Valeria Burdi: insegnare inglese con SCRUM e ripensare la scuola

La prof.ssa Valeria Burdi è insegnante di ruolo di Lingua e letteratura inglese presso l’I.C “A. Manuzio” di Latina scalo. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono come la sua scelta sia la 4° generazione di insegnanti in famiglia, già suo bisnonno era insegnante, così come il nonno e poi entrambi i genitori. Ha ‘respirato’ l’ambiente e gli argomenti della scuola fin da piccolissima, quando passava tanti pomeriggi nel cortile della scuola della mamma mentre si svolgevano i consigli di classe. Lei dice di essere crescita a “pane e registro”. Ha avuto la fortuna di avere realmente lo “zio d’America” in quanto il fratello del papà viveva negli Stati Uniti, così ha frequentato e anche studiato oltre Oceano. Lei è il classico esempio di bilinguismo tardivo, in quanto ha vissuto nel contesto di lingua straniera per tanti momenti della sua crescita.

Ha introdotto nella sua didattica l’approccio dello SCRUM, un framework che nasce per il processo di sviluppo del software nell’ambito industriale, aziendale per gestire, organizzare il lavoro di team, ottimale per stimolare l’interesse alla materia, per facilitare l’apprendimento e per rafforzare le competenze trasversali. Valeria sembra essere stata la prima ad averlo utilizzato nella scuola, ma i risultati sono molto soddisfacenti.

La sua esperienza statunitense è stata molto positiva, ha trovato questo sistema fortemente sperimentale, molto concreto e soprattutto assai ‘libero’ nel senso che c’è poca imposizione dall’alto o dal centro, ma viene data ampia fiducia e possibilità ai singoli docenti e singole scuole.

Questa soddisfazione in classe, però, non le è bastata. Ci ha raccontato come in questi mesi sta organizzando il suo ‘abbandono’ della scuola, pur con il ‘famoso’ posto fisso e garantito, per iniziare un’avventura nel mondo profit del privato. Ha vissuto la scuola con passione, professionalità e impegno ma nello stesso tempo come un trampolino di lancio.

In effetti le riflessioni di Valeria sono di tantissimi insegnanti: nella scuola c’è poco merito, poca valorizzazione, poca flessibilità e progressività economica, poco riconoscimento sociale. Tanto lavoro ‘sommerso’ e poco valorizzato, la scuola non riconosce, non ripaga in proporzione all’impegno e agli sforzi che si fanno. Si rischia di mescolare troppo spesso la didattica con altre problematiche, legate alle persone, agli studenti che ‘scaricano’ in classe i loro problemi e disagi.

In ogni caso, la scuola ha il grande valore di porti accanto ad un mondo umano ricchissimo e delicato. Nello stesso tempo non ti da incentivi, non ti riconosce il lavoro svolto, si rischia di essere tutti uguali e trattati allo stesso modo, indipendentemente da quello che si fa e dal modo che si fa.

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