Alberto Prieri e il suo canale “Scuola virus, imparare è contagioso”

Ho avuto la fortuna di dialogare con il prof. Alberto Prieri, un insegnante di lettere che insegna in una scuola della provincia di Cuneo. Qui puoi ascoltare la mia intervista https://www.spreaker.com/episode/43874463

Un insegnante appassionato del suo lavoro e preoccupato dei suoi alunni che a causa della chiusura delle scuole per la diffusione del virus COVID-19 si è inventato un canale youtube per aiutarli nello studio a casa. Ha creato con oggetti quotidiani presenti in cassa sua l’ambientazione e il ‘travestimento’ dei vari personaggi di storia e letteratura per rendere più accattivante e contestualizzato il contenuto da trasmettere. Si è divertito molto nel realizzare questi brevi video su Dante, Cavour, la ritirata di Russia e tante altre eventi e personaggi, e poi simpatiche scenette per spiegare la grammatica della lingua italiana (il verbo, i complementi di luogo e di tempo, ecc) Insomma un bellissimo canale youtube per imparare divertendosi.

Un bella testimonianza di un insegnante che ama il suo lavoro e i suoi ragazzi, e si è ingeniato a trovare strumenti nuovi e moderni per coinvolgere i suoi alunni e alunne e per stare vicino a loro in questo momento di DAD e non solo.

Qui il suo canale per ascoltare e seguire tutte le puntate https://www.youtube.com/user/prieri69 e imparare col sorriso e in modo piacevole. Buon sapere a tutti 🙂

Ma davvero gli studenti vogliono ritornare in classe?

Si è parlato tanto , per mesi, della necessità per i ragazzi delle scuole superiori di ritornare in classe per riprendere la didattica in presenza. Si è criticato e avolte accusato i vari decisori politici di incapacità per non aver garantito questo diritto, per non aver fatto abbastanza per risolvere i problemi organizzativi. Anche i ragazzi della seconda e terza media, costretti a casa con la didattica a distanza, avevano risposta grandi speranze per rientrare in classe.

Adesso che quasi tutti gli studenti italiani sono ritornati a fare lezione in classe, se non ogni giorno, ma almeno al 50% dei giorni, la domanda che nasce ascoltando gli stessi alunni è questa: davvero ne avevno così bisogno a queste condizioni? Non potendo garantire una didattica in presenza completa, integrale e continuativa, qualcuno comincia a rimpiangere i giorni fatti in DAD.

Ho volutamente chiesto ai miei alunni cosa pensassero di questa stituazione. Ebbene la mia sorpresa è stata l’aver ascoltato le critiche e il rifiuto del rientro in classe.

I motivi sono diversi: legati all’età e alla classe frequentata, al tipo di scuola, alla motivazione allo studio, alla distanza casa-scuola, il contesto familiare.

Sembra che gli alunni in quinta superiore siano più propensi a continuare in DAD, in quanto ormai abituati al metodo e in vista dell’esame di Stato si preparano in modo adeguato. Chi non aveva tanta motivazione allo studio ovviamente preferisce la DAD in quanto più libero di non ascoltare le lezioni nascondendosi dietro lo schermo spento, e la scusa dei problemi tecnici di Internet. Altri preferiscono la DAD per pura comodità: dormire di più, non vestirsi con cura, non truccarsi, mangiare e bere senza orari, poter fare altre cose pur davanti allo schermo.

Qualcuno propone di andare in presenza solo qualche giorno, giusto per poter vedere i compagni e fare due chiacchere con loro, per il resto a casa.

Altri, quelli più motivati e responsabili, ritengono una fortuna essere potuti tornare in classe, pur nella fatica dell’osservanza delle normative di sicurezza igienica e sanitaria.

Gli alunni sono tanti e diversi. Le risposte altrettante.

Certamente il blocco della didattica ha creato grandi effetti negativi sui ragazzi: pigrizia, affaticamento, svogliatezza, demotivazione, ansia, stress e frustrazione, isolamento e smarrimento. Ben pochi gli effetti positivi. Anche se faticoso riprendere e rompere un’abitudine cristallizzata….è la scelta migliore per tutti.

