Laura Ricciardi: didattica montessoriana all’IC F.lliTrillini di Osimo

La maestra Laura Ricciardi, insegnante all’IC Trillini di Osimo, Ancona, ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua particolare passione e interesse alla didattica e pedagogia montessoriana. Oltre a questo metodo, applica anche il Cooperative Learning, così in questo approccio molto ampio riesce a raggiungere tutti, ad accogliere e rispondere alle esigenze di tutti.

La sua attenzione alla metodologia inclusiva è parte di una strategia di tutta la sua scuola, per cui c’è un continuo scambio e aiuto tra colleghi. Ad esempio le classi 1^ hanno lavorato con le classi 3^, utilizzando la piattaforma di Google classroom.

Un progetto molto inclusivo e interessante è il progetto “Le parole della scienza“, nato nel 1999 dal MIUR, ha una rete ampia di scuole, guidata dall’ Itis Merloni di Fabriano e coordinata dal prof. Valitutti. Questo progetto ha l’obiettivo dell’alfabetizzazione scientifica attraverso un curriculo verticale. Il suo scopo è quello di “mettere in atto e condividere metodologie e strumenti per nuove modalità di insegnamento delle scienze”. Lavora per competenze e si basa su 5 parole chiave: oggetto, proprietà, materiale, interazione e sistema. Quindi ogni disciplina si può cimentare su un qualsiasi argomento avendo queste 5 parole come orizzonte. Si usa l’essenziale delle parole per ottenere il massimo della comprensione. Gli alunni fanno delle investigazioni vere e proprie sulle parole, si parla poco ma si agisce di più, si collabora per cercare. Ad esempio con i bambini si è scelto il concetto di forza, ma senza dare la definizione si è lasciato a loro il compito di capire, cercare, interrogarsi collaborando con i compagni, in gruppo, svolgendo osservazioni dirette, investigazioni ed esperimenti collegati al proprio vissuto sensoriale.

Secondo la maestra Laura, la scuola italiana sta facendo delle scelte importanti, soprattutto con l’attenzione alle competenze come si legge sulle Linee guida nazionali, mettendo lo studente al centro.

Invece i limiti sono dovuti alle strutture limitate e vecchie, i docenti sono pochi e hanno un alto turn over e infine le classi sono troppo numerose. Con la situazione di oggi, è necessario avere un numero limitato di alunni per poter dare loro un’attenzione giusta ed efficace. Dobbiamo insegnare ai bambini a parlare, a rispettare gli altri, a costruire un futuro migliore

Asteria Bramati all’Itsos-MarieCurie di Cernusco: la neuropedagogia nella didattica

La prof.ssa Asteria Bramati, insegnante di Scienze umane presso l’IIS Itsos- M. Curie di Cernusco sul Naviglio, MI. Ha una lunga esperienza decennale nella scuola e nella sua specificità nel sostegno, come ha raccontato ad Insegnanti al microfono, ha incontrato una specifica disciplina: la neuropedagogia. Una disciplina innovativa e trasversale, che permette di approfondire e lavorare con tante altre materia scolastiche, quali la psicologia, la sociologia, la religione, la filosofia.

Oggi serve una scuola globale, invece la nostra scuola è fondata su un sapere specialistico. Servono contaminazioni tra i saperi, per questo la neuropedagogia aiuta a sviluppare questa prospettiva. Studiare il cervello nell’ottica della scuola, incuriosisce anche gli stessi studenti, che amano sapere come funziona il proprio cervello, anche alla luce delle nuove tecnologie che influenzano sull’operatività del cervello.

C’è il rischio di pensare che questo approccio sia troppo teorico e lontano dalla vita quotidiana della scuola. Invece i contributi di Giacomo Rizzolatti, famoso per la scoperta dei neuroni specchio, ci mostrano come la conoscenza non avviene solo col cervello ma anche col corpo, con tutta la nostra persona. Conoscere anche le idee di Vittorio Gallese, piuttosto di De Haan.

La neuropedagigia come dice la prof.sa Bramati “integra il sapere sociale-educativo della pedagogia e il sapere biologico della neurologia, alla luce dei processi storici, valoriali, filosofici, morali e spirituali; gli ambiti su cui si sviluppa sono molto articolati e spaziano dallo studio delle abilità di lettura e scrittura (Wolf, 2018), all’apprendimento musicale(Ashley, 2009), alle competenze matematiche (Dehaene, 2018).

Genitori e insegnanti si lamentano, spesso, della scarsa capacità di concentrazione dei loro figli e allievi. Conoscere come si sviluppa e funziona il cervello dei più giovani, può fornire delle utili indicazioni per migliorare l’attenzione dei giovani, anche, in ambito scolastico. Al centro della “rivoluzione neurocognitiva”(Oliverio, 2018) vi sono “le funzioni esecutive” , cioè l’insieme dei processi mentali che consentono ad una persona di esercitare forme di autocontrollo, di attenzione su un particolare compito, e infine, di trattenere in memoria una esperienza, traducendola, quando necessario, in azione.

Se è vero che la neuropedagogia fornisce, delle valide indicazioni metodologiche per aiutare a comprendere lo sviluppo cognitivo dei più giovani, é altrettanto vero, che “non esiste la risposta”(Gallese, 2019) le soluzioni pedagogiche sono plurime ed articolate, sta poi, all’insegnante renderle adeguate al contesto-classe e più efficienti”.

Per chi volesse approfondire i temi e condividere gli interessi e l’attività di Asteria, potete contattarla direttamante asteria.bramati@itsos-mariecurie.it

Per approfondimenti: http://www.anfis.it, http://www.oppi.it

Qui un suo contributo:

La neuropedagogia

“L’intelligenza non si costruisce dall’esterno: i bambini non sono dei vasi vuoti da modellare e riempire o specchi che riflettono passivamente l’esterno, ma, sono soggetti attivi che scelgono le immagini del mondo esterno essendo “prodigiosamente” capaci di impadronirsene grazie alla loro mente assorbente.” (M.Montessori, 1913).[1] Questa affermazione della pedagogista Maria Montessori ci fa capire come sia importante conoscere il funzionamento della mente dei giovani per costruire una azione didattica efficace e rispondente alle loro esigenze.

Le più moderne tecniche mediche consentono, sempre, di più di conoscere il funzionamento del cervello; sono, ormai, molti i consigli che le neuroscienze cognitive suggeriscono a chi si occupa di didattica. Dall’incontro tra le neuroscienze e l’educazione, sono nati diversi filoni di ricerca che vengono etichettati con il termine” neurodidattica”(Rivoltella, 2012)[2].

In particolare, Io mi propongo di diffondere la neuropedagogia. Essa integra il sapere sociale-educativo della pedagogia e il sapere biologico della neurologia, alla luce dei processi storici, valoriali, filosofici, morali e spirituali; gli ambiti su cui si sviluppa sono molto articolati e spaziano dallo studio delle abilità di lettura e scrittura (Wolf, 2018), all’apprendimento musicale(Ashley, 2009), alle competenze matematiche (Dehaene, 2018).

Genitori e insegnanti si lamentano, spesso, della scarsa capacità di concentrazione dei loro figli e allievi. Conoscere come si sviluppa e funziona il cervello dei più giovani, può fornire delle utili indicazioni per migliorare l’attenzione dei giovani, anche, in ambito scolastico. Al centro della “rivoluzione neurocognitiva”(Oliverio, 2018) vi sono “le funzioni esecutive” , cioè l’insieme dei processi mentali che consentono ad una persona di esercitare forme di autocontrollo, di attenzione su un particolare compito, e infine, di trattenere in memoria una esperienza, traducendola, quando necessario, in azione.

Se è vero che la neuropedagogia fornisce, delle valide indicazioni metodologiche per aiutare a comprendere lo sviluppo cognitivo dei più giovani, é altrettanto vero, che “non esiste la risposta”(Gallese, 2019) le soluzioni pedagogiche sono plurime ed articolate, sta poi, all’insegnante renderle adeguate al contesto-classe e più efficienti.”


