per poter valorizzare le eccellenze, le capacità e chi si impegna. Purtroppo spesso accade che da parte dei docenti, la differenza di impegno, capacità, competenza e preparazione non è valutata nè riconosciuta. Il famoso posto fisso può anche essere un tremendo e ingiusto livellatore, per cui tutti sono uguali, indipendentemente da quanto ti impegni,m raggiungi, contribuisce all’educazione dei ragazzie ragazze e al miglioramento della scuola stessa.

Qui per ascoltare la testimonianza di una insegnante che vive il suo lavoro come una vocazione: Barbara Falasca della provincia di Udine, https://www.spreaker.com/episode/44021254

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...