Elena Bosco: insegnare Lettere in Italia e tirocinio in Spagna

La prof.sa Elena Bosco, laureata in Italianistica, da soli tre anni ha iniziato ad insegnare e ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua esperienza, le sue aspettative e la sua impressione iniziale sulla scuola italiana.

In tre anni ha cambiato tre scuole e questi cambiamenti sono un bene perchè le hanno fatto vedere modi e tipi diversi di scuola ma anche in negativo per il fatto di non avere avuto continuità didattica e programmazione lunga e non poter raccogliere i frutti dell’insegnamento.

La sua formazione universitaria le ha dato molta preparazione sulla materia ma pochissima sulla didattica, sul mondo della scuola, sul sistema scolastico e le dinamiche della scuola. Purtroppo c’è molta distanza tra questi due mondi. Ma ha avuto la fortuna di vivere in scuole dove era forte e positivo il rapporto con il territorio e le famiglie, per cui c’è stata una efficace collaborazione e le è stato molto d’aiuto.

Altro aspetto molto negativo e spesso demotivante è la precarietà, cioè il non poter progettare a lungo termine, restando sempre in sospeso per il futuro e sul rapporto con gli studenti e le studentesse.

Nella sua formazione ha fatto anche una bella e ricca esperienza all’estero: una borsa di studio di tirocinio nella scuola dell’ambasciata italiana a Madrid. Una realtà particolare in quanto è una scuola privata che offre il percorso di studi dall’infanzia fino alle superiori. Qui ha trovato un grande entusiasmo ed interesse riguardo la cultura italiana all’interno di un sistema scolastico spagnolo che predilige la praticità e le materie tecniche, rispetto alle scienze umanistiche. Questa opportunità le ha dato modo di confrontare i due sistemi scolastici, riconoscendo che quello italiano, più ampio e in parte più generalista, permette però di acquisire delle competenze trasversali e di base molto meglio, le quali permettono meglio di affrontare e risolvere i problemi e gli imprevisti. La scuola spagnola, d’altro canto, offre più una formazione attraverso i laboratori.

Vincenzo Pastore, insegnante e scrittore

Vincenzo Pastore è insegnante di scuola primaria di religione cattolica, precario come tanti altri insegnanti, ma non per questo meno appassionato e motivato a coinvolgere i suoi piccoli alunni nelle sue lezioni. Qui la mia intervista completa su Insegnanti al microfono Il suo ruolo professionale è soprattutto legato alla piccola età dei suoi alunni e alunne che nella fase così delicata della crescita umana e scolastica hanno spesso bisogno di una figura adulta, quasi un padre o madre, per poter apprendere in maniera serena e positiva.

La sua esperienza di insegnante in una scuola del Sud, rivela la grande mancanza di adeguamento delle infrastrutture scolastiche. La necessità di modernizzare e adeguare all’oggi gli edifici, le aule, gli strumenti tecnologici.

Il perido di lockdown ha spinto ancora maggiormente la didattica in modo attivo e interattivo e in Vincenzo la spinta decisiva a scrivere il suo romanzo un pò autobiograico e un pò storico: “Adriatica ’98“, un racconto di un giovane pugliese che ripercorrendo una parte della statale 19, la più lunga d’Italia, rivive diverse esperienze. Un’occasione epr riflettere su tanti temi della giovinezza.