[1]M. Montessori, Il segreto dell’infanzia, Garzanti, 2014

[2]P. C. Rivoltella, Neurodidattica, ed. Cortina, 2012

La gioia nell’osservare e nel comprendere è il dono più bello
della natura (A. Einstein)

di Asteria Bramati
Il cervello non è un computer, ma, se dovessimo paragonarlo ad
una macchina resteremmo impressionati dalla sua rapidità di
avviamento. Ciò è dovuto al fatto che il cervello è sempre in
movimento e vive di “momenti cognitivi” che gli permettono di
guidarci nelle decisioni che in ogni istante compiamo nella nostra
vita. La sua attività corrente può renderlo più sensibile ad uno stimolo esterno, e in tal caso si
parla di vigilanza, oppure a una conoscenza in entrata, e in tal caso si parla di risonanza
cognitiva, che ha luogo quando ciò che abbiamo appreso si inserisce perfettamente nei nostri
schemi di pensiero. All’inverso, quando ciò che abbiamo imparato entra in conflitto con i nostri
schemi di pensiero, si verifica la dissonanza cognitiva, che nuoce gravemente
all’apprendimento. Infine, nel caso in cui non sia ciò che abbiamo appreso, ma, sia
semplicemente lo stimolo sensoriale fuori della nostra attenzione, si parla di “cecità
attenzionale”.
L’esperimento del gorilla bianco
Un esempio molto noto ci fa capire quando si verifica quest’ultimo è l’esperimento del gorilla
bianco. Viene proposto un video in cui due squadre di basket, l’una in grigio l’altra in bianco,
fanno dei passaggi con la palla. Lo spettatore è invitato a contare il numero dei passaggi che fa
la squadra bianca. A un certo punto della partita, sul campo da gioco passa un uomo travestito
da gorilla bianco. Al termine del video, si comunica il numero esatto e si chiede se è stato
notato qualcosa di strano: la maggioranza dei soggetti non ha notato nulla, perché troppo
impegnata a contare i passaggi. Il loro cervello ha visto qualcosa, ma il compito che stava
svolgendo ha bloccato l’accesso di quell’informazione alla mente cosciente, che è uno spazio
limitato e ha bisogno di concentrazione per portare a compimento il compito che gli è stato
assegnato.
Come dimostra questo famoso esperimento, la mente umana è uno “spazio di lavoro” capace di
contenere una cosa sola alla volta. Un grande numero di oggetti mentali (o “noemi” li
chiamerebbe Husserl) combattono nella nostra mente una lotta incessante, che oggi avviene
soprattutto nella realtà virtuale-digitale.
Ma è solo uno il noema che può vincere e avere accesso alla coscienza. Questo oggetto
vincente può essere aiutato dalla nostra attenzione o da uno stimolo esterno. Giocare a scuola
su questo, cioè dare dei significati valoriali alle parole-vincenti è indispensabile, come ci insegna
il recente libro di Marco Balzano “Le parole sono importanti”, Einaudi 2019.
L’attenzione focalizzata e non focalizzata
Un altro riferimento pedagogico, oltre quello del gorilla bianco, che ci permette di capire come la
mente agisca è espressa da una bella metafora orientale. In questa metafora la mente viene
paragonata all’acqua. Essa può essere agitata o calma. Se immaginiamo la mente come il mare
e il messaggio come un’onda, in un mare agitato l’onda non lascerà alcuna traccia; in un mare
calmo verrà trasmessa perfettamente.
Se l’introspezione è un passo insostituibile per progredire nella conoscenza della mente,

l’attività mentale in sé non è cosciente, anzi è perlopiù inconscia,
perché la maggior parte delle azioni e delle decisioni sono automatiche
e incoscienti. Ma é solo grazie alla consapevolezza che possiamo
decidere come procedere,” dove mettere i piedi”. La coscienza ci dà
l’opportunità di compiere scelte e cambiamenti. Da qui l’importanza
anche nel contesto scolastico di incentrare l’azione didattica sulla
l’attenzione focalizzata, intesa come quella capacità di trasformare
l’informazione in consapevolezza. Essa ci permette di prendere
decisioni ponderate, mentre, monitoriamo la situazione con più
chiarezza per apportare modifiche con maggiore intenzionalità ed
efficacia.
Ma, come gli scienziati sottolineano, non bisogna trascurare il ruolo che
ha nel processo pedagogico anche l’attenzione non focalizzata: essa
indirizza i flussi di energia con modalità che non li fanno pervenire alla
coscienza, innescando una sorta di “pilota automatico”, permettendoci di compiere più azioni
contemporaneamente, di cui l’una a livello inconscio e l’altra a livello conscio.
Ecco un esempio per capire il suo funzionamento: se durante una passeggiata non
inciampiamo incontrando qualcuno è grazie al pilota automatico. Questa duplice azione di
camminare (senza inciampare) e parlare con qualcuno può essere compiuta poiché la mente
non conscia provvede a evitare gli ostacoli per aiutarci a sopravvivere lungo il percorso. La
dimensione non conscia della nostra mente effettua il monitoraggio del sentiero anche se la
nostra mente conscia. La consapevolezza presente in quel momento, non è occupata dalle
immagini visive del sentiero stesso: siamo occupati a parlare.
L’attenzione non focalizzata é un fattore molto importante che deve essere considerato quando
si costruisce l’azione didattica. Essa può influenzare il comportamento fino al punto di diventare
distrazione, come durante lo sforzo di rimanere concentrati. Gli studenti (come nell’esperimento
del gorilla bianco) sono spesso, vittima della distrazione, dettata dai ritmi dei loro dispositivi
elettronici che li guidano in un vortice di messaggi inconsci che li fanno “inciampare”. I loro
comportamenti sono guidati dall’attenzione non focalizzata.
Nella vita quotidiana sia l’attenzione focalizzata sia l’attenzione non focalizzata, comportano un
processo valutativo che attribuisce importanza ai pattern di energia e al valore informativo nel
loro emergere momento per momento. Bisogna fare capire ai giovani che entrambe sono
necessarie, per guidarci nelle nostre azioni e che deve esserci un giusto bilanciamento di
entrambe. Anche neurologicamente nel cervello le regioni deputate alla focalizzazione
dell’attenzione e all’importanza degli eventi sono interconnesse a livello sia strutturale sia
funzionale.
L’attenzione è direttamente influenzata da questo processo di valutazione, dalla salienza o dagli
eventi che accadano nella nostra vita. Per orientarci nel mondo dobbiamo agire in termini di
attenzione volontaria e non volontaria e tale meccanismo di monitoraggio avviene
automaticamente e momento per momento, senza che ci accorgiamo del suo funzionamento.
Facciamo un esempio: se ripensiamo a distanza di giorni a qualcosa che ci è capitato di
recente, come una discussione con una persona cara tornano alla mente, senza neppure
accorgersene, sia gli eventi (la routine) che ci sono capitati sia la discussione con i relativi
sentimenti che l’hanno accompagnata. In questo vediamo la distinzione tra consapevolezza e
attenzione.
Siamo costantemente impegnati nell’attenzione non focalizzata (il pilota automatico che ci guida
a fare le stesse azioni tutti i giorni) ma è invece la consapevolezza e la messa a fuoco di un
evento (in questo caso la discussione con una persona cara) che ci permette di conoscere e di
dare salienza (rilevanza) a ciò che viviamo.
I sentimenti catturano la nostra attenzione, portandoci a conoscere ed a apprendere. Gli
studenti conoscono tramite i sentimenti che gli vengono trasmessi. Lo stesso termine conoscere
fa riferimento ad una qualità sentita (felt) in noi stessi.
Gli scienziati (Damasio, 2018) sottolineano che questo sentire, il conoscere passa non solo
dalla nostra mente, ma, dall’intero corpo. All’interno del cervello è difatti presente il tronco
encefalico una parte, la più antica e posta in profondità, che riceve i primi input dei segnali
corporei e che permette di elaborare le informazioni-rappresentazioni che elabora la nostra
mente. La stessa parola informazione, (a scuola si trasmettono soprattutto informazioni) diventa

centrale. In-formazione significa (Singel, 2018) svelare l’informazione che abbiamo davanti e
stabilirne” l’importanza rispetto al viaggio che ci attende”. L’informazione é un pattern, uno
schema mentale dotato di valenza simbolica che ci permette di orientarci nel mare degli stimoli
sia fisici sia mentali (oggi soprattutto virtuali) che la nostra mente percepisce. Quando siamo
consapevoli dell’informazione, possiamo riflettere sul suo significato e scegliere come
rispondervi.
Il gorilla invisibile (tratto da “Imparare, comunicare, osservare”)
Video tratto da Lancini, Cirillo, Virdis – Imparare, comunicare, osservare, Zanichelli S.p.A., 2015
https://youtu.be/Y_fMXi2z1Zs
Il gorilla invisibile. E altri modi in cui le nostre intenzioni ci ingannano, di Christopher
Chabris,Daniel Simons, ed. il Sole 24 Ore , 2019

Alessandra Ortolano: scuola senza zaino, Erasmus ed etwinning al liceo “I. Gonzaga” di Chieti

La prof.ssa Alessandra Ortolano è insegnante di filosofia e scienze umane al liceo “Isabella Gonzaga” di Chieti, dopo aver fatto per tanti anni l’esperienza di insegnamento nella scuola primaria, sempre a Chieti. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono della sua esperienza di scuola senza zaino alla primaria dove gli spazi aperti, l’autonomia degli alunni, le occasioni libere di confronto, riflessione e manualità sono poste al centro della vita scolastica, sull’esempio del metodo Montessori.. Nulla è lasciato al caso in questa scuola: dall’arredamento al tempo, alla materialità. Tutto è condiviso.

