Marco Orsi e il suo movimento Senza Zaino per una Scuola Comunità

Il maestro e dirigente scolastico Marco Orsi in pensione dall’ anno passato sta dedicandosi ora a tempo pieno alla sua innovativa scelta di scuola: il movimento  Senza Zaino, che ha promosso, ideato e fondato con altri insegnanti e dirigenti. Ha raccontato a Insegnanti al Microfono la sua formazione di pedagogista e sociologo, e quando è nata l’dea di quel movimento innovativo che prende il nome di “Senza Zaino per una Scuola Comunità ”. Nel 1998 infatti elaborò e dette il via al progetto  “Giornata della Responsabilità” dove si pensava e organizzava una giornata di scuola in modo che andasse avanti senza l’intervento dell’insegnante, per cui gli alunni, dopo aver condiviso gli obiettivi e le attività, diventavano i protagonisti  lavorando in autonomia.

Riprendendo le idee di Maria Montessori, il maestro Marco ha pensato ad una scuola dove l’adulto non deve togliere gli ostacoli al bambino, non deve facilitargli troppo la strada e il cammino, ma piuttosto deve aiutarlo a superarli trovando il percorso migliore.

Non esiste apprendimento senza assunzione di rischio. Non esiste in nessun ambito di vita la situazione del rischio zero. Ovviamente l’educatore deve commisurare l’ostacolo all’età, alla capacità di chi lo deve affrontare. Da quella Giornata ha pensato, sempre insieme ad alcuni insegnanti e dirigenti, di proporre quel tipo di impostazione per tutto l’anno. Arricchendosi anche di esperienze viste all’estero, ad esempio in Scozia, Inghilterra e in Norvegia, il dirigente Marco Orsi ha elaborato con il suo gruppo una scuola centrata sulla responsabilità degli alunni.

Nel  2002 scrisse un libro criticando l’uso della fotocopiatrice per le attività didattiche  e constatando che lo zaino è anche un elemento a volte poco sano per la schiena e il fisico dei bambini, nonché un alibi per non attrezzare gli spazi scolastici. Da lì l’approccio innovativo sia nell’arredamento scolastico (no alla cattedra, no allo zaino, no banchi monoposto) che nella gestione didattica (agorà, lavoro in gruppo, personalizzazione, aree di lavoro, ecc) e nelle metodologie, improntate quest’ultime alla cooperazione e alla differenziazione dell’insegnamento.

Nel suo libro Uno zaino troppo pesante, dimostra come la piccole scuole hanno un’efficacia didattica molto maggiore in quanto  sono comunità effettive capaci di sviluppare un apprendimento efficace. Negli Stati Uniti si parla infatti delle small schools come realtà vitali dal punto di vista formativo.

Il movimento Senza Zaino pone in essere molti dei suggerimenti dellApprendimento situato e delle Comunità di pratica. Anche la strategia di accoglienza  è una modalità molto seguita dal Dirigente Orsi, così da aiutare i nuovi docenti ad inserirsi.

Il movimento propone la  pianificazione della lezione piuttosto che la programmazione. Si punta inoltre a fare in modo che i bambini abbiano tanti spazi di autonomia, così da lavorare da soli, in coppia è in gruppo. Attualmente si sta  valorizzando la strategia della gamification, cioè imparare giocando e quella che si ispira al modello dell’artigiano, considerando la  manualità ovvero la dimensione tattile, che non deve scomparire con l’avvento del digitale.

Secondo Orsi la scuola italiana dovrebbe maggiormente collaborare con gli attori e i soggetti attorno alla scuola, inserirsi nel territorio, intrecciarsi con altre iniziative e attività, promuovere in una parola la comunità educante. Insomma serve abbattere i muri per valorizzare il paesaggio dell’apprendimento.

DAD….una nuova sfida

Orami tutti sappiamo cosa significa l’acronimo DAD, Didatica a distanza, o DDI, DIdattica a distanza integrata, rispetto alla vecchia e tradizionale Didattica. LA pandemia del Covid-19 ha costretto le scuole di mezzo mondo a rivedere la ben consolidata e secolare didattica frontale, fatta di due luoghi, la cattedra e il banco, due strumenti, la lavagna e il libro o quaderno, di due persone, l’insegnante e lo studente. L’obietivo era di trasmettere delle conscenza, possibilmente nuove, allo studente che aveva il compito di assimilarle e ripeterle o al meglio rielaborarle.

Oggi la DAD ha costretto soprattutto gli insegnanti a stravolgere il proprio ruolo: come insegnare agli studenti…..attraverso uno schermo di computer. Sfida non facile perchè avvenuta in pochi giorni. neanche settimanem o mesi o anni. In pochi giorni tutti i docenti e gli studenti si sono dovuti reinventare un mestiere e dei ruoli ormai cristallizzati da anni.

La sfida dela DAD è la capacità dell’insegnante di rendere partecipi gli studenti al processo di apprendimento, attraverso strumenti che possano aiutare e facilitare la partecipazione, l’attenzione, la concentrazione, il dialogo, la riflessione e la rielaborazione. Ieri sentivo l’intervento del dott. Bianchi, professore a capo della task force del Ministero, durante la trasmissione Rai radio1…..che lamentava la poca formazione degli insegnanti su questa sfida.

Tutti hanno cercato di imparare da soli, con i consigli di qulache collega più aggiornato o esperto in informatica, o attraverso l’esplosione di corsi online. Ma non basta qualche giorno, nè qulache mese per cambiare un modello educativo-formativo di apprendimento radicato quasida secoli. Neanche per gli studenti è stato facile adattarsi e reinventarsi il loro nuovo ruolo.

Tutti hanno dovuto cambiare, persino i genitori. Stando a casa hanno potuto vedere con i loro occhi l’approccio alla scuola dei propri figli, come i professori gestiscono la lezione, come la classe si comporta dietro lo schermo. Alcuni hanno capito parecchie cose dei figli e del mondo della scuola, altri hanno preferito non vedere e non capire, altri hanno continuato come prima.

Allora la DAD si può riassumere in poche parole:

-saper coinvolgere, non solo con strumetni tecnici ed informatici, tutti gli alunni, non solo alcuni,

-trasmettere i contenuti in modo diverso ma altrettatno profondo, integrale, coerente

-non ripetere lo steso modello di insegnamento

-rivedere il patto educativo-formativo scuola-famiglia.

Mi ha colpito proprio ieri un twit provocatorio di Vittorio Feltri che paragonava la DAD ad un rapporto sessuale a distanza: manca in entrambi la presenza fisica, il medesimo ambiente, l’interazione di tutti i sensi, la soddisfazione completa ed integrale della relazione, la complicità reciproca, il rispetto di ognuno per ognuno.

Accettiamo la provocazione per continuare a riflettere soprattutto su come questa pandemia ha cambiato e chiede a tutti di modificare la vita scolastica e il metodo di apprendimento.