Cristina Corbetta: insegnare Italiano in una scuola di lingua tedesca

La scuola in Alto Adige è costituita da tre diversi sistemi scolastici, uno per ogni gruppo linguistico presente nella Provincia di Bolzano, tedesco, italiano e ladino, e la professoressa Cristina Corbetta, laureata in lingua tedesca e con esperienza lavorativa in Germania, insegna lingua e cultura Italiana L2 presso l’Istituto Tecnico economico di Bressanone “Julius e Gilbert Durst” , in una scuola dove ufficialmente si parla tedesco, ma la lingua usata da studenti e docenti è il dialetto sudtirolese. Cristina ha raccontato ad Insegnanti al microfono la sua particolare esperienza didattica e di vita a Bressanone.

Nella sua scuola, come in tutte le altre in questa provincia, ci sono diciamo almeno quattro tipi di studenti a seconda del contesto linguistico di provenienza: alunni e alunne che hanno come lingua madre il tedesco/sudtirolese, altri l’italiano o altri il ladino, e infine i bilingui. Ci sono poi alunni e alunne con background migratorio che oltre al tedesco e all’italiano, parlano altre lingue.  

A volte la fatica è quella di avere ragazzi e ragazze che, pur studiando  la seconda lingua da otto anni, arrivano in prima superiore con una conoscenza della lingua italiana, in questo caso, molto limitata,  soprattutto se provengono dai paesi delle vallate più isolate.

Nel tempo purtroppo il livello di conoscenza e competenza della seconda lingua, italiano o tedesco, si è abbassato. L’inglese interessa molto di più e quindi viene studiato e imparato con più entusiasmo.

La prof. Corbetta ha ideato le Olimpiadi d’Italiano L2, adattando il format delle Olimpiadi di Italiano alla realtà e alle competenze linguistiche e culturali degli studenti che frequentano le scuole in lingua tedesca e ladina. La squadra vincitrice partecipa di diritto alle Olimpiadi di Italiano nazionali.

Adesso è Digi coach per le scuola della provincia e quindi ha l’opportunità di conoscere altre scuole e  di collaborare con loro per innovare la didattica.

Inoltre porta avanti progetti di ‘scuola aperta’, ‘mischiando’, secondo alcuni criteri, più classi e offrendo agli alunni e alle alunne modalità e contenuti più motivanti e differenziati. In questo modo ogni alunno e alunna può relazionarsi con insegnanti diversi e trovare con qualcuno di loro anche una maggiore sintonia.

Altri progetti creati di recente in collaborazione con alcune colleghe riguardano attività con giochi da tavolo, così da coinvolgerli meglio e più efficacemente. Il progetto è stato svolto dalle classi dell’indirizzo turistico, formato da mappe, carte, e tanti altri strumenti da utilizzare per scoprire il territorio.

La sua visione della scuola italiana è positiva, anche se una critica la farebbe all’eccessivo nozionismo ancora poco collegato a lavori di progettualità, come ad esempio al lavoro per obiettivi, che potrebbero contribuire all’apprendimento e allo sviluppo delle competenze utili anche nel mondo del lavoro.

Natalia Olivieri: insegnare lingue straniere in un IPSAR con il modulo delle 5E

Ho conosciuto la prof.sa Natalia Olivieri sulla rete di Linkedin e l’ho ascoltata nel mio podcast Insegnanti al microfono per capire meglio la sua passione per l’insegnamento e per le metodologie più adatte.

Insegna lingue straniere all’Istituto professionale alberghiero “Amerigo Vespucci” di Milano, un’istituzione storica che è un punto di riferimento per la cucina e l’arte culinaria.

Nata e cresciuta per alcuni anni in Argentina, si è poi trasferita in Italia dove ha studiato e ha portato la sua esperienza personale nel metodo di didattica dell’italiano per stranieri. Precaria da anni, vive ogni anno la nomina ad una nuova scuola con entusiasmo e trepidazione. La relazione con gli studenti è quello che la emoziona più di tutto. Il tempo della pandemia e quindi la DAD lpha stimolata a ricercare nuove strategie per i suoi alunni che provenienti da altri Paesi hanno bisogno di vivere l’apprendimento dell’italiano con divertimento.

Per la prof.sa Natalia ogni lezione deve essere un divertimento e una relazione. Infatti lei sceglie di impiegare il tempo iniziale per far parlare, raccontare gli alunni e alunne per poter entrare meglio in relazione con loro, per entrare nel loro mondo e cercare di capire il loro linguaggio.

Si è cosi inventate le tecniche più diverse e divertenti, come i quiz, gli indovinelli in dialetto o italiano traslitterati in lingua tedesca o inglese, così come le barzellette. Non è stato un compito facile ma è stato un percorso utilissimo. Soprattutto gli indovinelli hanno avuto un grande successo.

Ha intrapreso anche un metodo di autovalutazione, attraverso i moduli Google, per superare l’ansia del voto, molto forte negli studenti italiani.

In particolare ha adottato la metodologia delle 5E, che nasce dalla prospettiva strutturalista e consiste in un processo ciclico, non lineare e progressivo: Engagement, Explration, Elaboration, Explanation, Evaluation.

Un metodo che trova un forte sostegno, pianificazione e sviluppo attraverso i documenti di hyperdocs.

Un’ultima strategia introdotta è stata quella dei sondaggi, che ha permesso di coinvolgerli ancora di più e meglio.

Secondo Natalia la scuola può e deve essere migliorata e cambiata dall’interno, attraverso la collaborazione la rete di chi ci lavora. E nel benessere della scuola il Dirigente Scolastico ha un ruolo decisivo, dovrebbe essere capace di dialogare, di ascoltare.

Tutte le sue idee sono state, finora, raccolte nel libro Idee per la scuola, Simone edizioni