Altra sua importante esperienza riguarda lo scambio e incontro sulla piattaforma etwinning, diventando ambasciatrice e formatrice. Fin dalla scuola primaria ha sperimentato questa opportunità di lavorare e collaborare con scuole straniere, mettendo in gioco diverse competenze. In particolare il progetto realizzato sulle fiabe e quello sul cibo, durante l’anno dell’Expo. Nella scuola superiore il progetto ‘International Peer riguarda il patrimonio culturale.

Lavorare su etwinning significa aiutare gli studenti e studentesse ad aumentare le competenze trasversali, quali l’autonomia, la collaborazione, la comunicazione, l’imparare ad imparare, il problme solving, la gestione del tempo e lavorare per obiettivi.

La dimensione internazionale è stata portata avanti anche attraverso un progetto Erasmus plus per le scuole, cioè anche con la possibilità dello scambio, sul tema della motivazione allo studio, di una sorta di lotta alla dispersione scolastica. Il capofila è una scuola di Istanbul, Turchia, e causa pandemia purtroppo non si è riusciti a completare totalmente il progetto. Gli alunni coinvolti direttamente provenivano da diverse classi, che avessero deboli e fragili motivazioni all’impegno scolastico.

La progettazione internazionale diventa un’ottima occasione per lavorare a livello interdisciplinare e collaborativo, sia come classe di studenti che come scuola.

La scuola italiana ha la grande risorsa degli insegnanti, che con passione e versatilitià lavorano bene nonostante il peso della burocrazia e della rigidità del sistema scolastico.

Chiara Spalatro: Apple teacher e innovazione all’IC Rodari-Alighieri-Spalatro

La prof.sa Chiara Spalatro, insegnante di Lettere all’IC Rodari-Alighieri-Spalatro di Vieste, è da sempre appassionata ed interessata all’innovazione didattica, come ci ha raccontato ad Insegnanti al microfono, sia per motivi personali, la sua famiglia l’ha cresciuta nella mentalità commerciale, sia per offrire ai suoi alunni strumenti didattici coinvolgenti e divertenti. Da oltre vent’anni cerca gli strumenti tecnologici e didattici più adatti ai suoi studenti delle medie. Così fa parte della rete dei formatori della Flipnet, ha un canale youtube, ha ottenuto l’Apple distinguished tearcher. La sua convinzione è che non è importante lo strumento ma l’obiettivo da raggiungere a scuola, per cui l’ambiente di apprendimento è fondamentale perchè aiuta e facilita il percorso formativo degli studenti. Ha scritto insieme ad altri esperti e colleghi, un testo per la didattica: 101 idee per una didattica digitale integrata, ed. Erickson.

Nel 2014 ha scoperto la versatilità e creatività dell’ambiente Apple e da allora lo ha applicato alle sue classi. Avere un tablet aiuta la interdisciplinarietà e approfondimento in quanto è uno strumento che racchiude in se tutti gli altri, oltre a permetre un’alta accessibilità e quindi una facilitazione per gli alunni BES o DSA o con altri bisogni.

Ha creato una classe totalmente digitale con l’appoggoi delle famiglie e della scuola. Così riescono in questo modo anche ad apossedere competenze digitali e trasversali.

Un altro approccio approfondito e sviluppato in classe è quella della flippedclassroom, di cui si parla tanto ma forse pochi conoscono e applicano bene; per questo lei è una formatrice e sottolinea l’importanza di conoscere il metodo.

La sua esperienza e ampia visione della scuola anche italiana, le permette di riconoscere come ci sia stato un crescente approccio positivo verso il digitale e che l’accoglienza e l’attenzione agli studenti e stundentesse in difficoltà sono molto alti. Invece un limite della nostra scuola è l’autoreferenzialità degli insegnanti, che troppo spesso si chiudono nelle loro classi e sono poco aperti alla collaborazione e al confronto

Luisa Treccani al liceo Bagatta: passione educativa e legislazione scolastica

La prof.ssa Luisa Treccani ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua passione educativa di insegnante di Filosofia e Scienze Umane unita a quella per la legislazione scolastica. Insegna al liceo Girolamo Bagatta di Desenzano, BS, e da un anno è distaccata a tempo pieno alla Cisl scuola provinciale come esperta e formatrice di legislazione scolastica. Un binomio importante ma non sempre compreso e assimilato dal corpo docente, troppo spesso focalizzato ‘solo’ sulla parte didattica e pedagogica e poco sugli aspetti legislativi, troppo spesso considerati astratti, astrusi e formali. E’ vero che la burocrazia scolastica è farraginosa, complicata e poco chiara e che il CCNL all’art. 27 parla di vari obblighi e competenze che l’insegnante deve avere e acquisire ma non si parla della competenza e formazione legislativa. Ma la vita del docente è comunque ‘guidata’ e intrecciata agli aspetti del diritto e della legge. Per questo la prof.sa Treccani ha anche aperto un suo canale you tube dal titolo Professionisti a scuola per spiegare in pochi minuti i diversi aspetti della legge che interessano principalmente il mondo della scuola.

E’ importante che gli insegnanti comprendano che anche le leggi sono parte della formazione e competenza che devono possedere tanto quanto quella didattica, pedagogica e della disciplina. Si pensi ad esempio alla semplice esperienza e organizzazione di una gita didattica: organizzazione, contabioità, sicurezza, norme civili e penali, pedagogia e didattica.

Le leggi della scuola sono le cosiddette ‘regole del gioco’, per questo è importante conoscerle. Sono dei contenuti trasversali, in quanto ogni proposta didattica comunque deve inserirsi dentro ad una norma, si pensi ad esempio alle Linee guida nazionali.

La formazione attuale degli insegnanti è un pò eterogena in quanto quelli nuovi, soprattutto provenienti dai percorsi della primaria, sono generalmente ben preparati. Invece quelli della secondaria, a causa di numerosi e variegati interventi legislativi, si trovano dentro un grande ginepraio, di non facile ricostruzione. Gli stessi corsi di laurea dovrebbero includere anche esami e percorsi sulla legislazione scolastica.

Secondo la prof.sa dopo il regolamento sull’autonomia del 1999, a cui è seguita la legge 107 del 2015, c’è stato un progressivo scollamento tra Dirigente e organi collegiali,e così il rischio è che il DS si senta e viva in totale autonomia la sua responsabilità di gestione, senza coinvolgere abbastanza il corpo docente e gli altri attori della scuola. Dipende molto dalla personalità e scelta del DS.

Il dibattito tra pedagogisti e disciplinaristi è sempre attule per esprime la centralità di uno dei due aspetti.

La Cisl scuola sta proponendo corsi sulla essenzializzazione del curriculum e uno sull’utilizzo dele tecnologie. Inoltre oltre ad una eccessiva burocratizzazione accumulata nel tempo c’è anche una mancanza di contratto collettivo adeguato ai tempi e alle esigenze. Oggi c’è un alto carico di lavoro che non è adeguatamente riconosciuto e valorizzato, creando tensioni e spesso malcontento sia all’interno della compagine scolastica che nella società.

Un auspicio è che sia alleggerita la burocratizzazione della legislazione scolastica. Il ministro che riuscirà a farlo, sarà ricordato a vita! Occorre snellire, semplificare.

E per fortuna c’è il personale docente e ATA che hanno sempre voluto con impegno e con le risorse disponibili ad offrire il meglio per i propri studenti e famiglie.

