Daniela Marzano: didattica con il cinema, membro dell’equipe formativa territoriale del MIUR per il PNSD

La docente Daniela Marzano insegna all’IC Malaspina di Massa e da due anni è tra i 120 esperti selezionati dal MIUR a livello nazionale per portare avanti il Piano Nazionale Scuola Digitale. Il PNSD è molto ampio e variegato, per aiutare gli insegnanti a superare una certa “diffidenza” verso la tecnologia. Molta attenzione e formazione è stata fatta da anni su alcune tematiche, quali i BES, o DSA o CLIL o altre metodi didattici. Questo PNSD vuole essere uno strumento per offrire metodologie innovative digitali, acquistando un approccio positivo ed entusiasta verso il digitale.

In questo contesto di DAD dispiace che gli insegnanti non abbiano utilizzato appieno le occasioni di formazione e crescita, del tutto gratuita in quanto offerta dal MIUR. Oggi il rischio con la DAD è semplicemente di trasferire online quello che era il metodo e approccio di prima, anche se ha costretto tanti docenti a fare i conti con la tecnologia.

La sua esperienza multidisciplinare ha trovato nel cinema una passione e un metodo che poi ha applicato anche in classe. Utilizza i video, il doppiaggio, il montaggio, i cortometraggi, la musica per poter coinvolgere con gioia ed efficienza i suoi studenti. E’ convinta che il linguaggio e la comunicazione cinematografica siano uno strumento formidabile per la didattica attiva e partecipativa, che stimola l’autonomia e la creatività.

Oggi occorre una media education: con i media, ai media e per i media. Tanto da parlare oggi di media literacy

Altro aspetto importante con il digitale e la DAD è il tema della valutazione. Va esclusa la valutazione sommativa, perchè non è possibile attuarla. Bisogna fare una valutazione formativa, che è un percorso, una serie di passaggi, di feedback, di momenti che nel tempo danno segnali di un processo formativo che sta migliorando e crescendo.

Guardando la scuola italiana la docente riconosce la grande passione educativa e la professionalità dei docenti. Non nel senso della vocazione all’insegnamento, ma della professionalità nel senso di ogni lavoro.

Dal punto di vista negativo, la scuola italiana dovrebbe migliorare il contratto lavorativo, che è ferma ad un contesto orami passato e cambiato.

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