Federica Patti: tecnologia e manualità per la didattica a scuola

La prof.ssa Federica Patti è un’architetta che dopo la laurea, e dieci anni di libera professione, non avrebbe mai immaginato di insegnare nella scuola media e che insegnare sarebbe stato così bello. Chiamata per una supplenza la prima volta nel settembre del 2011, ne è rimasta così affascinata che non l’ha più mollata. Oggi dice che non tornerebbe mai indietro a fare la libera professione o a insegnare all’università, come ha fatto per qualche anno.

Le piace la cosiddetta scuola media, in quanto hai la responsabilità di centinaia di adolescenti nella fase fondamentale della loro crescita. Questo compito è appagante e impagabile.

Purtroppo la fatica è quella di essere ancora precaria, e ogni anno dover cambiare scuola e classi. Non ha la fortuna o la opportunità di entrare in una classe già conosciuta, lasciata a Giugno e ripresa a Settembre.

E’ però convinta che questa precarietà abbia anche un risvolto positivo: si conoscono tante comunità scolastiche diverse, colleghi con stili e approcci variegati, dirigenti scolastici con metodo di governo e didattico differente.

Ha nove classi che vede due ore a settimana ognuna, e quindi incontra tante ragazze e ragazzi, e con la sua materia cerca sempre di interessare e catturare la loro attenzione, anche se non sempre ci riesce (come tutti gli insegnanti). La Tecnologia la approccia a partire dalla storia, cioè la storia dell’evoluzione dell’Uomo e cerca di far comprendere agli studenti quanto ogni innovazione nella storia abbia avuto un impatto nella vita personale e sociale.

Unisce la tecnologia digitale a quella manuale. Li stimola facendoli disegnare a mano utilizzando la squadra, convinta che occorre continuare a coltivare e sviluppare la capcità tattile, visiva, manuale della disciplina e non solo usare Internet e gli specifici software di disegno.

Secondo la prof. sa Patti oggi c’è molta povertà di linguaggio e quando la tecnologia si stacca dal linguaggio, dal contesto storico, perde il suo valore e significato.

Lei non è preocciupata o angosciata di fare tante cose del programma, ma pianifica quelle attività che facciano ottenre competenze e capacità di riflessione sui problemi.

Afferma che lo zaino è la cartina tornasole della scuola media: il suo peso segnala quanto poco sia gestita la mattinata, le lezioni in modo collaborativo e coordinato. Oggi la scuola è molto segmentata.

Provoca anche affermando che il contratto dei docenti è una contraddizione, è anacronistico perchè pensato per una scuola e una società degli anni ’70, oggi molto diversa.

Un altro aspetto da cambiare è la mancanza di ‘passaggio di consegne’ tra colleghi, nel senso che chi lascia una classe non dà al collega entrante la consegna delle attività e obiettivi fatti e realizzati, si arriva senza saper nulla e si lascia senza spiegare ad altri il lavoro fatto.

Un’altra esperienza molto significativa per lei è stata l’insegnamento in carcere. Una realtà molto particolare che chiede impegno e competenze e attenzioni diverse, e premia con soddisfazioni diverse.

Infine il suo pensiero sulla valutazione riguarda tutto: il processo, il risultato, la tempistica delle consegne, il comportamento, lo stile e il metodo di lavoro. Così riesce ad avere alla fine dell’anno anche otto, nove valutazioni per alunno e alunna. Ed è molto critica anche sul sistema di reclutamento degli insegnanti: troppo riduttivo il concorso a crocette.

Nel suo caso dopo aver ottenuto anche un dottorato e aver insegnato tanti anni in classe, cosa dimostrare ancora di più?

Teresa Goffredo DS al liceo “Galilei” di Lamezia Terme: scuola digitale, legalità, rete territoriale

La prof.ssa Teresa Goffredo, come ha raccontatato ad Insegnanti al microfono, ha sempre amato il suo lavoro nella scuola, prima come insegnante di lingua e letteratura inglese e poi come Dirigente Scolastico in diverse scuole superiori della provincia di Catanzaro. Ora è DS del liceo scientifico “Galileo Galilei” di Lamezia Terme (CZ). La sua passione educativa nel ruolo di dirigente le permette di ampliare il campo di azione didattico-educativa verso e con i ragazzi adolescenti e tutte le altre figure della scuola. Il suo grande impegno è di creare e rafforzare la collaborazione tra scuola, territorio, famiglie e altri enti perchè è convinta che solo insieme, in una rete efficace, si possono raggiungere importanti e significativi risultati.

Il suo liceo è scuola capofila del Premio “scuola digitale” del Ministero dell’Istruzione, che ogni anno mette al 1° premio 1000 euro per la scuola vincitrice, il 2° un kit di robotica e il 3° un dispositivo scelto a seconda dell’utilità del momento. La giuria è costituita da un tream di personalità di diverse competenze: un rappresentate delle istituzioni locali, dell’università, un esperto di digitale. Il Premio richiede agli studenti di lavorare su diversi settori e abilità, a seconda del progetto scelto di realizzare, per formare il buon cittadino. i prodotti realizzati e quindi le permette di attuare in rete diverse iniziative a favore non solo della sua scuola ma di tutto il territorio.

Il suo stimolo costante ai docenti è quello di superare un atteggiamento ‘cattedratico’, di sola lezione frontale e di ‘riversare’ sugli studenti informazioni e conoscenza ma cercare sempre metodi e approcci che siano un’epserienza, che siano coinvolgenti, che siano stiumolanti per gli alunni. Oggi i ragazzi sono e vivono in un contesto diverso rispetto al passato e quindi anche la didattica deve adeguarsi a loro, facendoli diventare più protagonisti. Anche se non è sempre facile.

Uno dei progetti più importanti è quello della legalità. Ogni anno gli studenti del biennio vengono coinvolti a riflettere e lavorare su questa tematica così importante per il territorio e la società

Ha attuato un gemellaggio con il liceo “Berto” di Mogliano Veneto (TV) con cui hanno fatto una bellissima esperienza sul tema della legalità con un viaggio a Palermo.

Altro progetto che coinvolge gli studenti per approcci innovativi che mettano al centro lo studente e i bisogni, valorizzando gli stili di apprendimento e lo spirito d’iniziativa per affrontare in maniera efficace e coinvolgente è quello denominato “Nessuno escluso”.