Silvia Pognante: insegnare con il writing and reading workshop

La prof.ssa Silvia Pognante durante la chiacchierata su zoom

La prof.ssa Pognante insegna lettere all’IC Origo di Montepulciano in provincia di Siena. Con il dottorato in storia dell’arte ha iniziato la sua esperienza lavorativa come ricercatrice alla Normale di Pisa, poi ha preferito scegliere di fare l’insegnante ed in particolare nelle scuole secondarie di primo grado in quanto in quell’età “non sono nè carne nè pesce” nel senso che vivono una stagione della vita molto importante. Ha preferito la scuola “media” per affiancarsi ai ragazzi e ragazze a trovare i loro talenti, le loro capacità e aiutarli a crescere e a scegliere durante questa delicata e fondamentale stagione della crescita.

Il suo obiettivo è quello di coinvolgere gli studenti, non di porsi davanti e di fronte a loro, ma di fianco. Ha iniziato con l’approccio didattico tradizionale, cioè frontale, ma si è accorta che l’efficacia dell’apprendimento non era sufficiente.

Così, tramite una collega, ha scoperta una metodologia innovativa nata negli Stati Uniti d’America negli anni ’70: Writing and Reading Workshop. E’ un approccio laboratoriale dove la voce dell’insegnante non è predominante, in quanto i bravi insegnanti lasciano dei vuoti, non devono riempire, ma lasciare che i vuoti siano riempiti da loro stessi e il docente è al servizio, in aiuto agli studenti perchè imparino in autonomia. Esiste anche l’associazione italiana di questo approccio.

L’approccio del Writing and Reading Workshop si può applicare ogni giorno, in ogni disciplina.

La prof.sa Silvia immagina la sua lezione come una bottega rinascimentale: racconta di quello che avveniva ad esempio nella bottega del Verrocchio. Ogni insegnante da delle mini lezioni, dà ad ognuno dei compiti e degli strumenti che poi ognuno sviluppa e realizza con le proprie capacità.

L’aspetto più importante di questo metodo è quello di curare il processo, si arriva al prodotto ovviamente!

Abbiamo anche una biblioteca di classe, per cui ognuno sceglie il libro che più preferisce e ci lavora. Così l’insegnante fa una sorta di consulente per l’alunno, muovendosi per la classe, si affianca a ciascuno e dà dei feedback molto specifici e mirati perchè lo stundente possa continuare a lavorare e raggiungere l’obiettivo. C’è anche l’apporto dei compagni, in quanto viene chiesto a tutti di condividere le proprie capacità a favore degli altri.

Altro metodo è quello definito making thinking visible, una strategia che proviene dall’università di Harvard, per cui si cerca di rendere consapevole gli studenti di cosa avviene nella mente quando impariamo.

Un ulteriore aspetto è il tema della valutazione: la prof.ssa non valuta sempre tutto in ogni momento, ma sceglie quale aspetto valutare del processo e del lavoro fatto dai ragazzi. La valutazione deve essere a doppia direzione.

Silvia Pognante vuole educare i suoi alunni a diventare lettori per la vita, non al libro.

Un’altra esperienza molto coinvolgente e partecipata è il progetto per educare i lettori alla vita non solo alla lettura. Lettore per la vita significa trovare, scoprire, esplorare la vita attraverso la lettura dei libri. E’ un’attività extra scolastica per cui l’insegnante si incontra con ex studenti e anche studenti per discutere e confrontarsi e intervistando e incontrando gli autori. La prof.ssa Pognante ha anche inaugurato un podcast fatto dai ragazzi.

Per concludere, ecco la sua idea e visione sulla scuola italiana: c’è il rischio di sentirsi e lavorare troppo da soli, di essere fagocitati dalla burocrazia che spesso toglie spazio e tempo verso i ragazzi. La burocrazia deve aiutare a migliorare i processi e le attività.

Di positivo c’è che molti insegnanti hanno voglia di stare nella scuola, che si mettono in gioco con e per i ragazzi. Si formano durante l’anno per migliorare e imparare di continuo, di aggiornarsi.

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