La didattica attiva di Sara Antiglio

Ho incontrato la prof.ssa Antiglio in occasione delle mie interviste su Insegnanti al microfono. E’ laureata in pedagogia e ha iniziato fin dalla sua frequenza alla scuola superiore delle magistrali ad appassionarsi alla scuola. Non avrebbe potutto fare scelta migliore. !! 10 anni nella scuola primaria e poi due decenni in quella secondaria di primo grado. Ha sempre cercato il modo migliore per coinvolgere i suoi alunni, perchè così avrebbe potuto trasmettere meglio il suo sapere. Ma soprattutto la riforma che ha chiesto la didattica per competenze, le ha dato l’opportunità di “lanciarsi”, insieme ad un suo collega di matematica, in una avventura di sperimentazione, innovazione didattica molto importante, utile, e divertente per lei e i suoi fortunati alunni.

La didattica per competenze è una prospettiva recente (relativamente) e che spinge gli insegnanti a lavorare in classe e con gli studenti in manierea del tutto nuova. Per questo non è così diffusa. Pur essendo ‘obbligatoria’ non è facile per chi ha lavoato decenni con l’impostazione classica della lezione frontale e le valutazioni delle conoscenze, modificare il prorpio approccio e metodo. Eppure è il futuro!!

Sara ha intuito da oltre due decenni le opportunità didattiche e pedagogiche di questa metodologia e l0ha portata da sempre tra i suoi alunni.

Attività di cooperative learning, flipped classroom, gli Episodi di Apprendimento Situato, la tecnica del jigsaw e tanto altro.

Riformare le facoltà umanistiche: una proposta americana

Ho trovato interessante l’articolo de Linkiesta che traduce una proposta di riforma del curriculum universitario statunitense, a causa della crisi delle iscrizioni alle lauree umanistiche.

L’idea originale è apparsa sul The chronicle, dove si dice che negli ultimi dieci anni le iscrizioni alle facioltà umanistiche sono drammaticamente scese. Il motivo principale è lo scarso appeal di queste discipline e la difficoltà per chi le studia di vedersi proiettato in un futuro dove questi saperi saranno applicati, se applicati, solo all’interno del mondo della scuola.

La proposta è di ‘spacchettare’ i curricula umanistici in tanti argomenti, topics, attorno ai quali le diverse discipline lavorano per rendere gli studenti capaci di comprendere le connessioni e risolvere i problemi di oggi. L’autore americano dice che “se non vogliamo che i nostri studenti imparino che la vita è fatta di discipline, non dovremmo organizzare i curricula in discipline. Se vogliamo che gli studenti vedano le connessioni storiche della vita contemporanea, non dobbiamo organizzare la letteratura moderna in scompartimenti che non fanno altro che riprodurre continuamente lo stesso schema tipico e uniforme. Se vogliamo che gli studenti abbiano un approccio umanistico all’attualità non dobbiamo ‘inserire’ gli argomenti di attualità dentro i programmi curriculari, ma dovremmo educare all’apertura mentale che le ragioni umanistiche possono darci un grande aiuto a comprendere i problemi sociali, di giustizia, ecc, quindi inserire i programmi dentro o attorno ai temi attuali.”

Mi sembra di sentire un approccio simile a quello definito delle “competenze”, dove non si vuole che gli studenti imparino solo dei saperi, delle nozioni, ma sappiano “muoversi di fronte ai problemi o alle situazioni che incontrano con competenza, abilità e conoscenza”. Noi in Europa ci siamo arrivati, almeno nelle scuole di primo e secondo grado, pur con velocità e traguardi differenti siamo sulla strada giusta. Lavorare a scuola con la “didattica per competenze” non è così scontato nè facile nè immediato. Non si improvvisa. Occorre preparazione e tempo. Ma intanto in Italia ci stiamo muovendo.