Domenico Bracciodieta e l’inglese con voicebooks

Il prof. Domenico, per gli amici Mimmo, Bracciodieta è un appassionato insegnante di lingua e letteratura inglese al liceo “L. Da Vinci” di Cassano delle Murgie, Bari. L’ho ascoltato ad Insegnanti al microfono per capire quando è nata la sua passione per la lingua straniera e come la trasmette ai suoi alunni. Ha scoperto il suono e la curiosità per l’inglese quando ascoltava da piccoli i suoi parenti emigrati negli Stati Uniti, come tanti italiani ai primi del ‘900, che tornando nella loro terra d’orgine in Puglia, portavano anche i suoni, le tradizioni, le usanz di un altro Paese. Così è stato quasi naturale studiare l’inglese. Da oltre 30 anni insegna nella stessa scuola superiore e con medesima passione e competenza trasmette ai suoi alunni la bellezza e l’utilità della lingua anglo-americana. Le sue leziuoni sono improntate ad un apprendimento in maniera alternativa, senza l’ossessione della valutazione. La tecnologia e la lingua inglese permettono un connubio molto felice per fare una didattica coinvolgente, attiva e attuale. Oggi il prof usa diverse metodologie, quali il Project Based Learning, il cooperative learning, i programmi in doppia lingua, la certificazione linguistica Cambridge e soprattutto il Festival di Cassano Scienza, un appuntamento annuale a Maggio, giunto alla sua settima edizione. Organizzato, preparato e condotto da studenti e docenti che insieme offrono una settimana di incontri, dibattiti dove i laboratori, tenuti dagli alunni del liceo stesso, sono il fiore all’occhiello.

La sua attenzione internazionale viene coltivata per la scuola attraverso degli accordi con importanti istituzioni, tra cui la Tate Modern Gallery e l’Imperial College di Londra, con cui realizza viaggi e percorsi formativi per gli alunni.

La sua ultima innovazione riguarda la creazione, insieme al linguista Anthony Green, di una specifica piattaforma chiamata voicebooks, che aiuta in modo particolare all’ascolto, ad identificare il suono delle parole, a riconoscerle in un contesto di vita quotidiana. Uno strumento utilissimo per migliorare l’abilità del “listening”, qui anche il canale youtube e anche un articolo su La Repubblica

Francesca Pisana: “l’arte di educare oltre l’amore compiacente” al IC “Vittorini”

La maestra Francesca ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua passione fin da piccola per il lavoro di insegnante e da 30 anni insegna nella scuola primaria dell’Istituto Comprensivo “Elio Vittorini” di Scicli, Ragusa. Ha sempre cercato di sviluppare e curare la relazione educativa tra famiglie e scuola. Ne è fermamente convinta in quanto ha sperimentato sulla sua vita professionale quanto sia fondamentale la relazione educativa tra genitori e figli. Lì si trova la principale causa dei problemi scolastici dei bambini. Una relazione educativa familiare non pienamente positiva, serena, matura si riversa in modo negativo sull’apprendimento e il percorso scolastico dei figli. La sua esperienza è ora racchiusa e raccontata in un libro “L’arte di educare oltre l’amore compiacente, strategie relazionali per diventare genitori consapevoli”. In questo testo richiama in un percorso storico le diverse ‘tipi’ di famiglia che in questi decenni lei stessa ha visto e la società ha in qualche modo realizzato. Le famiglie di oggi sono molto affettive e compiacenti e così rischiano di aiutare troppo i figli, evitandogli le difficoltà e le sfide, prevenendo gli ostacoli. Un esempio sono proprio i compiti a casa: troppo spesso sono i genitori che fanno i compiti ai figli quando li vedono in difficoltà, senza essere loro a fianco per farlo crescere nell’autonomia e fiducia.

Nella sua lunga esperienza ha individuato anche nell’educazione della gestione delle emozioni un cardine del suo percorso educativo e formativo con i bambini. Non fa parte del programma classico delle materie, ma è una competenza trasversale così fondamentale nella vita di oggi. Un grande aiuto l’ha trovato nella lettura del libro di Daniel Goleman “Intelligenza emotiva”.

Inoltre ha sperimentato fin dall’inizio la tecnologia, con le prime LIM arrivate nella sua scuola, e riconosce che la tecnologia aiuta la didattica, ma non deve essere abusata. Soprattutto i bambini che usano troppo Internet e strumetni connessi, rischiano di abituarsi alla velocità, a non riflettere, a non concentrarsi. I bambini devono anche imparare dalla noia, dal fatto di non aver sempre il tempo riempito, devono imparare a trovare la risposte anche da soli.

Proprio sulle emozioni, ha partecipato al concorso “leggendo leggendo”, per cui hanno vinto una bella e utilissima biblioteca dei libri del Battello a vapore.

Il percorso sulle emozioni porta i suoi frutti sia nelle relazioni tra bambini all’interno della classe e con gli insegnanti, sia nel rendimento scoalstico, in quanto aquistano fiducia in e stessi.

Questa gestione delle emozioni diventa utile anche nelle tante attività laboratoriali che la maestra Francesca utilizza molto spesso per cui i piccoli alunni sanno gestire meglio le tensioni che inevitabilmente si creano tra di loro.

Secondo la maestra Francesca la scuola italiana ha una grande risorsa nel personale docente ma investe troppo poco nella formazione e nel fatto di avere classi con un numero di alunni che deve essere molto più basso di quello attuale.

Natalia Olivieri: insegnare lingue straniere in un IPSAR con il modulo delle 5E

Ho conosciuto la prof.sa Natalia Olivieri sulla rete di Linkedin e l’ho ascoltata nel mio podcast Insegnanti al microfono per capire meglio la sua passione per l’insegnamento e per le metodologie più adatte.

Insegna lingue straniere all’Istituto professionale alberghiero “Amerigo Vespucci” di Milano, un’istituzione storica che è un punto di riferimento per la cucina e l’arte culinaria.

Nata e cresciuta per alcuni anni in Argentina, si è poi trasferita in Italia dove ha studiato e ha portato la sua esperienza personale nel metodo di didattica dell’italiano per stranieri. Precaria da anni, vive ogni anno la nomina ad una nuova scuola con entusiasmo e trepidazione. La relazione con gli studenti è quello che la emoziona più di tutto. Il tempo della pandemia e quindi la DAD lpha stimolata a ricercare nuove strategie per i suoi alunni che provenienti da altri Paesi hanno bisogno di vivere l’apprendimento dell’italiano con divertimento.

Per la prof.sa Natalia ogni lezione deve essere un divertimento e una relazione. Infatti lei sceglie di impiegare il tempo iniziale per far parlare, raccontare gli alunni e alunne per poter entrare meglio in relazione con loro, per entrare nel loro mondo e cercare di capire il loro linguaggio.

Si è cosi inventate le tecniche più diverse e divertenti, come i quiz, gli indovinelli in dialetto o italiano traslitterati in lingua tedesca o inglese, così come le barzellette. Non è stato un compito facile ma è stato un percorso utilissimo. Soprattutto gli indovinelli hanno avuto un grande successo.

Ha intrapreso anche un metodo di autovalutazione, attraverso i moduli Google, per superare l’ansia del voto, molto forte negli studenti italiani.

In particolare ha adottato la metodologia delle 5E, che nasce dalla prospettiva strutturalista e consiste in un processo ciclico, non lineare e progressivo: Engagement, Explration, Elaboration, Explanation, Evaluation.

Un metodo che trova un forte sostegno, pianificazione e sviluppo attraverso i documenti di hyperdocs.

Un’ultima strategia introdotta è stata quella dei sondaggi, che ha permesso di coinvolgerli ancora di più e meglio.

Secondo Natalia la scuola può e deve essere migliorata e cambiata dall’interno, attraverso la collaborazione la rete di chi ci lavora. E nel benessere della scuola il Dirigente Scolastico ha un ruolo decisivo, dovrebbe essere capace di dialogare, di ascoltare.

Tutte le sue idee sono state, finora, raccolte nel libro Idee per la scuola, Simone edizioni

Roberto Cetera: al liceo Orazio e l’insegnante come cantastorie

Il prof. Roberto Cetera, ascoltato ad Insegnanti al microfono, conclude la sua esperienza educativa scolastica a Giugno 2021 per proseguire una nuova avventura come giornalista all’Osservatore Romano. Insegna Religione cattolica al liceo Orazio di Roma con passione e competenza per cercare di suscitare curiosità intellettuale ai suoi studenti. Secondo lui la scuola dovrebbe non tanto riversare semplici e freddi contenuti disciplinari ma offrire stimoli per rafforzare la curiosità e la sete di sapere, di conooscere, di approfondire la vita, il mondo, la partecipazione alla vita culturale.

