Cosa si nasconde dietro la DAD

Si continua a parlare della Didattica a Distanza. C’è chi è così stanco di farla e la trova inutile da scioperare, sottolineando che non si deve penalizzare la scuola, se il problema dei contagi non è a scuola ma prima e dopo la scuola. C’è chi la subisce passivamente come una inevitabile ‘condanna’ di questa pandemia, una inattesa situazione difficile e faticosa da gestire, soprattutto per il pesante carico tecnologico che comporta. C’è chi si è scoperto ‘innovatore’ e ‘digitalmente avanzato’, che si è lanciato a capofitto in un mondo finora poco conosciuto e apprezzato. Una svolta positiva, una boccata d’ossigeno nella tradizionale e stantia didattica in presenza uno-a-molti. C’è anche chi ha sapientemente bilanciato le tecniche tradizionali affinate e testate sul campo negli anni e le nuove proposte tecnologiche imposte dalla distanza, centellinando le novità con la tradizione. E infine chi ha semplicemente e spesso tragicamente riproposto a distanza ciò che faceva in classe.
In tutte queste situazioni, e sicuramente altre ancora non menzionate, c’è un tratto in comune: la DAD è faticosa. Sia per gli studenti che per i docenti. Soprattutto richiede tanto più tempo rispetto a prima, nella preparazione delle lezioni, nella gestione delle lezioni e infine nella valutazione dei compiti e lavori degli studenti. Spesso si sottolinea la fatica degli studenti, il disagio di stare tante ore davanti ad uno schermo. Ma è altrettanto vero che per un insegnante della scuola, dalla primaria fino all’università, l’impegno è alto. Richiede concentrazione, abilità tecnologica e digitale, strumenti, o device appropriati, tempo per ‘trasferire’ sul digitale la didattica con tempi, modi e strumenti adeguati.
La DAD ha anche dilatato a dismisura i tempi di lavoro, nel senso che è forte il rischio di non avere limiti di orario e spazio. Con il cellulare in mano e il pc nella stanza accanto è facile scivolare in un continuo contatto virale. Tra alert, notifiche e aggiornamenti, il flusso è continuo e quindi il pericolo di guardare, controllare, leggere e rispondere per non sentirsi in colpa per negligenza, è scontato.

La DAD credo stia forzando a ripensare uno degli aspetti fondamentali e sempre dibattuti della didattica: la valutazione. La distanza sta imponendo la necessità di valutare per obiettivi e competenze, con strumenti e grigle diverse da quella adottate quando si era in presenza. Occorre ripensare seriamente questi strumenti affinchè anche a distanza i nostri studenti possano crescere in competenze, abilità e sapere.

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