Alessandra Ortolano: scuola senza zaino, Erasmus ed etwinning al liceo “I. Gonzaga” di Chieti

La prof.ssa Alessandra Ortolano è insegnante di filosofia e scienze umane al liceo “Isabella Gonzaga” di Chieti, dopo aver fatto per tanti anni l’esperienza di insegnamento nella scuola primaria, sempre a Chieti. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono della sua esperienza di scuola senza zaino alla primaria dove gli spazi aperti, l’autonomia degli alunni, le occasioni libere di confronto, riflessione e manualità sono poste al centro della vita scolastica, sull’esempio del metodo Montessori.. Nulla è lasciato al caso in questa scuola: dall’arredamento al tempo, alla materialità. Tutto è condiviso.

Altra sua importante esperienza riguarda lo scambio e incontro sulla piattaforma etwinning, diventando ambasciatrice e formatrice. Fin dalla scuola primaria ha sperimentato questa opportunità di lavorare e collaborare con scuole straniere, mettendo in gioco diverse competenze. In particolare il progetto realizzato sulle fiabe e quello sul cibo, durante l’anno dell’Expo. Nella scuola superiore il progetto ‘International Peer riguarda il patrimonio culturale.

Lavorare su etwinning significa aiutare gli studenti e studentesse ad aumentare le competenze trasversali, quali l’autonomia, la collaborazione, la comunicazione, l’imparare ad imparare, il problme solving, la gestione del tempo e lavorare per obiettivi.

La dimensione internazionale è stata portata avanti anche attraverso un progetto Erasmus plus per le scuole, cioè anche con la possibilità dello scambio, sul tema della motivazione allo studio, di una sorta di lotta alla dispersione scolastica. Il capofila è una scuola di Istanbul, Turchia, e causa pandemia purtroppo non si è riusciti a completare totalmente il progetto. Gli alunni coinvolti direttamente provenivano da diverse classi, che avessero deboli e fragili motivazioni all’impegno scolastico.

La progettazione internazionale diventa un’ottima occasione per lavorare a livello interdisciplinare e collaborativo, sia come classe di studenti che come scuola.

La scuola italiana ha la grande risorsa degli insegnanti, che con passione e versatilitià lavorano bene nonostante il peso della burocrazia e della rigidità del sistema scolastico.

Iaconianni, DS del liceo “Telesio”: l’insegnante dovrebbe essere un attore e la scuola deve formare a 360°

Ho ascoltato il Dirigente Scolastico prof. Antonio Iaconianni del liceo “Bernardino Telesio” di Cosenza per Insegnanti al microfono. Ha una esperienza molto ampia in quanto come formazione è un ingegnere e così per i primi anni di insegnanemnto è stato a Roma in un istituto tecnico e professionale, per poi passare a dirigere un liceo classico dove ha saputo portare la sua passione educativa e la sua visione di scuola che nel tempo ha incrementato il numero di studenti e di offerta formativa. Ha implementato l’indirizzo Cambridge, per la internazionalizzazione, ha poi introdotto l’indirizzo biomedico in quanto aveva colto dagli studenti e dal territorio il bisogno di formarsi in questo settore per aiutare nel percorso medico ed infermieristico.

Anche l’indirizzo di comunicazione e scrittura creativa è stato ben accolto dalle famiglie. Inoltre ha voluto proporre il percorso quadriennale, innovativo per una parte selezionata di studenti e studentesse. Quattro anni che sono possibili per due princiapli fattori: una metodologia didattica molto laboratoriale e concreta, applicata; una forte collaborazione sinergica di tutte le discipline, così da procedere in modo davvero interdisciplinare.

L’ascolto del territorio e la collaborazione con tutti gli attori lo ha spinto anche ad introdurre un indirizzo sportivo e soprattutto a iscrivere le squadre studentesche nei campionati di pallavolo, sci e calcetto, scontrandosi anche con squadre non solo amatoriali, ma diventando un ulteriore ambito di formazione e competenza. Ma un’ampia competenza, secondo Iacoianni, si può raggiungere anche con le attività di teatro, per cui organizzano rappresentazioni nel teatro Rendano di Cosenza.

Una delle sue scelte didattiche e strategiche è che non esiste la classe ma la scuola, per cui si scelgono le attività e gli indirizzi. E uno dei più apprezzati e innovativi per un liceo è quello di robotica.

Altro aspetto caratterizzante il liceo “Telesio” sono i gemellaggi con scuole all’estero e la possibilità di trascorrere alcuni giorni con coetanei e colleghi per imparare e condividere esperienze di altre scuole di altri Paesi. Questa opportunità è possibile in quanto Iaconianni ha pensato ad istituire “Gli amici del Telesio”, che sono persone o aziende interessate a sponsorizzare le attività e i progetti scolastici con un contributo economico. In questo modo a costi molto contenuti, gli studenti sono andati a Boston, USA, e in Stati europei, e stanno programmando di andare a Gibuti. Una fortuna poter allargare così ampiamente i propri orizzonti culturali.