Cetera è convinto che l’insegnante debba avere una forte dose di umiltà. Non esiste il docente perfetto nè ideale. Si impara soprattutto lavorando con gli studenti e i colleghi. La relazione è fondamentale perchè la scuola è relazione, non solo contenuti. L’ora di Religione è una ambiente molto idoneo per realizzare una delle metodologie didattiche più antiche ed efficaci: la narrazione, o detto in inglese odierno storytelling. L’insegnante dovrebbe essere un cantastorie, nel senso nobile del termine, un professionista che sa raccontare la vita e l’uomo.

Cetera è anche un provocatore che dice ai suoi colleghi quanto sia pericolso per i docenti dimenticarsi di essere stati degli adolescenti, di aver vissuto le fatiche e i drammi di una crescita umana che quest’anno di pandemia ha visto una dinamica e degli ostacoli totalmente nuovi ed imprevisti.

Punzecchia i suoi colleghi sulla valutazione come strumento riguardante non solo il singolo studente e studentessa ma lo stesso insegnante, in quanto il merito o la bocciatura di un alunno e alunna è responsabilità anche dell’insegnante stesso. Secondo lui quindi un bravo insegnante dovrebbe riuscire a promuovere sempre e tutti i suoi studenti, aiutarli a trovare la propria strada e le proprie potenzialitàe capacità.

Nunzio Pannuti all’IC Paccini: le Kangourou di matematica, per ragionare e risolvere problemi

La matematica per il prof. Nunzio Pannuti è stata una scelta maturata, come ci ha raccontato ad Insegnanti al microfono. Insegna all’IC Paccini di Sovico-Monza-Brianza, un istituto ad indirizzo musicale, e scuola di riferimento per le scienze under 18. A scuola svolge l’incarico di referente per la valutazione e la competizioni di Kangourou di matematica, per cui ha portato diverse classi e tanti studenti alle varie fasi, sia individuali che di squadra.

Il suo obiettivo è di aiutare i suoi studenti ad emergere, a trovare la propria strada e le scienze, tra cui la matematica, possono aiutare a crescere, ad educare maturando un linguaggio specifico, per cui le parole e i numeri hanno un significato specifico, preciso ed spesso unico. Imparando ad utilizzare i numeri e le scienze in generale con il loro processo di elaborazione, può aiutare a raggiungere i propri desideri. Egli cerca di rendere la matematica concreta e utile alla vita quotidiana.

Anche il coding è un’attività che svolge nelle sue classi e che può essere applicata a tutte le età e a tutte le materie. Lavorare col coding aiuta ad esercitarsi sul metodo, sul processo.

Il segreto della sua didattica nasce dal punto di partenza delle sue lezioni: una sorta di brainstorming di ogni concetto della matematica a partire dalla loro esperienza e vita quotidiana.

All’IC Paccini le prove d’ingresso aiutano a comprendere il livello di partenza dei nuovi studenti e calibrare sulle loro capacità, competenze e abilità il percorso più adatto, tenendo alcuni punti fermi imprescindibili e poi lasciando al docente la libertà di realizzare il percorso idoneo.

La matematica va fatta amare e resa concreta altrimenti diventa solo un ostacolo ostico e incomprensibile, magari troppo spesso causa di sfiducia, stress e disistima.

Iaconianni, DS del liceo “Telesio”: l’insegnante dovrebbe essere un attore e la scuola deve formare a 360°

Ho ascoltato il Dirigente Scolastico prof. Antonio Iaconianni del liceo “Bernardino Telesio” di Cosenza per Insegnanti al microfono. Ha una esperienza molto ampia in quanto come formazione è un ingegnere e così per i primi anni di insegnanemnto è stato a Roma in un istituto tecnico e professionale, per poi passare a dirigere un liceo classico dove ha saputo portare la sua passione educativa e la sua visione di scuola che nel tempo ha incrementato il numero di studenti e di offerta formativa. Ha implementato l’indirizzo Cambridge, per la internazionalizzazione, ha poi introdotto l’indirizzo biomedico in quanto aveva colto dagli studenti e dal territorio il bisogno di formarsi in questo settore per aiutare nel percorso medico ed infermieristico.

Anche l’indirizzo di comunicazione e scrittura creativa è stato ben accolto dalle famiglie. Inoltre ha voluto proporre il percorso quadriennale, innovativo per una parte selezionata di studenti e studentesse. Quattro anni che sono possibili per due princiapli fattori: una metodologia didattica molto laboratoriale e concreta, applicata; una forte collaborazione sinergica di tutte le discipline, così da procedere in modo davvero interdisciplinare.

L’ascolto del territorio e la collaborazione con tutti gli attori lo ha spinto anche ad introdurre un indirizzo sportivo e soprattutto a iscrivere le squadre studentesche nei campionati di pallavolo, sci e calcetto, scontrandosi anche con squadre non solo amatoriali, ma diventando un ulteriore ambito di formazione e competenza. Ma un’ampia competenza, secondo Iacoianni, si può raggiungere anche con le attività di teatro, per cui organizzano rappresentazioni nel teatro Rendano di Cosenza.

Una delle sue scelte didattiche e strategiche è che non esiste la classe ma la scuola, per cui si scelgono le attività e gli indirizzi. E uno dei più apprezzati e innovativi per un liceo è quello di robotica.

Altro aspetto caratterizzante il liceo “Telesio” sono i gemellaggi con scuole all’estero e la possibilità di trascorrere alcuni giorni con coetanei e colleghi per imparare e condividere esperienze di altre scuole di altri Paesi. Questa opportunità è possibile in quanto Iaconianni ha pensato ad istituire “Gli amici del Telesio”, che sono persone o aziende interessate a sponsorizzare le attività e i progetti scolastici con un contributo economico. In questo modo a costi molto contenuti, gli studenti sono andati a Boston, USA, e in Stati europei, e stanno programmando di andare a Gibuti. Una fortuna poter allargare così ampiamente i propri orizzonti culturali.

Grazie alla sua curiosità, il Dirigente è riuscito anche a ristrutturare e riaprire al pubblico l’antica biblioteca dell’istituto, che vanta manoscritti del 1300 e diversi ancunaboli.

Dalla sua esperienza il prof. Iacoianni è convinto che la scuola italiana dovrebbe modificare in meglio il percoso di reclutamento dei docenti e anche dei dirigenti scolastici. Occorre oltre ai contenuti una profonda preparazione didattica, metodologica e umana, che potrebbe essere acquisita in parte con un anno intero di tutoraggio.

L’insegnante è come un attore: una persona in grado di attirare, incuriosire, coinvolgere gli studenti innanzitutto utilizzando in modo intelliggente e sapiente la voce, e poi i gesti, la scenografia e con l’ambiente scolastico.

Cristina Costarelli, DS al liceo Newton: modello DADA, per trasformare la scuola, ANP

La prof.sa Cristina Costarelli, DS al liceo scientifico Newton di Roma, ascoltata a Insegnanti al microfono, ha fatto esperienza in tutti gli ordini di scuola: iniziata la sua attività lavorativa nella scuola primaria, ha poi fatto la dirigente all’Istituto Comprensivo e adesso al liceo.

Ha introdotto subito il modello DADA: il modello di Didattica per Ambienti Di Apprendimento, in cui si sperimenta una radicale innovazione pedagogico–didattica e organizzativa con l’obiettivo di coniugare l’alta qualità dell’insegnamento con la funzionalità organizzativa di matrice anglosassone. Gli istituti funzionano per “aula–ambiente di apprendimento”, assegnata a uno o due docenti della medesima disciplina, con i ragazzi che si spostano durante i cambi d’ora. Ciò favorisce l’adozione, nella quotidianità scolastica, di modelli didattici funzionali a quei processi di insegnamento-apprendimento attivo in cui gli studenti possano divenire attori principali e motivati nella costruzione dei loro saperiLa sua passione edicativa e il desiderio di aiutare gli studenti ad apprendere sempre meglio.

