Verso la riapertura delle scuole, lettera del pedagogista Novara agli insegnanti: “Ecco i tre bisogni profondi”

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Il pedagogista indirizza una riflessione a tutti i docenti, spiegando perché sia “così importante sintonizzarsi con i bisogni profondi degli alunni e non farsi sopraffare dai divieti. Chiedo a ogni insegnante di avere questo sguardo benevolo, uno sguardo non di compassione ma di attenzione”

ROMA – Regole e sicurezza sì, ma al centro ci siano i bisogni profondi, primo fra tutti quello di relazione: è questo, in sintesi, il messaggio che Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Cpp (Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti) indirizza a tutti gli insegnanti, nei giorni in cui le scuole (non tutte: in alcune regioni e per tutte le superiori ci sarà ancora da aspettare) stanno per riaprire. La sua riflessione prende spunto da una delle tante lettere ricevute in questi mesi da docenti: “Insegno alla Scuola dell’Infanzia. Volevo condividere con lei una preoccupazione grande e una tristezza infinita. Ieri ho sentito una collega, responsabile della sicurezza alla scuola dell’Infanzia, dire in meet: ‘Quest’anno è necessario mettere al primo posto la sicurezza e al secondo posto i bisogni dei bambini…’ (testuale). Senza parole. Naturalmente sono intervenuta leggendo le Linee guida ministeriali che invece sono chiare in merito. Le scrivo mentre sono a casa in quarantena perché abbiamo avuto un caso di positività a scuola. Come possiamo agire di fronte a questa emergenza educativa?”, domanda l’insegnante.

Novara risponde ricordando innanzitutto che “le scuole hanno una responsabilità particolare. È nella comunità scolastica che si creano le condizioni per una vera ripresa dove le nuove generazioni costruiscono le basi per assumere le loro responsabilità. Se questo non dovesse avvenire – riflette il pedagogista – saremmo davvero tutti in pericolo”.

La realtà però è preoccupante: “I bambini subiscono la chiusura in casa, la sospensione delle attività sociali, dello sport, delle attività ricreative, dell’isolamento con molta rabbia, tensione, con un dolore interno che non possono esprimere ma che noi tecnici conosciamo bene, oltre ad essere stato ampiamente registrato da varie ricerche – riferisce Novara – Non parliamo poi degli adolescenti, obbligati a restare nel nido materno senza la possibilità di vivere questa importantissima fase della vita che li porterebbe a separarsi dai genitori. Invece non possono allontanarsi dal controllo e dalla protezione genitoriale”.

Siamo di fronte, per Novara, a un “vivere contro natura”, che ha pesanti conseguenze, per i giovani ben più che per gli adulti: “Si bloccano delle fasi di crescita importantissime, si interrompono dei processi di sviluppo, di apprendimento, di acquisizione di competenze e di sicurezza in se stessi e nel mondo”.

E’ per questo che “occorre uno sguardo benevolo verso questi alunni, verso questi bambini e ragazzi costretti in una situazione davvero problematica e incerta per la loro vita futura”. Novara chiede dunque “a ogni insegnante di avere questo sguardo benevolo, uno sguardo non di compassione ma di attenzione ai loro bisogni profondi pur nel rispetto delle tante severe e rigide regole anti Covid”.

I tre bisogni profondi

Tra i tanti bisogni che i ragazzi hanno in questo momento, ce ne sono tre, in particolare, su cui Novara richiama l’attenzione degli insegnanti: “Anzitutto il bisogno di relazione. Non si può andare a scuola restando confinati in un banco – afferma Novara – rigidamente seduti su una sedia o senza alcun contatto né verbale né comunicativo con i propri compagni. Non c’è scuola se non si può lavorare assieme, è un eccesso discriminatorio pensare che la sicurezza debba basarsi sul tenere gli alunni non solo alla distanza giusta ma addirittura nell’isolamento sistematico, che per i bambini delle elementari con tempo pieno vorrebbe dire otto ore. Già la necessità, stabilita successivamente alla riapertura scolastica, delle mascherine alla Primaria appare una norma eccessiva – commenta ancora il pedagogista – Non aggraviamola ulteriormente con procedure di isolamento che mortificano e deprimono la motivazione degli alunni”.

