Maria Rosaria Grasso: scuola Ashoka, etwinning e innovazione d’avanguardia

La prof.ssa Maria Rosaria Grasso, insegnante di lettere presso l’IC s. Giorgio di Mantova, ha spiegato ad Insegnanti al microfono, la sua esperienza all’interno di una scuola che fa parte della rete delle scuole Ashoka, la rete delle scuole changemaker, sviluppa la creatività, l’empatia e l’emotività, l’imprenditorialità. Ci sono aule feng shui, progetti europei, scambi internazionali, ma anche un utilizzo della tecnologia e degli spazi funzionale ad una didattica più efficace. In psrticolare “il Feng Shui significa letteralmente “Vento e Acqua”. Nell’immaginario simbolico cinese sono questi i due elementi fondamentali che veicolano l’energia sulla terra; l’Acqua rappresenta la quiete e il riposo, mentre il vento è associato all’energia e al movimento. un luogo dove i ragazzi crescono apprendendo deve essere energeticamente stimolante. L’uso del colore secondo la teoria dei 5 elementi, acqua, legno, fuoco, terra e metallo, il rispetto, nell’uso del colore, delle direzioni magnetiche ed anche il posizionamento dello stesso secondo il modello dei quattro animali hanno migliorato la qualità energetica dell’aula, dando ad essa un aspetto più caldo ed accogliente. un luogo innovativo dove vengono sperimentati percorsi di apprendimento con l’utilizzo di tablet, computer, schermo interattivo e ambiente virtuale di apprendimento.
Non solo il registro elettronico, ormai da anni attivo a scuola, che consente di comunicare in tempo reale con le famiglie, non solo le lavagne interattive in ogni aula, non solo computer e tablet. Anche i banchi sono stati ridisegnati e rimodellati per consentire una didattica modulare basata sul cooperative learning.
Ci sono i libri digitali su tablet per ridurre il peso degli zaini, eliminando così la preoccupazione che la postura della colonna vertebrale venga alterata dal peso eccessivo. Le tecnologie in classe richiedono soprattutto un nuovo modo di fare scuola, la lezione frontale lascia spazio a metodologie più consone per un maggior coinvolgimento attivo degli alunni.“.

La sua scuola è stata tra le prime ad essere stata scelta, in quanto il meccanismo è una sorta di selezione su ‘nomination’ tra le scuole, che segnalano quelle più innovative e d’avanguardia, per cui viene riconosciuta la scuola con maggiori segnalazioni. Vuole essere quindi un processo di selezione di merito. La rete offre una grande opportunità di informazioni, scambi e confronti.

La stessa ricchezza di esperienze la vive ancora oggi attraverso la piattaforma etwinning. Una possibilità di conoscere e confrontarsi con altre scuole europee. Ha da poco concluso un progetto con una scuola greca, che ha permesso sia ai docenti che agli studenti di incontrarsi portando ognuno la ricchezza della propria diversità e peculiarità.

La scelta di partecipare ai percorsi sia di formazione che di gemellaggio su etwinning è sempre ben accolta da studenti, famiglie e anche dal corpo docente.

La scuola italiana ha negli insegnanti la sua più grande risorsa, tanti docenti che anche in silenzio e senza troppo guardare al tempo, si impegnano per una scuola che sia davvero educativa e stimolante.

La burocrazie, purtroppo, è la parte più faticosa e pesante. A volte toglie troppo tempo alla parte didattica e pedagogica.

Alessandra Ortolano: scuola senza zaino, Erasmus ed etwinning al liceo “I. Gonzaga” di Chieti

La prof.ssa Alessandra Ortolano è insegnante di filosofia e scienze umane al liceo “Isabella Gonzaga” di Chieti, dopo aver fatto per tanti anni l’esperienza di insegnamento nella scuola primaria, sempre a Chieti. Ha raccontato ad Insegnanti al microfono della sua esperienza di scuola senza zaino alla primaria dove gli spazi aperti, l’autonomia degli alunni, le occasioni libere di confronto, riflessione e manualità sono poste al centro della vita scolastica, sull’esempio del metodo Montessori.. Nulla è lasciato al caso in questa scuola: dall’arredamento al tempo, alla materialità. Tutto è condiviso.

Altra sua importante esperienza riguarda lo scambio e incontro sulla piattaforma etwinning, diventando ambasciatrice e formatrice. Fin dalla scuola primaria ha sperimentato questa opportunità di lavorare e collaborare con scuole straniere, mettendo in gioco diverse competenze. In particolare il progetto realizzato sulle fiabe e quello sul cibo, durante l’anno dell’Expo. Nella scuola superiore il progetto ‘International Peer riguarda il patrimonio culturale.

Lavorare su etwinning significa aiutare gli studenti e studentesse ad aumentare le competenze trasversali, quali l’autonomia, la collaborazione, la comunicazione, l’imparare ad imparare, il problme solving, la gestione del tempo e lavorare per obiettivi.

La dimensione internazionale è stata portata avanti anche attraverso un progetto Erasmus plus per le scuole, cioè anche con la possibilità dello scambio, sul tema della motivazione allo studio, di una sorta di lotta alla dispersione scolastica. Il capofila è una scuola di Istanbul, Turchia, e causa pandemia purtroppo non si è riusciti a completare totalmente il progetto. Gli alunni coinvolti direttamente provenivano da diverse classi, che avessero deboli e fragili motivazioni all’impegno scolastico.

La progettazione internazionale diventa un’ottima occasione per lavorare a livello interdisciplinare e collaborativo, sia come classe di studenti che come scuola.

La scuola italiana ha la grande risorsa degli insegnanti, che con passione e versatilitià lavorano bene nonostante il peso della burocrazia e della rigidità del sistema scolastico.