Il modello DADA è stato introdotto nell’anno 2019-29 e con un grande sforzo da parte di tutti, seppur con impegno e convinzione diversa. Non è mai facile cambiare. Purtroppo l’emergenza e la pandemia del Covid-19 ha interrotto questo promettente inizio, ma la DS è proonta a ripartire appena possibile.

Nella sua lunga e variegata esperienza ha visto quanto è importante la preparzione e formazione degli insegnanti: ci vuole una grande capacità di relazione, un maturo equilibrio e una convinta dimensione collegiale. Oggigiorno la formazione si trova ina una situazione un pò ambigia: da un alto è fatto obbligo di legge per tutti i docenti e dall’altra è lasciata libertà sulle modalità e non rientra nel contratto. Per questo è importante anche l’aggiornamento fatto a scuola con il collegio docenti, in quanto permette alla scuola di dare una ‘certa’ impostazione e direzione collegiale a tutti gli attori educativi. Soprattutto nelle scuole superiori si rischia che l’insegnante viva in una sua isola scolastica, mentre è altrettanto essenziale lavorare insieme a tutti gli altri colleghi.

L’innovazione didattica è un’attenzione imprescindibile per una scuola moderna e adatta ai tempi. Occorre introdurre e sperimentare nnuove e più efficaci metodologie, come cooperartive learning, coding, robotica, percorsi multidisciplinari.

Infine il suo ruolo di vice presidente della Associazione Nazionale Presidi di Roma le permette di incontrare e confrontarsi con tanti dirigenti e scuole, constatando a volte la diffusione di storici problemi e limiti della scuola italiana e cogliendo opportunità nuove e stimolanti.

Maria Grazia Lancellotti, DS al liceo “Orazio”, scuola Green e il progetto “Il Civico Giusto” della memoria

La prof.sa Maria Grazia Lancellotti, come ha raccontato ad Insegnanti al microfono, è entrata nel mondo della scuola come insegnante di Lettere e Lingua Italiana per poi diventare Dirigente Scolastica in una scuola professionale e ora al liceo Orazio di Roma. La scelta di intraprendere l’avventura di DS nasceva dal desiderio di dare l’impronta a tutta una scuola non solo ad alcune singole classi, come avviene nel ruolo di insegnante. La sua visione di scuola è quella di una “realtà piena di senso e non di cose, che serve per formare dei cittadini e delle persone adulte dando a tutti le competenze trasversali e fondamentali per crescere bene”. La scuola deve perciò essere trasversale, non a compartimenti stagni. In questo senso la nuova disciplina di Educazione Civica ha aiutato a superare alcuni steccati tra le materie proponedo un percorso multidisciplinare, aperto a tante diverse discipline e contenuti.

L’esperienza della Educazione Civica e la pandemia hanno mostrato come il cambiamento non è sempre facile nè lineare nè immediato. Occorre che i docenti sappiano e vogliano osare, ma a volte hanno paura di farlo.

Occorre mettere gli studenti al centro e costruire la persona, accettando anche di sbagliare e quindi di ricominciare.

Al liceo Orazio, tra le tante inizitive, ci sono due progetti a cui la prof.sa Lancellotti tiene particolarmente.

Innanzitutto la rete delle scuole Green, dove il liceo è capofila e tra i fondatori, nata per la convinzione che “sia una priorità educativa far conoscere gli obiettivi dell’Agenda 2030 e promuovere azioni volte allo sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ecosistema. Tale rete ritiene la scuola il luogo che, costitutivamente, ha nelle sue finalità la promozione della corretta informazione e della cultura e la formazione di cittadine e cittadini consapevoli e responsabili. In base all’accordo, tutte le istituzioni scolastiche aderenti, si impegnano ad approfondire i temi dell’ambiente, del cambiamento climatico e dell’educazione alla sostenibilità, promuovendo progetti di educazione ambientale e buone pratiche da sperimentare nel contesto scolastico”.

L’impatto dell’uomo sull’ambiente, antropocene, chiama tutti a maggiore attenzione, conoscenza e sensibilità

Una rete che nel tempo e velocemente si è allargata a tutta Italia e coinvolge centinaia di scuole. L’impegno è quello di impegnarsi con delle azioni concrete e fattibili sul tema del rispetto dell’ambiente, dell’ecosistema, del riciclo, di attività virtusoe per lottare contro i cambiamenti climatici.

L’altro progetto molto interessante si chiama “Il civico giusto“, nasce dalla considerazione che la memoria, il ricordo di persone e fatti, non può affidarsi solo al racconto, alla narrazione, ma che ha bisogno di simboli, di luoghi.

Durante l’occupazione nazifascista, a Roma, in Italia e in Europa, le persecuzioni costrinsero alla fuga e alla clandestinità centinaia di migliaia di persone. Per molte fu una tragica fuga a breve termine, stanate come prede spaurite, furono indirizzate verso i campi di lavoro, di concentramento, di sterminio.

Ma per altre ci fu una storia diversa. Una storia di fratellanza, di amore, di solidarietà che il nostro progetto intende celebrare e onorare raccontando e ricostruendo la vicenda di quanti accolsero queste persone, a volte sconosciute, nel cuore delle loro case, offrendo loro un nascondiglio e mezzi di sostentamento, rischiando la propria vita, senza chiedere nulla. Anche per lunghi mesi.

L’obiettivo è quindi quello di “segnare e riconoscere” in maniera tangibile, quelle case che, grazie al coraggio degli abitanti, sono stato il sicuro rifugio di chi veniva braccato dai nazifascisti.

Viene affissa una targa accanto al civico con un codice QR, per cui inquadrandolo si viene informati sulla storia e la persona.

Questo progetto, supportato da esperti storici e di altre discipline, ha permesso agli studenti di imparare tante competenze sia storiche che trasversali per poter cercare, indagare e raccontare queste storie.

Dando uno sguardo alla scuola italiana, secondo la prof. Lancellotti, bisognerebbe rivedere i curricula, i programmi/percorsi formativi dando maggiore flessibilità. Ma soprattutto bisognerebbe evitare di fare cambiamenti troppo frequentemente e senza lungo respiro. Troppo spesso la politica usa la scuola senza davvero migliorarla ma facendo solo cambiamenti di facciata che servono al consenso politico immediato. La scuola ha bisogno di vere e ampie riforme da preparare e ‘digerire’ con il tempo.

Cristiana Pivetta, lingua italiana e didattica innovativa con EdMondo-Indire

Cristiana Pivetta è Formatrice e Docente di Materie Letterarie presso I.T.C.G. Giovanni Maria Angioy a Carbonia in Sardegna. L’ho incontrata su Insegnanti al microfono e ho scoperto tante attività e strumenti innovativi per la scuola. Oltre ad essere insegnante è anche autrice di innumerevoli articoli presenti in rete sull’apprendimento innovativo e ha pubblicato a ottobre 2018 il libro “In viaggio intorno al mondo” in cui racconta le esperienze virtuali e didattiche condivise con classi di tutto il mondo.

Fa parte del gruppo di lavoro dell’Innovative Design, un progetto di ricerca-azione curato dall’ANP.

Il suo approccio all’uso della tecnologia è semplice: prima il buon senso, gli obiettivi didattici e le competenze, poi l’uso dei diversi strumenti in chiave strategica e fortemente guidato da un’attenta applicazione della corretta metodologia.

Il suo approccio didattico, attuato attraverso diversi strumenti e metodi, è quello di mettere al centro lo studente in quanto risorsa e non contenitore, anche come ambiente classe. Infatti nelle sue classi non c’è la cattedra, e la disposizione dei banchi è differente dal solito impianto frontale.

L’impianto è di affidare a loro dei lavori da compiere a casa in autonomia e poi da riportare e condividere con tutti gli altri. La prof. sa Pivetta cerca di progettare con loro la strada, il percorso da fare dando fiducia, autonomia e supporto. E questo approccio così nuovo e diverso dal solito ha bisogno di tempo , sia con i colleghi che con gli studenti, che raramente sono abiutati ad essere protagonisti. Sono loro che devono essere ‘attori’, e lavorano per obiettivi e tempistica precisi e chiari.

EdMondo è una delle piattaforme più utili per mettere in pratica questo approccio attivo e molto partecipativo: un mondo virtuale da costruire secondo criteri e tempi ben precisi, assegnati dal docente.

La valutazione è diversa da quella tradizionale in quanto viene sottolineato e attenzionato soprattutto il percorso, la modalità di collaborazione e di raggiungere il traguardo.