Cosa si nasconde dietro la DAD

Si continua a parlare della Didattica a Distanza. C’è chi è così stanco di farla e la trova inutile da scioperare, sottolineando che non si deve penalizzare la scuola, se il problema dei contagi non è a scuola ma prima e dopo la scuola. C’è chi la subisce passivamente come una inevitabile ‘condanna’ di questa pandemia, una inattesa situazione difficile e faticosa da gestire, soprattutto per il pesante carico tecnologico che comporta. C’è chi si è scoperto ‘innovatore’ e ‘digitalmente avanzato’, che si è lanciato a capofitto in un mondo finora poco conosciuto e apprezzato. Una svolta positiva, una boccata d’ossigeno nella tradizionale e stantia didattica in presenza uno-a-molti. C’è anche chi ha sapientemente bilanciato le tecniche tradizionali affinate e testate sul campo negli anni e le nuove proposte tecnologiche imposte dalla distanza, centellinando le novità con la tradizione. E infine chi ha semplicemente e spesso tragicamente riproposto a distanza ciò che faceva in classe.
In tutte queste situazioni, e sicuramente altre ancora non menzionate, c’è un tratto in comune: la DAD è faticosa. Sia per gli studenti che per i docenti. Soprattutto richiede tanto più tempo rispetto a prima, nella preparazione delle lezioni, nella gestione delle lezioni e infine nella valutazione dei compiti e lavori degli studenti. Spesso si sottolinea la fatica degli studenti, il disagio di stare tante ore davanti ad uno schermo. Ma è altrettanto vero che per un insegnante della scuola, dalla primaria fino all’università, l’impegno è alto. Richiede concentrazione, abilità tecnologica e digitale, strumenti, o device appropriati, tempo per ‘trasferire’ sul digitale la didattica con tempi, modi e strumenti adeguati.
La DAD ha anche dilatato a dismisura i tempi di lavoro, nel senso che è forte il rischio di non avere limiti di orario e spazio. Con il cellulare in mano e il pc nella stanza accanto è facile scivolare in un continuo contatto virale. Tra alert, notifiche e aggiornamenti, il flusso è continuo e quindi il pericolo di guardare, controllare, leggere e rispondere per non sentirsi in colpa per negligenza, è scontato.

La DAD credo stia forzando a ripensare uno degli aspetti fondamentali e sempre dibattuti della didattica: la valutazione. La distanza sta imponendo la necessità di valutare per obiettivi e competenze, con strumenti e grigle diverse da quella adottate quando si era in presenza. Occorre ripensare seriamente questi strumenti affinchè anche a distanza i nostri studenti possano crescere in competenze, abilità e sapere.

Un popolo di “caproni”?

Un popolo di “caproni” non è una bella immagine per iniziare. Ma è quella che mi è venuta in mente ascoltando gli interventi di alcuni miei studenti delle superiori.
Abbiamo ripreso da tre giorni la scuola, purtroppo a distanza. Avevano promesso che dal 7 Gennaio saremmo tornati tutti in classe, ed invece…..i numeri dei contagi causati dal virus non lo hanno permesso, soprattutto in alcune regioni, in Veneto addirittura saremo chiusi fino a fine Gennaio.

Ho comunque rivisto i miei alunni dietro uno schermo. Una magra consolazione, avevo anche io molto desiderio di rivederli in presenza. Ma tant’è che adesso è così. Ho approfittato per farmi raccontare come avevano passato le vacanze natalizie.

E mi hanno colpito le testimonianze di due ragazzi riguardo alla festa di Capodanno. L’hanno festeggiata insieme agli amici e senza nessuna precauzione sanitaria. Come tanti altri ragazzi mi hanno confermato. Uno dei due mi ha detto: “con la mascherina non si poteva bere abbastanza liberamente e inoltre l’alcol uccide i germi”. Un altro mi ha detto: “non possiamo ancora ascoltare quel personaggio (definito in modo molto più volgare) che è il Presidente del Consiglio Conte, il quale continua a rubarci il tempo, le feste, la nostra adolescenza impedendoci di incontrarci e divertirci”.

