DAD….una nuova sfida

Orami tutti sappiamo cosa significa l’acronimo DAD, Didatica a distanza, o DDI, DIdattica a distanza integrata, rispetto alla vecchia e tradizionale Didattica. LA pandemia del Covid-19 ha costretto le scuole di mezzo mondo a rivedere la ben consolidata e secolare didattica frontale, fatta di due luoghi, la cattedra e il banco, due strumenti, la lavagna e il libro o quaderno, di due persone, l’insegnante e lo studente. L’obietivo era di trasmettere delle conscenza, possibilmente nuove, allo studente che aveva il compito di assimilarle e ripeterle o al meglio rielaborarle.

Oggi la DAD ha costretto soprattutto gli insegnanti a stravolgere il proprio ruolo: come insegnare agli studenti…..attraverso uno schermo di computer. Sfida non facile perchè avvenuta in pochi giorni. neanche settimanem o mesi o anni. In pochi giorni tutti i docenti e gli studenti si sono dovuti reinventare un mestiere e dei ruoli ormai cristallizzati da anni.

La sfida dela DAD è la capacità dell’insegnante di rendere partecipi gli studenti al processo di apprendimento, attraverso strumenti che possano aiutare e facilitare la partecipazione, l’attenzione, la concentrazione, il dialogo, la riflessione e la rielaborazione. Ieri sentivo l’intervento del dott. Bianchi, professore a capo della task force del Ministero, durante la trasmissione Rai radio1…..che lamentava la poca formazione degli insegnanti su questa sfida.

Tutti hanno cercato di imparare da soli, con i consigli di qulache collega più aggiornato o esperto in informatica, o attraverso l’esplosione di corsi online. Ma non basta qualche giorno, nè qulache mese per cambiare un modello educativo-formativo di apprendimento radicato quasida secoli. Neanche per gli studenti è stato facile adattarsi e reinventarsi il loro nuovo ruolo.

Tutti hanno dovuto cambiare, persino i genitori. Stando a casa hanno potuto vedere con i loro occhi l’approccio alla scuola dei propri figli, come i professori gestiscono la lezione, come la classe si comporta dietro lo schermo. Alcuni hanno capito parecchie cose dei figli e del mondo della scuola, altri hanno preferito non vedere e non capire, altri hanno continuato come prima.

Allora la DAD si può riassumere in poche parole:

-saper coinvolgere, non solo con strumetni tecnici ed informatici, tutti gli alunni, non solo alcuni,

-trasmettere i contenuti in modo diverso ma altrettatno profondo, integrale, coerente

-non ripetere lo steso modello di insegnamento

-rivedere il patto educativo-formativo scuola-famiglia.

Mi ha colpito proprio ieri un twit provocatorio di Vittorio Feltri che paragonava la DAD ad un rapporto sessuale a distanza: manca in entrambi la presenza fisica, il medesimo ambiente, l’interazione di tutti i sensi, la soddisfazione completa ed integrale della relazione, la complicità reciproca, il rispetto di ognuno per ognuno.

Accettiamo la provocazione per continuare a riflettere soprattutto su come questa pandemia ha cambiato e chiede a tutti di modificare la vita scolastica e il metodo di apprendimento.

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