Questo impianto didattico necessita una certa delicatezza e gradualità nell’essere applicato sia con gli studenti che con la scuola, anche se la pandemia ha di fatto richiesto a tutti i docenti uno sforzo di innovazione e di maggiore apertura e utilizzo della tecnologia.

Un ultimo esempio di questo suo impegno di successo è il terzo posto della finale provinciale del Premio Scuola Digitale, ottenuto con la classe 1B grafica, col quale il Ministero dell’Istruzione intende promuovere l’eccellenza e il valore delle scuole italiane nell’apprendimento e nell’insegnamento, incentivando l’utilizzo delle tecnologie digitali nel curricolo, secondo quanto previsto dal Piano Nazionale per la Scuola Digitale. I ragazzi si sono aggiudicati una bella stampante 3D. A seguire due immagini dell’evento:

Appassionata di scrittura creativa cura un blog www.fantascrivendo.com nel quale raccoglie i contributi realizzati insieme agli alunni durante lo svolgimento delle attività didattiche.

Ritiene che la scuola italiana abbia un corpo docenti molto competente e appassionato al suo lavoro, d’altro canto dovrebbe avere maggiore flessibilità di organizzazione.

A scuola e il loop dopaminergico

Confesso che non ne avevo mai sentito parlare fino a ieri pomeriggio: il loop dopaminergico.

Una brillante, chiara e concreta incontro di formazione per docenti da parte di una psicologa clinica dell’Università di Padova.

Il ciclo del loop dopaminergico è definito come “un circuito di azione-reazione attivato dalla dopamina all’interno del nostro cervello. La dopamina è il neurotrasmettitore che controlla il sistema della ricompensa e il centro del piacere nel cervello. È associata all’aspettativa ed è fondamentale nel causare il comportamento di ricerca. Se stimolata, il livello generale di eccitazione aumenta e l’azione diretta verso l’obiettivo si intensifica. La dopamina spinge ad agire. Tuttavia la rapida soddisfazione che si può ricevere da un mi piace sui social media o dall’essersi accaparrati un acquisto scontatissimo svanisce rapidamente e il ciclo si riattiva. Più intenso di prima.”

E noi docenti spesso ne abbiamo a che fare durante le lezioni in classe (e ora anche in DAD) quando dobbiamo combattere con gli studenti non mollano il cellulare.

Il meccanismo è chariro: la soddisfazione di controllare e vedere qualcosa di noi sullo schermo dello smartphone genera una reazione chimica che ci dà soddisfazione e ci spinge a ripetere il motivo o la causa della soddisfazione. Così non riusciamo a stacare gli occhi da cellulare, dal non controllare sempre più spesso le notifiche. Vale per noi adulti e sembra in misura ancora maggiore per i giovani, nativi digitali.

Allora ecco la battaglia continua con gli alunni meno motivati e svogliati per fargli spegnere il cellulare o metterlo in cartella o zaino.

Ma ecco il solito problema: meglio continuare e richiamare, ad alszare la voce, a mettere note disciplinari o lasciarli questa linertà? Meglio lasciarli una pausa cossichè possanoi sfogarsi e poi riprendere l’attenzione er le parole del prof? O meglio far finta di nulla e concentrarsi sulla lezione da svolgere per chi ha voglia e curiosità o coscienza?

Perchè chi è un dipendente da cellulare non è faciel farne a meno. A volte toglierli questo ‘prolungamento’ della mano’ può scatenare delle reazioni opposte e violente, e soprattutto non capite dall’alunno, che ritiene ‘normale’ averlo in mano e controllare ogni tanto cosa appare sullo schermo.

Una battaglia non facile soprattutto in alcuni constesi scoalstici particolarmente difficili e irrequieti.

La scelta migliore sarebbe di riuporre il cellulare lontano da noi stessi, in modo che anche la nostra attenzione non sia distolta dalla sola vista dell’oggetto.

In questo modo forse riusciamo a concentrarci sulle relazione con lo studente e la studentessa.

La relazione positiva e di fiducia è la condizione necessaria per imparare, per apprendere.

Ma purtroppo il nostro sistema soclastico non lo permette in modo semplice e strutturato. Ancora troppi insegnanti sono ancorati al programma scolastico, che ormai è superato, ma non in tutti. Il programma forse è anche un’ancora di salvezza per i docenti, che in questo modo hanno una direzione da seguire.

Ma quuesto programma rischia di mettere in secondo piano la relazione educativa, che è necessaria per la reciproca formazione.

La DAD non ha aggiunto aspetti negativi alla didattica ma non ne ha dati, ne ha tolti: l’esperienza globale, integrale della relaizone educativa. Lo schermo ha dato segnali visivi ma ha tolto tutto il resto. Relazione è spazio e tempo. Non basta uno solo dei due per avere un’esperienza completa. Occorre esser in un luogo per poter vedere, ascoltare, annusare, tastare un luogo, le cose e le persone che ci sono e così avere un’esperienza piena e viva.

Teresa Goffredo DS al liceo “Galilei” di Lamezia Terme: scuola digitale, legalità, rete territoriale

La prof.ssa Teresa Goffredo, come ha raccontatato ad Insegnanti al microfono, ha sempre amato il suo lavoro nella scuola, prima come insegnante di lingua e letteratura inglese e poi come Dirigente Scolastico in diverse scuole superiori della provincia di Catanzaro. Ora è DS del liceo scientifico “Galileo Galilei” di Lamezia Terme (CZ). La sua passione educativa nel ruolo di dirigente le permette di ampliare il campo di azione didattico-educativa verso e con i ragazzi adolescenti e tutte le altre figure della scuola. Il suo grande impegno è di creare e rafforzare la collaborazione tra scuola, territorio, famiglie e altri enti perchè è convinta che solo insieme, in una rete efficace, si possono raggiungere importanti e significativi risultati.

Il suo liceo è scuola capofila del Premio “scuola digitale” del Ministero dell’Istruzione, che ogni anno mette al 1° premio 1000 euro per la scuola vincitrice, il 2° un kit di robotica e il 3° un dispositivo scelto a seconda dell’utilità del momento. La giuria è costituita da un tream di personalità di diverse competenze: un rappresentate delle istituzioni locali, dell’università, un esperto di digitale. Il Premio richiede agli studenti di lavorare su diversi settori e abilità, a seconda del progetto scelto di realizzare, per formare il buon cittadino. i prodotti realizzati e quindi le permette di attuare in rete diverse iniziative a favore non solo della sua scuola ma di tutto il territorio.

Il suo stimolo costante ai docenti è quello di superare un atteggiamento ‘cattedratico’, di sola lezione frontale e di ‘riversare’ sugli studenti informazioni e conoscenza ma cercare sempre metodi e approcci che siano un’epserienza, che siano coinvolgenti, che siano stiumolanti per gli alunni. Oggi i ragazzi sono e vivono in un contesto diverso rispetto al passato e quindi anche la didattica deve adeguarsi a loro, facendoli diventare più protagonisti. Anche se non è sempre facile.

Uno dei progetti più importanti è quello della legalità. Ogni anno gli studenti del biennio vengono coinvolti a riflettere e lavorare su questa tematica così importante per il territorio e la società

Ha attuato un gemellaggio con il liceo “Berto” di Mogliano Veneto (TV) con cui hanno fatto una bellissima esperienza sul tema della legalità con un viaggio a Palermo.

Altro progetto che coinvolge gli studenti per approcci innovativi che mettano al centro lo studente e i bisogni, valorizzando gli stili di apprendimento e lo spirito d’iniziativa per affrontare in maniera efficace e coinvolgente è quello denominato “Nessuno escluso”.

Valeria Pancucci, insegnare con la Flipped classroom e altri metodi partecipativi all’IC di Ghedi

La prof.sa Valeria Pancucci, insegna lettere nella scuola secondaria di I grado “Caduti di Piazza Loggia” di Ghedi (BS) in provincia di Brescia. L’ho ascoltata per Insegnanti al microfono perchè è animatrice digitale per la sua scuola, formatrice di Flipped classroom e redattrice di manuali scoalstici per Pearson edizioni.