Ecco perchè ho iniziato con l’immagine dei caproni. Evidentemente ci sono ancora persone che si “ribellano” alle regole dell’emergenza sanitaria in quanto non vere, imposte da alcuni gruppi di potere, senza fondamento e basate solo sul fatto che in genere la persone sono come dei caproni che seguono la massa e facilmente si fanno manipolare. Questo ragazzo era orgoglioso di mostrare tutta la sua arguzia nell’aver capito che non dobbiamo essere dei ‘caproni’, non dobbiamo seguire supinamente queste assurde regole imposte dai vari DPCM. Occorre ‘fregarsene’ e continuare a fare la propria vita. Perchè “tutto un complotto e una esagerazione!”

Forse anche la teoria dell’«elitismo», proposta dai vari Mosca, Pareto e Michels all’inizio del secolo XX, non è così appropriata, ma è certo che ancora oggi ci sono persone convinte che esistano alcuni gruppi ristretti di ‘potenti’ (di cui non si sa bene i nomi nè il numero) che governano un massa di immaturi e incapaci ad essere critici e consapevoli (che saremmo noi!?).

Le stesse misure adottate a scuola per proteggersi non sono condivise da tutti. Ci sono stati alcuni episodi di studenti che si sono rifiutati di indossare in modo appropriato la mascherina, di tenere le distanze (abbracciandosi e parlandosi vicini), di uscire da scuola al termine delle lezioni in modo ordinato e distanziato. Così a scuola, molto probabilmente anche in altri ambienti.

Ora anche gli studenti sono stanchi. Ho percepito una forte stanchezza, una strisciante demotivazione, una sottile frustrazione e rabbia. Non è facile questo periodo che ha così propfondamente scolvolto e stravolto le nostre vite. Forse alcuni non lo ammettono e continuano come prima.

Ma io credo che a tutti abbia cambiato molto della propria vita, nel bene e nel male. Ci ha permesso di riscoprire cose, aspetti nuovi della nostra vita, fatiche diverse, ostacoli imprevisti e inattesi. Ci ha chiesto di ‘ripensare’ tante abitudini e tradizionali comportamenti.

Cresce l’attesa per rientrare a scuola

L’attesa e la speranza di tornare tutti a scuola in presenza, pur con le dovute precauzioni sanitarie dovute al Covid-19, spinge tutti ad essere ottimisti. Il fatidico 7 Gennaio sembra storica per dare un segnale positivo. Ma il numero dei contagi in continuo aumento lascia in alcuni esperti forti dubbi di opportunità. Chi vuole rientrare a tutti i costi avendo fatto qualcosa per permetterlo e chi non vuole rischiare una terza ondata di contagi. E’ la continua lotta tra le due posizioni estreme che dall’inizio della pandemia si sono alimentate progressivamente e hanno proclamato le rispettive posizioni e a volte vittorie (di Pirro). Tutti desiderano rientrare a scuola in presenza perchè la DAD non ha portato gli attesi risultati. I giovani hanno bisogno di confrontarsi, dialogare, di vedersi e scontrarsi tra loro e con gli insegnanti.
Hanno bisogno di rientrare in un ambiente che forse oggigiorno è l’unico che così generalmente impone regole da osservare.
Gli adolescenti ormai “fuori” dal controllo dei genitori e della famiglia, senza la scuola rischiano di non vivere almeno alcune ore al giorno in un contesto regolato, chiaro nei suoi confini di responsabilità e di ruolo. Senza la scuola gli adolescenti rischiano di vivere sempre e solo in un contesto libero, informale e frutto delle loro scelte e regole. Rischiano di non imparare ad adattarsi ad un ambiente diverso da quello che vorrebbero. Di non comprendere la diversità dei ruoli. Di non appassionarsi “civilmente” ad una causa, quella della propria classe e del proprio istituto. Di non scontrarsi e confrontarsi con il giudizio sincero e trasparente di chi gli affida dei compiti e degli obiettivi.
Allora riapriamo le scuole in presenza, perchè ci sono tanti motivi.