Carmela Palumbo, direttore generale dell’USR Veneto: le sfide future della scuola

La dottoressa Carmela Palumbo è il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale del Veneto dal 2020, ma lo era stata anche dal 2004 al 2011, dopo aver svolto diversi incarichi al Provveditorato di Padova e Rovigo e di Udine, approfondendo la sua già ampia esperienza nella scuola all’ufficio degli ordinamenti scolastici e di valutazione del sistema nazionale di istruzione del MIUR a Roma dal 2011 al 2020. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono che è entrata nella scuola un pò per caso e un pò per scelta. La madre era un’insegnante e perciò fin da piccola ha respirato e vissuto la scuola in modo intenso anche se indiretto, per cui era da sempre parte della sua vita, e poi dopo aver compiuto gli studi universitari in Giurisprudenza, ha voluto entrare nella scuola dalla prospettiva amministrativa e legislativa. Così ha vinto il concorso amministrativo della scuola ed ha iniziato a lavorare nell’allora Provveditorato agli studi del Padova e di Rovigo, ricomprendo diversi incaricih fino a diventare direttrice dell’USR del Veneto nel 2004.

Il suo amore per la scuola, non è perciò vissuto con la prospettiva dell’insegnante, ma di colei che cerca di governare, gestire, amministrare tutta la ‘macchina ‘ scolastica dalla prospettiva amministrativa. Ama parlare della parte artigianale della scuola rappresentata dagli insegnanti, che sono la parte più consistente, visibile e importante in quanto ognuno lavora, agisce e confeziona per la scuola in modo personale entro i limiti costituzionali il “suo” modo di insegnare.

E’ consapevole che i cambiamenti nella scuola sono lenti, non è facile nè semplice smuovere un sistema che di fatto è il datore di lavoro più grande dell’Italia, occupando oltre 3 milioni di lavoratori. Portare innovazione e modificare strutture e tradizioni didattiche occorre pazienza, sia per iniziare sia per vederne gli effetti. Oggiogiorno la scuola deve sicuramente affrontare la sfida della digitalizzazione e della tecnologia. Dopo l’esperienza della DAD e della DDI non è più possibile tornare indietro, perciò occorre prepararsi sempre più ad integrare la metodologia classica con quella digitale, non in contrapposizione ma in collaborazione, con integrazione. E’ vero che non è facile, soprattutto perchè la maggioranza dei docenti si è formata in tempi passati e la stessa impostazione universitaria non è così innovativa e tecnologica.

La direttrice sottolinea anche come la scuola italiana è molto preparata ad offrire i contenuti delle diverse discipline ma deve molto crescere sulla loro messa in pratica, su quelle che oggi sono chiamate le competenze trasversali. Non solo sapere e conoscere, serve molto di più rendere gli studenti competenti e valutarli per quello che sanno fare in azione. La scuola di oggi deve formare persone competenti, cioè in grado di risolvere i problemi attraverso il sapere. Forse la scuola italiana è ancora troppo sbilanciata sul sapere e poco sulle competenze, a differenza di altre scuole dell’Europa, dove appunto si offrono meno contenuti di saperi ma si mette gli studenti maggiormente in grado di affrontare le sfide e gli obiettivi.

Un altro aspetto importante sottolineato dalla dottoressa Palumbo è la necessità di rafforzare la comunità professionale dei docenti e di tutto il personale scolastico, per questo è essenziale la formazione continua e all’avanguardia. Occorre guardare in avanti e cercare di introdurre nella scuola innovazione che sia condivisa, per non creare scuole differenti e alimentare la diseguaglianza scolastica.

Il Veneto, in questo senso, oltre ad esprimere i livelli tra i più alti nelle valutazioni Invalsi è una regione, dice orgogliosamente la Direttrice, che ha un’offerta formativa delle scuole equa in tutto il territorio, per cui non c’è grossa differenza tra il frequentare una scuola in una città capoluogo piuttosto che in un piccolo paese, in una zona industrializzata piuttosto che in area montana. La scuola in Veneto offre a tutti gli studenti le medesime opportunità di formazione e istruzione. E questo è davvero un bel risultato.

Il “futuro della nostra scuola, conclude la dottoressa Palumbo, è segnato inoltre dagli obiettivi europei del 2030, anche se sulla dispersione scolastica noi siamo già arrivati al target del 9% e lavoreremo per abbassarlo e puntare meglio sugli altri goals”, tra i quali la digitalizzazione e e le nuove tecnologie.

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