Come animatrice digitale ha incentivato e sostenuto i suoi colleghi affichè potessero utilizzare in modo più continuativo ed efficace le nuove tecnologie e le nuove metodologie didattiche, che in questo periodo di pandemia da Covid-19 si sono moltiplicate e sono diventate di necessità molto più necessarie. Una delle metodologie da lei più usate e conosciute è sicuramente quella della flipped classroom, dove lei tiene conferenze e webinar. Un approccio che non deve essere confuso con un semplice ‘fare i compiti a casa e poi li vediamo in classe’; ma un metodo chiaro e preciso, che richiede competenza, tempo, passione.

Nella sua esperienza riesce sapientemente a individuare a seconda della disciplina e del tema gli strumenti didattici più opportuni e utili al fine di coinvolgere e appassionare i suoi studenti.

La passione dell’insegnamento e la ricchezza della sua esperienza l’ha portata anche ad aprire un sito dove poter trovare tutto il materiale da lei realizzato e offerto per la riflessione e la didattica quotidiana: didattica e strumenti. Ma anche un canale youtube, didattica e strumenti digitali, dove poterla ‘vedere’ in azione con la sua voglia di insegnare e condividere.

Accanto all’insegnamento in classe, organizza e gestisce corsi di formazione per docenti, per cui incontra diversi colleghi e con loro intraprende un percorso formativo arricchente per tutti.

Inoltre collabora alla scrittura e realizzazione di manuali scolastici per la casa editrice Pearson, dando così modo di allargare ancora di più il suo campo di divulgazione.

Daniele Manni: imprenditorialità, creatività e premi internazionali all’ITE “Galilei-Costa” di Lecce

Ascoltare il prof. Daniele Manni a Insegnanti al microfono si apre una finestra di novità, innovazione e audacia. Ha iniziato la sua vita lavorativa come imprenditore e poi incrociando la scuola, quasi per caso, ne è stato folgorato e si è innamorato dell’insegnamento e degli studenti. Così dal 1999 ha trasferito nelle sue lezioni lo spirito imprenditoriale che lo ha contraddistinto come formazione e vita professionale. Insegna informatica ma accompagna il suo metodo didattico con una sfida, un obiettivo di classe: inventare e realizzare una impresa, diventare quindi startupper. In questo modo dalla 1^ alla 4^ hanno da lavorare su quello che hanno scelto e che gli permette di crescere, sviluppare e scoprire quelle importanti competenze trasversali, definite anche ‘soft skills’: lavorare per obiettivi, rafforzare il team building, affrontare il problem solving, il successo e il fallimento. L’approccio all’imprenditorialità ha portato tanta soddisfazione agli studenti e diversi premi alla scuola. Alcuni dei premi ricevuti sono stati: il Global Teacher Price, il Global Teacher Award, il 1° posto nel 2020 del premio europeo delle startup studentesche con l’impresa Ma basta

“La scuola. dice il prof. Manni- dovrebbe avere tre finalità: offire stimoli agli studenti, e anche ai docenti; cogliere i segnali di passione, interesse e inclinazione personale degli studenti; fornire mezzi e strumenti, allenatori e sostenitori per far crescere le ragazze e ragazzi in età scolastica”.

Secondo il prof. Manni la scuola italiana non ha nulla da cambiare nè invidiare per i contenuti che propone, dovrebbe però porre più al centro lo studente e i suoi bisogni e caratteristiche. Dovrebbe essere più stundetecentrica, cioè in grado di formare e ritagliare sulle caratteristiche del singolo alunno e alunna un percorso che possa davvero far crescere, senza avere l’angoscia per il cosiddetto programma, che spesso non fa altro che rinchiudere e soffocare creatività, competenze trasversali e innovazione.

Domingo Paola del liceo “G. Bruno” di Albenga: la didattica della matematica e il segreto per amarla.

Ho incontrato il prof. Domingo Paola, insegnante di matematica e fisica al liceo scientifico “G. Bruno” di Albenga (Savona), ad Insegnanti al microfono. E’ un docente di lungo corso con un’ampia e internazionale formazione ed esperienza: autore di libri di testo, dal 1998 al 2011 esperto esterno italiano per gli insegnamenti di matematica e di fisica, nella commissione internazionale per la preparazione e correzione delle prove di Bac nelle scuole europee, come membro della CIIM, della commissione scientifica della rivista del Centro Ricerche Didattiche Ugo Morin, “collaboratore at large” della rivista L’Eucazione Matematica, nel 2015 vincitore del premio Bruno de Finetti e dal 2011 collaboratore come esperto con l’INVALSI.

E’ diventato insegnante di matematica quando un docente universitario gli ha fatto capire quanto questa disciplina sia concreta e collegata alla cosiddetta area umanistica. Il suo impegno è fortemente orientato a far capire ai suoi studenti quanto si possa essere creativi, concreti, aperti e collaborativi anche studiando la matematica. I suoi incarichi gli hanno permesso di conoscere e confrontarsi con scuole e sistemi scolastici di altri Paesi. La scuola italiana è secondo il prof. Paola poco flessibile nella sua organizzazione. Ci sono scuole all’estero dove, ad esempio, sono gli alunni che si spostano di aula e così l’insegnante può ‘trasformare’ e adattare la ‘sua’ aula alla sua materia offrendo agli studenti che arrivano in classe tutti gli strumenti, metodi, ambienti migliori per la didattica. La nostra scuola italiana ha classi troppo numerose, non si può fare una didattica personalizzata con 32 studenti, che rischi quasi di non conoscere. Piccole classi aiuterebbero ad andare incontro molto meglio ai bisogni e alle situazioni dei singoli alunni, e calibrare su di loro gli strumenti adatti per un apprendimento di maggior qualità.

Non basta portare avanti la interdisciplinarietà, occorre una maggiore integrazione, relazione, collaborazione tra le discipline.

Non ci sono metodi perfetti nè sistemi scolastici universali. Anche il famoso metodo Singapore, non potrebbe essere replicato da noi. La nostra scuola italiana ha soprattutto negli insegnanti una forza di competenza e passione invidiabile.

Imparare la matematica è sempre un’avventura faticosa e difficile, e non ci sono segreti per il successo. Occorre secondo Paola, non cercare scorciatoie, portare avanti un impegno sistematico e costante, uno studio continuo e non demoralizzarsi di fronte agli insuccessi.

La scuola italiana dovrebbe avere più coraggio e proseguire sull’autonomia che vuol dire una maggiore capacità di adattarsi alle situazioni, ai bisogni e alle necessità degli alunni, del territorio e della storia.


Paola Bianchi e le lingue straniere come strumento di gioco e cultura all’IC di Fiumicino

La prof.sa Paola Bianchi insegna all’IC Lido del Faro di Fiumicino e al linguistico di Macarese. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua esperienza di docente di lingua inglese, spagnolo e francese sia nella scuola pubblica che privata. Ama il suo lavoro e per questo non lo considera nel senso più stretto del termine, ma come una passione che gli permette di etrre in relazione con tanti adolescenti e preadolescenti, da cui si imapra sempre qualcosa. E’ il lavoro più bello del mondo. Insegnare lingua è una grande opporunità di conoscere, entare in una cultura, in un mondo diverso da noi. Imparare le lingue non è solo grammatica, è lo strumento iniziale, ma significa conoscere il popolo che parla questa lingua.

Oggi insegnare le lingue vuol dire utilizzare anche i tanti strumenti tecnologici e didattici che permettono di familiarizzare con le tradizioni e gli usi di altri Paesi. Paola Bianchi cerca similitudini e somiglianze tra noi italiani e gli altri popoli, per cui porta avanti una sorta di ‘interculturalità’ che è bella, appassiona e stimola molto gli studenti, che altrimenti si annoierebbero a studiare solo la grammatica.

Non ci sono precondizioni per studiare le lingue straniere, la prof.sa Bianchi è convinta che tutti, anche le persone con Disturbi Specifici dell’Apprendimento o altre difficoltà o handicap, possono imparare una lingua, basta saper trovare gli strumenti e i metodi appropriati. Imparare le lingue con il gioco, il teatro e altre metodologie è possibile per tutti.

Uno dei progetti che stanno vivendo i ragazzi delle medie con metodi interattivi e divertenti è il progetto interculturale che ha preso avvio con la visione del film “Azur e Asmar“, un famoso film d’animazione che affronta tanti temi, che Paola Bianchi affronta in spagnolo.

La scuola italiana, rispetto ad altre nazioni, non è peggio nè meglio. Sicuramente la passione e la dedizione degli insegnanti italiani è rilevante, anche se probabilmente è un tratto caratterizzante questo lavoro in ogni latitudine del globo.