Il secondo bisogno profondo è quello di “seguire i propri tempi. L’apprendimento mai come ora necessita di tempi adeguati, non di corse a rincorrere fantasmatici contenuti e obiettivi – suggerisce Novata – Meglio uscire tutti vivi e vegeti sul piano mentale e psicologico, piuttosto che compromessi ma con il programma finito”.

Il terzo bisogno è quello di “autonomia, di fare da soli, di vivere la scuola come un’esperienza unica, personale, oggi fortissimamente minacciata da un’iperpresenza genitoriale, sull’onda lunga del lockdown primaverile, dove tutte le famiglie furono trasformate in doposcuola permanenti. A scuola vanno gli alunni non i genitori – aggiunge Novara – Questo paletto va mantenuto come imprescindibile, pena il crearsi di una forte confusione nella responsabilità personale, nella percezione delle capacità stessa degli alunni rispetto ai compiti e agli impegni scolastici”.

Infine, agli insegnanti va l’augurio di sentirsi orgogliosi e all’altezza del proprio fondamentale compito: “Auguro a voi insegnanti di riprendere la scuola con questa consapevolezza, con l’orgoglio di chi, pur tra le enormi difficoltà, sa di rappresentare davvero il futuro del Paese”.

Un anno da non dimenticare

Ripensando al 2020

Abbiamo appena lasciato alle spalle il 2020 e tutti siamo già orientati e proiettati a quello nuovo. Il futuro che abbiamo davanti non può non tener conto, e non derivare dalla storia vissuta, sia personale che in questo 2020 mondiale, essendo stati tutti colpiti più o meno direttamente dalla pandemia del COVID-19. Un drammatico evento che ha segnato la vita di tutta l’umanità, mai come prima se non dalla tragedia delle II Guerra Mondiale. Il virus, si dice, non ha guardato in faccia a nessuno, né la condizione sociale, economica, sanitaria, mentale o familiare. Ha colpito indistintamente. Gli scienziati hanno lavorato intensamente per poter trovare un vaccino a protezione degli uomini. Un’aspettativa verso la scienza mai così forte né sentita da tutti. Eppure ci sono ancora oggi i cosiddetti negazionisti del virus, o i complottisti, che pensano sia stata una macchinazione di qualche elite di persone.
E la scuola? Come ha vissuto la nostra scuola italiana questa sfida? Non è stato facile per nessuno gestire e capire la cosa giusta da fare.
La scuola italiana, nel suo impianto centralista e in parte autonomista, ha cercato di trovare le strade più corrette, ma non sempre ci è riuscita. Ci si è spesso dibattuti tra le direttive ministeriali e quelle locali dell’autonomia, spesso scaricando la responsabilità delle scelte più impopolari ai livelli istituzionali superiori e prendendosi i meriti in quelle scelte più facili. La scuola primaria è riuscita in questa seconda parte del 2020 ad affrontare con misure precise e spesso pesanti, a riuscire ad offrire ai bambini almeno la possibilità di andare a scuola, di stare in classe con i compagni, pur con tutte le misure di sicurezza. Ma almeno hanno vissuto la scuola.
Le scuola superiori, invece, sono state più penalizzate. Hanno fatto tanta didattica a distanza. Una vera sofferenza per i docenti e per gli studenti. Per entrambi è stata una notevole fatica senza avere i proporzionati risultati e soddisfazioni. Tante ore davanti allo schermo del computer per raccogliere colo in parte il piacere della conoscenza e della cultura. Ma anche qui è stata fatta la scelta del male minore.
Adesso ripartiamo a primi di Gennaio, dopo la pausa delle vacanze natalizie. Ci sono ottime speranze alla luce del vaccino che è stato scoperto. L’aspettativa che si possa ritornare entro l’autunno ad avere una vita normale. Ce lo auguriamo tutti! Buon 2021