Grazie alla sua curiosità, il Dirigente è riuscito anche a ristrutturare e riaprire al pubblico l’antica biblioteca dell’istituto, che vanta manoscritti del 1300 e diversi ancunaboli.

Dalla sua esperienza il prof. Iacoianni è convinto che la scuola italiana dovrebbe modificare in meglio il percoso di reclutamento dei docenti e anche dei dirigenti scolastici. Occorre oltre ai contenuti una profonda preparazione didattica, metodologica e umana, che potrebbe essere acquisita in parte con un anno intero di tutoraggio.

L’insegnante è come un attore: una persona in grado di attirare, incuriosire, coinvolgere gli studenti innanzitutto utilizzando in modo intelliggente e sapiente la voce, e poi i gesti, la scenografia e con l’ambiente scolastico.

Daniele Manni: imprenditorialità, creatività e premi internazionali all’ITE “Galilei-Costa” di Lecce

Ascoltare il prof. Daniele Manni a Insegnanti al microfono si apre una finestra di novità, innovazione e audacia. Ha iniziato la sua vita lavorativa come imprenditore e poi incrociando la scuola, quasi per caso, ne è stato folgorato e si è innamorato dell’insegnamento e degli studenti. Così dal 1999 ha trasferito nelle sue lezioni lo spirito imprenditoriale che lo ha contraddistinto come formazione e vita professionale. Insegna informatica ma accompagna il suo metodo didattico con una sfida, un obiettivo di classe: inventare e realizzare una impresa, diventare quindi startupper. In questo modo dalla 1^ alla 4^ hanno da lavorare su quello che hanno scelto e che gli permette di crescere, sviluppare e scoprire quelle importanti competenze trasversali, definite anche ‘soft skills’: lavorare per obiettivi, rafforzare il team building, affrontare il problem solving, il successo e il fallimento. L’approccio all’imprenditorialità ha portato tanta soddisfazione agli studenti e diversi premi alla scuola. Alcuni dei premi ricevuti sono stati: il Global Teacher Price, il Global Teacher Award, il 1° posto nel 2020 del premio europeo delle startup studentesche con l’impresa Ma basta

“La scuola. dice il prof. Manni- dovrebbe avere tre finalità: offire stimoli agli studenti, e anche ai docenti; cogliere i segnali di passione, interesse e inclinazione personale degli studenti; fornire mezzi e strumenti, allenatori e sostenitori per far crescere le ragazze e ragazzi in età scolastica”.

Secondo il prof. Manni la scuola italiana non ha nulla da cambiare nè invidiare per i contenuti che propone, dovrebbe però porre più al centro lo studente e i suoi bisogni e caratteristiche. Dovrebbe essere più stundetecentrica, cioè in grado di formare e ritagliare sulle caratteristiche del singolo alunno e alunna un percorso che possa davvero far crescere, senza avere l’angoscia per il cosiddetto programma, che spesso non fa altro che rinchiudere e soffocare creatività, competenze trasversali e innovazione.

Nicoletta Vitali: le avanguardie educative e il podcasting all’IC “E. Donadoni”

Ascoltare la prof.sa Nicoletta Vitali nel mio podcast Insegnanti al microfono, significa allargare lo sguardo alle piccole realtà scolastiche che si trovano in località periferiche e a volte difficilmente raggiungibili. Spesso anche caratterizzate da contesti infrastrutturali poveri, contesti socio-economici e culturali in difficoltà, per cui la passione e l’impegno per la istruzione, formazione scolastica dei bambini e dei ragazzi richiede impegno, ingegno e passione. Così l’abbiamo incontrata come Dirigente Scolastica dell IC “E. Donadoni” di Sarnico (BG) , un’area tra il lago d’Iseo e la montagna. Una scuola con 7 plessi disseminati su cinque piccoli comuni. Ha un’esperienza di oltre vent’anni nella scuola, prima come insegnante di matematica e scienze e poi come Dirigente Scolastica, e un’attività di articolista per il portale Agenda digitale. Due sue scuole primarie sono parte del progetto “avanguardie educative” dell’agenzia Indire: scuole pluriclasse, dove fortissima è la metodologia del peer to peer, che comporta la necessità e l’impegno soprattutto di semplificare i contenuti per i più piccoli, l’importanza dell’educazione tra pari, della ricchezza di essere in rete.

Nella sua precedente esperienza di DS nella città di Bergamo ha contribuito con insegnanti competenti e appassionati e soprattutto bambini della scuola primaria vivaci, entusiasti e curiosi a creare dei video sulle mura antiche di Bergamo alta e contribuire così alla loro assegnazione da parte dell’Unesco come ‘patrimonio storico’.

La nuova sfida educativa e didattica all’IC “E. Donadoni” ora è di creare con i preadolescenti della scuola secondaria di primo grado un progetto di ‘podcast’ per raccontare la propria scuola alle famiglie e al territorio. Un modo nuovo e innovativo per coinvolgerli e farli crescere nelle competenze trasversali.

Fare l’insegnante….

Eravamo all’inizio del nuovo anno, dopo il duro e faticoso periodo primaverile del lockdown totale e la boccata d’ossigeno durante l’estate, pagata poi a caro prezzo per la diffusione del corona virus. Mi confrontavo con i ragazzi di 4^ superiore per sentire come avevano vissuto questo periodo e cosa si aspettavano. Una ragazza riferendosi ad una insegnante appena arriva da altra regione, mi sputa in faccia la sua schietta affermazione (peraltro abbastanza diffusa nella società): “ma come vi permettete voi insegnanti a lamentarvi quando avete ricevuto sempre il vostro stipendio durante questa pandemia, fate tre mesi di vacanza e lavorate solo al mattino?”. La sua rabbia era evidente sia dal tono della voce che dalla sua espressione facciale. Una provocazione a cui non ho risposto immediatamente, per non reagire troppo istintivamente e rispondere in modo sgarbato, come quando si è toccati sulle proprie convinzioni e passioni.

Ma perchè in Italia il lavoro dell’insegnante è sempre così sottovalutato?

Tanti lo criticano ma poi alla prova dei fatti…pochi lo scelgono…a tempo pieno! Ogni anno facciamo i conti con la mancanza di insegnanti, soprattuto in quelle materie di indirizzo dove il mercato del lavoro è più richiesto e remunerato. E spesso, mi sembra, sia contestato proprio da quelli che della scuola non hanno nessun interesse nè la conoscono, nè la amano.

Perchè fare l’insegnante? E’ davveo uno dei più belli mestieri? Se così bello perchè è scelto da pochi?

Innanzitutto è un lavoro, come tanti. Richiede una formazione, una competenza e un percorso universitario. Bisogna innanzitutto investire sullo studio, per diversi anni.
Poi occorre amare lo studio, essere convinti che la conoscenza, il sapere, la cultura sono un bene preziosissimo per ogni persona. Persuasi che è una ricchezza da condividere, mai tenuta per sè. Sempre aperta, trasparente e mai conclusa.
Altro aspetto importante è il fattore “u”, cioè quello umano. Non hai a che fare con robot o macchine, ma persone (delle varie età) con i loro vissuti, storie, aspettative, problematiche e doti uniche, per cui non sono un vaso rigido, universale e immobile da riempire con le proprie idee e contenuti. Non sono neanche dei ‘dipendenti’, con cui è stabilito per contratto un certo tipo di rapporto subordinato e di diverso ‘potere’. Molto di questo rapporto non è scritto, non è contrattualizzato nè tutelato dalla legge, ma solo dal buon senso e dalla ragionevolezza e buona educazione.


Occorre un pò di intuito psicologico, una manciata di senso pedagogico, un mestolo abbondante di pazienza, una smisurata voglia di rimettersi in gioco, un limite invalicabile alla propria dignità da salvaguardare sempre e ad ogni costo.

Non guasta anche possedere una certa capacità di collaborare, di coordinarsi e farsi coordinare, e non pensare che libertà di insegnamento voglia dire “libertà assoluta ed illimitata”. Si è sempre parte di un ‘corpo docente’, di una ‘comunità scolastica (che è altra cosa dalla compagine aziendale!!).

Infine penso sia importante capire ‘dove’ si fa scuola, cioè nel nostro sistema italiano ci sono diverse ‘location’: la scuola pubblica o privata, dell’obbligo o serale, dei bambini e adolescenti o giovani e adulti, di diversi indirizzi curriculari. Non sono tutte uguali e ognuna richiede alcune specifiche proprie di quel contesto.

Ma infine come ogni mestiere, lo si impara facendo, ascoltando, sbagliando e curiosando.

Certo alla mia alunna ho risposto. Le ho detto che ogni lavoro (onesto e legale) ha una sua dignità. E va rispettato, sempre!
Che giudicare la produttività di un lavoro non è cosa semplice da fare, tanto meno se basata su pregiudizi, superficialità e mancanza di criteri scientifici e obiettivi.
Che il valore di un mestiere non si giudica solo da ‘quanti soldi e cose’ produce, altrimenti il ‘mestiere’ dei genitori sarebbe il più assurdo, inutile, sorpassato (ma forse lo è in Italia, visto il pessimo indice di natalità???).
Che molto spesso nel lavoro si vede solo una parte, forse quella più appariscente e pubblica, ma ‘dietro le quinte’ c’è molto di più. Come l’iceberg, sta a galla perchè sotto c’è una massa molto più grande di quella visibile. Anche l’insegnante ‘sta a galla’ perchè prima e dopo la lezione fa molto più lavoro, impegno e fatica di quello che si vede in classe.

Ma questa è solo la mia esperienza!